MaCo Festival @ Capaccio-Paestum (SA) [18,20,21,22/Agosto/2021]

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La Clouds Arena è una venue molto suggestiva nata per volere dell’Associazione Voci dal Sud in occasione dell’organizzazione del MaCo Festival. Si tratta di un terreno agricolo inutilizzato di fronte al Parco Archeologico di Paestum, che è stato trasformato in un’arena da 1700 posti a sedere, con tanto di tribune in ferro a semicerchio e alcuni palchetti privè con i divani. Non capita spesso di suonare con il tempio di Hera e quello di Nettuno alle spalle del palco, templi che per le ore notturne vengono persino ornati con proiezioni di luci e di immagini, donando uno sfondo davvero inusuale quanto incantevole. La rassegna si svolge in tredici serate dislocate nell’arco di poco più di un mese. L’offerta è per tutti i gusti, dai rapper di area napoletana come Luchè e Geolier, ad artisti per un pubblico più adulto come Massimo Ranieri e Fiorella Mannoia, da fenomeni conosciuti, ma meno mainstream, come La Rappresentante di Lista e Fast Animals And Slow Kids, ad ospiti trasversali come Subsonica e Manu Chao. Diverse sono anche le attrazioni della zona, da quelle culturali come la meravigliosa area archeologica, allo svago della costa del Cilento, senza dimenticare le prelibatezze culinarie di ristoranti e caseifici.

La serata di Manu Chao è sold out e la richiesta è tale da indurre gli organizzatori a fissare una seconda data il 26 agosto. L’artista francese ha sessant’anni compiuti, è in gran forma e ha un carisma davvero notevole. Ad accompagnare la sua chitarra acustica e la sua voce ci sono due musicisti: un percussionista e un chitarrista che suona l’ukulele e la cassa. Entrambi si dilettano in cori e seconde voci. Due ore di spettacolo con un tiro micidiale e un’energia davvero rara. La stessa che il pubblico restituisce loro e che Manu sottolinea spesso durante la performance. Istrionico e comunicativo come pochi, dispensa messaggi sociali all’intrattenimento, l’istinto alla ragione, ottenendo un coinvolgimento assoluto e necessario. La scaletta è un flusso continuo che pesca nella sua storia e anche nella nostra, dalla Patchanka de La Mano Negra all’intero percorso musicale solista. Il tutto è stato reso al meglio nella trasposizione acustica e all’ascolto risulta efficace, senza tradire le aspettative. Potrei citare diversi dei brani eseguiti, ma la chiave dello spettacolo sta nella modalità d’esecuzione. Strutture aperte in cui inserire citazioni, richiami e rimandi continui, per poi saltare altrove e ritornarvi. Esemplare in questo senso l’uso del tema di “Pinocchio”. D’effetto l’uso semplice e diretto del linguaggio, l’immancabile omaggio a Maradona, quello a Bob Marley, il ricordo dei fatti di Genova, ma anche la struggente dedica a Nicola, uno dei cofondatori dell’associazione organizzatrice scomparso qualche anno fa e che sognava di realizzare un suo concerto. Infine l’empatia negli sguardi radiosi e nei sorrisi che trasudano umanità in tempi così difficili. L’apertura della serata è stata affidata a Mondocane, che con chitarra e voce, ha eseguito egregiamente e con personalità una manciata di brani dei suoi Veeblefetzer, chiudendo il set con una bella versione di “Guns Of Brixton” dei Clash.

Il venerdì è la volta dei Fast Animals and Slow Kids. Viste le restrizioni del periodo e l’obbligo di stare seduti, il quartetto umbro ha deciso di portare in giro uno spettacolo acustico, la cui scenografia richiama l’interno di un salotto di casa. Seduti e apparentemente a loro agio, i musicisti ripercorrono il proprio decennale artistico in un racconto più intimo e confidenziale rispetto alla classica verve elettrica della band. Sul palco sono in cinque, con un chitarrista-tastierista aggiunto. L’esperimento funziona abbastanza bene. Loro sono sempre bravi, ma in alcuni momenti quell’impatto fisico manca, forse soprattutto a loro stessi (Aimone in primis fa fatica relegato allo sgabello, per poi esplodere quanto possibile nel finale). Il pubblico è numeroso e partecipe, cantando spesso i brani a memoria. I loro classici ci sono tutti e la serata scorre gradevolmente, con alcuni picchi notevoli. In apertura il power pop rock dei Yes Daddy Yes, quintetto proveniente dalla vicina Agropoli, attivo da oltre dieci anni e con qualche album realizzato. Il loro live scivola via senza suscitare particolari sussulti, ricevendo comunque una buona accoglienza dai presenti. Il sabato è il giorno dei Subsonica, che stanno ottenendo un buon riscontro nel tour e la data di Paestum, con i suoi mille e cento biglietti venduti, non è da meno. Non avendo un disco in uscita la scaletta è una sorta di greatest hits, in un percorso antologico ben pensato e orchestrato. Questo fattore, insieme alla professionalità consueta dei musicisti in questione, hanno prodotto una serata notevole sia musicalmente che a livello di coinvolgimento emotivo. Una catarsi collettiva che ha unito in nome delle buone vibrazioni sia il pubblico che la band. Lo dimostra il fatto che essi stessi abbiano voluto organizzare un after privato nel backstage, per la propria crew e per lo staff del festival. Il gravoso compito di scaldare gli animi in loro attesa è stato dato a Dj Tayone, che abile e scaltro si è prodigato in un DJ set di quarantacinque minuti, buttando dentro diversi elementi tratti soprattutto dagli anni ’90. La domenica ha uno spiccato tocco di femminilità. Giulia Molino è una rapper e cantautrice della provincia partenopea. Vanta una fortunata partecipazione ad Amici e in una quarantina di minuti, accompagnata solo da un tastierista e dalle basi, sciorina con buona padronanza e personalità una forma di pop classico e forse un po’ stantio, che però ha una buona presa sul pubblico presente. Chiudiamo con l’esibizione de La Rappresentante di Lista. Il sestetto di base sicula è in ottima forma. Lo spettacolo che presentano si fonda su un pop rock d’autore ben suonato, con arrangiamenti diretti ma mai banali e sulla voce notevole di Veronica. I brani funzionano e il pubblico gradisce. Ottima la presenza scenica. La parentesi sanremese e gli ultimi due album, li stanno proiettando verso un’identità precisa e una riconoscibilità sempre maggiore. La nostra bella e parziale esperienza al MaCo si chiude qui, torniamo verso casa augurandoci che questa prima edizione abbia un meritato seguito in futuro.

Cristiano Cervoni
****1/2

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