Up & Down #445. E che nessuno si offenda.

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Non teme i fiori e i fiorelli la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* E ci risiamo coi biopic posticci fatti con lo stampino. Ora tocca purtroppo a Jeff Buckley venir “profanato”. Con l’approvazione della famiglia arriverà infatti “Everybody Here Wants You” che avrà come protagonista tale Reeve Carney. La regia sarà di Orian Williams, al debutto, già stimato e noto produttore (anche dello sciagurato “Control”). La madre di Buckley Mary Guibert ha dichiarato: “This will be the only official dramatization of Jeff’s story which I can promise his fans will be true to him and to his legacy. Thankfully, my determination to assemble all the right participants, no matter how long it took, is about to culminate in the best way possible”. Se vabbè. 

* Sanremo. Avevamo promesso di non parlare della kermesse. Invece ci torniamo velocemente e lo facciamo senza ironia. Uno dei peggiori festival di sempre, perchè il livello è ormai ridotto ad un Amici degli Amici degli Amici di Maria. L’apertura (scaltra) ai fenomeni che vanno per la maggiore (!) in Italia ha portato un tracollo di credibilità e qualità. Mezze seghe senza quasi nessuna esperienza live, nate tra le quattro mura di una cameretta davanti alla rete del tubo, tra autotune e ambizione del like, cantautorelli pseudo impegnati e (t)rapper pseudo vissuti che dovrebbero vivere nell’anonimato perchè è giusto così. Una vergogna di non professionalità e approssimazione. Esteticamente ripugnanti, musicalmente dannosi. E poi quell’irrefrenabile smania tutta italiana: dover sempre e per forza tirar fuori il lato ironico, dissacratorio (!), comico, semi-demenziale da discount, che più conformista non c’è. Ecco allora spuntare a cazzo di cane pattinatrici, scatoloni e maghi, parrucche, balere del liscio, trecce siamesi, maschere, gag, nani, trapezisti, barbe finte, avanspettacolo di quart’ordine che neanche ai tempi della guerra. Il tutto condito da quella magnifica sensazione di essere protagonisti degli anni ’70, quel vintage puzzolente fatto di abbigliamenti ridicoli e colori pastello smorti, di baffoni e culto del calcio che fu, di zampe d’elefante e carnevale che non è mai finito. E poi ci sta bene pure il plagio dei magnifici vincitori Maneskin (quanta tenerezza fanno, come quelli che si affannano a dirti “mejo loro che Orietta Berti”, ma anche mejo un cazzo di niente aggiungiamo noi) nei confronti di ‘F.D.T.’ degli Anthony Laszlo che è una delle cose più clamorose mai apparse nella discografia italiana. E poi perchè proprio come Amici di Maria, gli artisti (!) vengono presentati in base alle “VISUALIZZAZIONI“. Povera Italia. Come se avere su YouTube centomila, duecentomila, un milione di “clic” significasse bontà, qualità, importanza, statura, calibro, gloria. Ma non pensate che sia colpa della regressione culturale pandemica, qui siamo nella merda quasi da sempre.

* E poi c’è il profeta di tutti noi. Vasco Rossi via social benedice i vincitori: “Vincono i Maneskin! Il Popolo del Rock ha Votato. Complimenti”. Ecco da oggi ci sentiamo anche noi un pochino parte di questo popolo del rock, con la bandana in testa, lo smanicato di jeans, tre dischi dei Led Zeppelin e il Greatest Hits dei Queen, rutto libero e motocicletta 10hp. W l’Italia.

* E poi c’è la meravigliosa gaffe di Orietta Berti ormai passata agli annali.

* E come al solito qualche orrore in sala stampa come quello di Alessandra Vitali su Repubblica.it che parlando della carnevalata di Max Gazzè, scambia Dalì per Gaudì, ma certo sottigliezze… come quelle del Giornale di Sicilia che nel riportare la classifica scrive: “9. Orietta Berti con Davide Toffolo. Fino all’irriducibile Mara Venier che dall’alto del pomeriggio di “Domenica In” manda in vacca come lei sa fare ogni secondo di trasmissione armata di una clava di plastica per bacchettare gli incartapecoriti giornalisti invitati al rito domenicale post-kermesse. Dopo i salamelecchi verso Achille Lauro (per il terzo anno consecutivo) che pontifica (risultando risibile) sul significato di fare musica, di essere libero… grandissima chiusura spetta proprio ai vincitori che la Mara nazionale introduce così: “per me loro sono i ROLIN STON”

* Allora per addolcire tutto sto fiele (che brutta malattia il TIFO), mandiamo in copertina un collage di somiglianze sanremesi che sicuro vi faranno sorridere. Anche perchè siamo molto molto vicini alla realtà. Nel primo abbiamo Mickey Rourke (Loredana Bertè), Gerry Scotti (Fedez), Alessandro Borghese (Francesco Renga), Brian Eno (Achille Lauro), Al Bano e Romina (Coma Cose), Michela Brambilla (Noemi), Adriano Celentano (Ibra), Antonio Rezza (Ghemon), Gandalf (Max Gazzè), un carciofaro (Aiello). Nel secondo abbiamo: due evidenziatori (Dimartino/Colapesce = ‘Se mi lasci non vale’ di Julio Iglesias tira ancora un botto), Timothée Hal Chalamet (Madame), Vladimir Luxuria (La Rappresentante di Lista), Massimo Di Cataldo (Irama), Sergio Castellitto (Willie Peyote), Edward mani di Forbice (Ermal Meta), un comico di Colorado (Gio Evan), quello di Gomorra (Random), una di un video famoso (Malika Ayane), Diodato (Fulminacci).

 

[UP]

+ Claudio Coccoluto.

+ Michael Stanley.

+ Zak Nilsson.

+ Ian North (Milk ‘N’ Cookies).

* Il 27 febbraio Evan Dando twitta disperato. Ha perduto il portafoglio con le solite cose preziose che abbiamo più o meno tutti. Poi il miracolo, il portafoglio viene ritrovato nella catena Walgreens, e per ringraziare il Lemonheads improvvisa una versione di ‘Confetti’ per la gioia del proprietario.

* Bellissimo. Fuori il 5 marzo il documentario sull’icona del punk rock Poly Styrene (X-Ray Spex), scomparsa nel 2011, voluto e diretto dalla figlia Celeste Bell assieme a Paul Sng. “I Am A Cliché” si nutre anche delle interviste di alcuni giganti come Thurston MooreKathleen Hanna, Vivienne Westwood e Neneh Cherry.

* Poche cose da salvare nei 5 giorni sanremesi. Se la musica finisce praticamente tutta sotto l’asticella, la presenza scenica qualcosa ha mandato a dire, che ad esempio la classe e l’eleganza andrebbero sempre premiate. Come nel caso del duetto tra Gaia e Lous and the Yakuza.