Zu @ Spazio211 [Torino, 26/Giugno/2014]

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Non so che tipo di frequentatore di concerti tu sia, o caro lettore, se anche te riesci a cogliere i piccoli segnali che rivelano che non stai solo ascoltando musica ma che stai vivendo un’esperienza formativa mai provata prima. L’epifania che ha colpito il sottoscritto è stata quasi “andreottiana”. Mi trovavo di fronte le casse del piccolo palco, davanti a me Massimo Pupillo aveva solo cominciato a scaldarsi e già pareva l’apocalisse in terra. Ero dilaniato nel dilemma di vivere fino alla fine questa mistica esperienza offerta dagli Zu o allontanarmi per evitare il sanguinamento delle orecchie e l’acufene per ore. Ma quando l’uomo si trova a scegliere tra il piacere e la sopravvivenza, a volte scatta quello che io definisco “Effetto MacGyver”: la naturale predisposizione umana al compromesso supportata da un pizzico d’iniziativa anni ‘90. Così apro il pacchetto di sigarette, spezzo il filtro, lo taglio con i denti e infilo le due metà nelle orecchie. Minchia. Funziona. Il mito delle mie mattinate e il divo Giulio sarebbero stati fieri di me, ma serviva ben altro per arginare la ferocia dei nuovi Zu, come di quelli vecchi del resto. Il gruppo ha partecipato col suo set alla prima giornata della ventiduesima edizione del Blackout Fest, che quest’anno si sta svolgendo allo Spazio211, e ha chiuso la prima serata aperta dai rumorosi Wut prima e dai rocciosi Tons poi. Non riesco a non citare la mia frustrazione dovuta alla brevità di tutti set, specialmente dei protagonisti di queste pagine, poco più di quaranta fuggevoli minuti, compreso il brevissimo encore con la cover di ‘Easter Woman’ dei Residents urlata da Gabe Serbian. Cristo santo è pochissimo, a maggior ragione se si viene da un’astinenza pluriennale. Non dovevo sottovalutare le piccole lamentele pubblicate sui social da Manzan di Bologna Violenta, quando gli era stata comunicata la brevità della sua performance nella seconda giornata del Fest. Dovevo unire i puntini e guardare il disegno finale, ma ottusamente non volevo vedere. Mi sarei evitato una mezza delusione e avrei preso alla leggera quello che il convento offriva. La prima parte giustamente dedicata ai primi due titanici pezzi dell’EP ‘Goodnight Civilization’, poi forse altri due brani e gran finale con ‘Ostia’ e il già citato bis. Tutto furioso come al solito, l’amalgama Mai-Pupillo-Serbian funziona, è più compatta e ordinata della precedente e tiene alla grande anche con i pezzi di qualche anno fa. Rimane il fatto che è sembrata una sveltina quando io volevo un rapporto completo con annessa sigaretta post-coito, magari senza spezzare il filtro. Ma è tutta colpa mia e delle mie false aspettative, a sto giro abbiamo fatto un po’ di petting, ma la prossima volta, e se Dio vuole per un disco tutto nuovo, non si scappa, sarà violenza, sciamanesimo e lezioni di Cimatica come se non ci fosse un domani e buonanotte alla civilizzazione.

Gerri J. Iuvara

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2 COMMENTS

  1. “Più compatta e ordinata della precedente”.hahaha!ma li avevi mai visti gli Zu prima di ieri sera?

  2. Sono d’accordo con Giulia..ottimo concerto quello di giovedì (seppur molto breve) ma..con i vecchi Zu esperienze extracorporali paranormali!!

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