Zu + Nisennenmondai @ Init [Roma, 13/Febbraio/2008]

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Si vabbè, il Japan noise, la scena avanguardistica del Sol Levante, ma le Nisennenmondai, nonostante l’apparenza da normalissimo power trio senza voce, hanno la stessa carica danzereccia di un sound tekno. Sarà la cassa fissa o il charleston SEMPRE in sedicesimi? Forse le linee di basso statiche e spesso in levare? O forse ancora i rumorismi psichedelici dei campionamenti riverberati della chitarra? Fatto sta che dopo i primi dieci minuti di interdizione del pubblico, le teste hanno pian piano cominciato a muoversi avanti e indietro. Sempre più teste. E le Nisennenmondai continuavano a tenere lo stesso groove per tutto il set agevolando alle teste il loro lavoro. Sicuramente non sono dotate di una grandissima tecnica, ma le sporcature nell’esecuzione davano al risultato finale una patina grezza che poteva ricordare qualche prodotto punk funk. Soprattutto nelle parti psichdeliche di chitarra. A volte mi si sono perso in quegli inebrianti effluvi di riverberi e delay. Non particolarmente belle ma sicuramente brave e coinvolgenti. “Arigato gozaimasu” e spazio agli Zu.

Mi piacciono i concerti degli Zu perchè è come andare al cinema. Ogni volta c’è uno spettacolo nuovo. Non sai mai cosa possono proporti i romani ad ogni live. Questa volta sono stati particolarmente devastanti. Nonostante l’assenza della chitarra riescono ad avere il cosiddetto “muro di suono” tanto caro ai metallari. E soprattutto la furia. La stessa che avrebbero potuto avere i Discharge. Ma a parte il suono quello che stupisce degli Zu sono le idee. Sono pieni di idee che rendono ogni pezzo un capitolo a parte rispetto a quello precedente. Essendo completamente liberi da leggi di mercato o dalle regole di un particolare genere musicale si possono permettere di fare qualsiasi cosa, anche di mettere in mezzo ai pezzi parti ballabili o doom a loro piacimento. Mi pare anche di aver notato un abbozzo di struttura nel materiale nuovo, nonchè un discostamento ormai totale da quello che viene comunemente definito jazz core. Per tutta la prima parte hanno trasmesso un energia paragonabile solo ad uno show dei Napalm Death, mantenendo comunque il contatto con il pubblico come quando in mezzo ad un pezzo Jacopo (batteria) si ferma e dice: “Avete vesto che si è dimesso Veltroni?”. Ovviamente l’Init è esploso in una risata come un sol uomo. Il discorso si conclude dopo aver incitato il pubblico a non votare. Bravo Jacopo! Te stimo un botto! COLPO DI SCENA! Special guest sul palco Reeks! Il risultato non è dei migliori, direi che è stato l’unica parte noiosa della serata, ma credo fosse solo colpa del fonico che non ha missato al meglio la strumentazione dell’ospite. Ma nessuna serata può considerarsi veramente ottima senza la gag finale: finito il concerto faccio per andarmene e mi ritrovo davanti ad un mare di acqua che ha allagato tutta la sala bar. Me sa che s’è intasato er cesso…

P.S. Basta manie di protagonismo ai concerti. Se dovete urlare qualcosa, fatelo solo se siete sicuri al 100% che faccia ridere.

Andrea Di Fabio

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