Zu + Sudoku Killer @ Init [Roma, 3/Maggio/2015]

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In una sonnacchiosa domenica di maggio che già anticipa un’estate infernale, l’Init continua con la sua ottima programmazione sfornando un’altra serata che si preannuncia torrida. Serata da grandi occasioni, almeno a giudicare dalla lunga fila che straripa ben oltre il cancello d’ingresso fino a occupare parte della strada. In serbo, degli hors-d’œuvres d’eccezione come i Sudoku Killer e poi il nome di richiamo, il motivo per cui fondamentalmente questa fiumana di gente è tutta qui. Gli Zu tornano per presentare l’ultimo album ‘Cortar Todo’ e l’accoglienza appare già delle migliori. Intanto, godiamoci gli headliner. Formazione insolita guidata dal contrabbasso di Caterina Palazzi, si completa con l’apporto di Antonio Raia al sax tenore, Giacomo Ancillotto alla chitarra e Maurizio Chiavaro alla batteria. Sono nati a Roma nel 2007 e hanno all’attivo un esordio omonimo risalente al 2010, con un secondo album in preparazione che stanno portando in giro in questo tour. Ammetto di non conoscerli, ma l’esoticità della formazione non è solo uno specchio per le allodole, bensì una solida realtà, come diceva un noto venditore di fumo. E di fumo ce n’è parecchio stasera: tra gli spettatori avvinti alla nicotina, ma fortunatamente anche sul palco, a propiziare un’atmosfera plumbea e noir. Le musiche del quartetto sono una felice fusione tra insistiti marziali che richiamano gli Swans, stop & go dal sapore math, fraseggi jazzistici e swingati e una malcelata passione per colonne sonore e cinematografia. Benché unico strumento acustico (oltre ovviamente alla batteria), il contrabbasso della Palazzi fa sentire forte e chiara la propria presenza, con le note che a volte si confondono nel cupo magma dei bassi, ma che comunque assicura una solida base alle trame del combo. A darle man forte nell’impresa, Chiavaro con il suo uso ispirato dei tamburi, mentre Raia e Ancillotto si alternano nel disegnare partiture soliste che si fondono tra di esse, fornendo sostegno ritmico e melodico al contempo, e col secondo a insistere più spesso su derivazioni noise. A parte qualche momento che scivola via senza troppo lasciare, i Sudoku Killer ne escono vincitori e a pieni voti.

Cos’altro dire degli Zu che non sia già stato detto qui? A quanto ricordo e mi consta finora, si tratta della band che vanta il maggior numero di report su queste pagine, a confermare lo stacanovismo live del trio romano e il costante porsi come riferimento per il panorama locale e non. Quindi, parliamo del presente e di ‘Cortar Todo’, ultimo disco che sarà protagonista questa sera. Un album riuscito, ben fatto che, se non li riporta ai fasti degli esordi, li conferma come presenza ancora importante. Il colpo d’occhio sul palco è tanto scarno quanto potente: due portaerei d’amplificatori sul fondo e la batteria di Gabe Serbian che prende pian piano forma al centro dello scenario. Una cassa che al solo guardarla sembra smuovere le fondamenta, per quanto è grande. Temerario, guadagno le prime file mentre l’impianto luci è ridotto ai soli due fari centrali, puntati sulla batteria, con un sinistro e cupo drone, per metà grugnito per l’altra rombo, a fare da sottofondo. L’aria si fa man mano irrespirabile, si sta ben stipati ma ancora si respira, mentre i tre son pronti ad attaccare. Mi era giunta voce della rara potenza sprigionata dal trio sul palco, eguagliata da pochi, e non è bastata la lunga militanza in concerti casinisti a lasciarmi indifferente. L’onda urto è impressionante, coi capelli andati a finire sul banco mixer, il cuore che impazzisce nel tentativo di sincronizzarsi con la cassa ora singola ora doppia, gli spernacchi di sax di Mai che privano di punti d’appiglio. Pupillo suona uno strumento che del basso ha solo la forma e le corde; le diavolerie ai suoi piedi fanno il resto nel definire un suono violento e anormale. Serbian, manco a dirlo, pesta come un forsennato, per un risultato finale che equivale al caos puro e più vibrante. Ok, il biglietto da visita è stato francamente lancinante. Ma poi? Una vecchia pubblicità diceva che la potenza è nulla senza controllo. Questo non per dire che gli Zu manchino di controllo, ma nella furibonda mischia sonora nella quale volenti o nolenti ci buttano manca del tutto una cosa: definizione. Definizione del suono e di quello che effettivamente si sta tirando fuori da quelle divisioni corazzate d’ampli sul palco. Sì perché, papale papale, non si capisce un tubo. Il fragore spazza via qualsiasi velleità non dico melodica, ma perfino ritmica: anche le rocambolesche invenzioni di Serbian si perdono in un mare magnum di rumori, fischi, boati, barriti che fanno perdere la bussola anche dell’andamento ritmico dei brani. Tanto che si somigliano tutti, difficile distinguerli l’uno dall’altro. Intanto, si sguazza anche nel mare magnum del sudore, almeno fin quando l’impianto d’aerazione viene attivato a portare un minimo sollievo. Armato di buona volontà e coi timpani affranti, decido dopo i primi quattro, cinque brani di spostarmi più verso il mixer, per discerner meglio lo vero. Qualcosa migliora, ma allo stesso tempo ho la conferma che il pandemonio sonico, anzi, rumoristico è cosa voluta. Mi si dirà, cosa t’aspettavi? Certo, ma allora mi si lasci dire che questa cosa non è bella. L’impossibilità di trarre un qualsiasi scampolo di melodia e coerenza da quell’impasto sonoro alla lunga genera una sensazione di insofferenza e rifiuto. De gustibus, ovviamente. Un live del genere mi fa venire paradossalmente voglia di ascoltarmeli solo in studio. Le direttive della serata non cambiano molto fino al termine, mentre faccio per guadagnare l’uscita verso l’esterno. Peccato perché ‘Cortar Todo’ non è poi niente male…

Eugenio Zazzara

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