ZZ Top @ Capannelle [Roma, 12/Luglio/2010]

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Le luci delle tribune dell’Ippodromo delle Capannelle si abbassano alle 21.41 in punto, pochi attimi e dalla folla, giunta in buon numero, si leva il coro “ZZ Top-ZZ Top”. Il grande palco del Rock in Roma ospita in modo simmetrico e speculare l’amplificazione di Billy Gibbons e Dusty Hill, dodici pezzi bianchi, privi di alcun marchio sono posizionati a terra come un’opera d’arte moderna, al centro la bizzarra batteria di Frank Beard con tanto di cerchi d’auto rotanti a decorare la grancassa, sullo sfondo un enorme schermo.

Pochi attimi e vestiti come al solito in modo impeccabile entrano in scena i tre texani. Dopo pochi secondi di ‘Got Me Under Pressure’ è già chiaro che ci troviamo di fronte a dei professionisti di primissimo livello, non a caso la carriera degli ZZ Top va avanti da ormai quarant’anni. Mai uno split, mai un cambio di formazione, un’unione che prende vita sul finire del 1969 dalla fusione dei Moving Sidewalks di Gibbons e degli American Blues di Hill e Beard. Una carriera che li ha visti protagonisti nei più grandi happenings degli anni settanta, li ha fatti diventare le prime vere star di MTV e li ha consacrati in tempi recenti, nel 2004 vengono introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, anche per alcune collaborazioni con artisti di punta del nuovo rock, Queens Of The Stone Age e Revolting Cocks.

Lo show è di quelli studiati nei minimi particolari, sono ormai lontani i tempi dell’improvvisazione selvaggia degli anni settanta, qui ogni mossa è fatta per intrattenere, ogni momento fa parte di un copione da interpretare sera dopo sera. Le ragazze che offrono il cappello texano a Gibbons, la bottiglia di whisky tirata al roadie dandogli le spalle, le chitarre “pelose” usate per l’esecuzione di ‘Legs’, il sigaro, l’assolo ad una mano, la scritta birra sul retro della chitarra da mostrare al pubblico, lo schermo luminoso che riproduce filmati di tutti i tipi, spezzoni dei video tratti da ‘Eliminator’, foto d’epoca, immagini in b/n. Gibbons accenna qualche frase in italiano, Hill suda come un bufalo e approfitta delle pause per asciugarsi il sudore che gli scende copioso dalla fronte, dietro le pelli Beard fa il suo onesto lavoro senza dannarsi troppo l’anima. E la musica? Grandiosa! Non una sbavatura, si intrecciano vecchi classici con alcune composizioni della discografia recente, ‘Waitin’ For The Bus’ e ‘Jesus Just Left Chicago’ sono una scarica di adrenalina che ti travolge, ‘Cheap Sunglasses’ il classico che non manca mai, per ‘Just Got Paid’ Gibbons imbraccia una Les Paul dorata e ci regala dei fraseggi slide sublimi. Avrei fatto a meno di ‘Pincushion’ dal modesto ‘Antenna’ ma l’esecuzione di ‘Hey Joe’ con la foto dell’amico Jimi Hendrix proiettata a tutto schermo commuove, poi l’immancabile trittico ‘Sharp Dressed Man’/’Gimme All Your Lovin’/’Legs’, il pubblico gradisce, c’è chi balla, chi suona la famosa chitarra d’aria chi sta duro come un palo rapito dallo show. Nel finale il classico ‘La Grange’ e l’immancabile ‘Tush’ ci congedano dopo un’ora e venticinque minuti da una delle più grandi formazioni ancora in vita mentre sullo schermo viene proiettata una carrellata di foto d’epoca spettacolare: nel deserto, senza barba, con Hendrix, dal vivo, con le famosa collezione d’auto, di tutto e di più. Una serata all’insegna del rock blues senza nostalgia, non un revival di vecchie cariatidi ma una lezione di rock alla quale non si poteva mancare.

Alessandro Bonini

2 COMMENTS

  1. altri livelli.

    Basta reunion di nauseabonda muffa (e fuffa), basta artisti new wave della new new wave, basta hype e basta fake.
    E basta pure le parole in inglese. D’ora in avanti solo musica sincera.

  2. Concordo su tutto, tranne su due cose:
    1) il set è stato veramente corto. Troppo corto, per una band di questo spessore;
    2) mi hanno veramente colpito le prestazioni di Gibbons e Hill: bravi, precisi e simpatici. Purtroppo non posso dire altrettanto di Beard che per tutta la serata è apparso stanco e svogliato, quasi scocciato. Non ha mai guardato la platea e ha fornito una prestazione scarsa allorquando utilizzava le percussioni. Pessima, poi, la scelta di utilizzare ogni tanto tamburi elettronici. Alla batteria acustica ha comunque fornito una prestazione deludente, andando talvolta addirittura fuori tempo. In compenso si è fumato una ventina di sigarette e si è bevuto un paio di lattine di qualcosa (entrambi le cose mentre suonava, naturalmente, peggiorando, così facendo, la già mediocre prestazione).
    Peccato.
    voto per lui: 5
    voto per gli altri due: 8
    voto complessivo del concerto: 7+

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