Zu @ Locomotiv Club [Bologna, 10/Gennaio/2008]

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Ospiti d’eccezione della prima puntata del 2008 di Magazzeno Bis, (talk show concerto che sarà trasmesso la prossima settimana da trenta emittenti radiofoniche in tutta Italia ) sono stati questa sera gli Zu. Arrivati al loro tredicesimo album gli Zu si confermano ancora una volta una delle più interessanti realtà musicali italiane. Anche questo live si presenta da subito di grande impatto, il trio inizia il concerto in maniera vigorosa ed estremamente energica. I primi brani sono caratterizzati da una ritmica abbastanza costante su cui il sax baritono di Luca T Mai si sbizzarrisce attraverso un suono ruvido e dirompente che fluttua liberamente nella continuità che la sezione ritmica crea in maniera incisiva e penetrante. Successivamente si fanno vive quelle sonorità jazz core di cui gli Zu ormai sono maestri e che tanto caratterizzano il loro percorso musicale, ai cambi di ritmo repentini si staglia il basso di Pupillo, al tempo stesso nervoso e incalzante che espande l’entusiasmo collettivo. La ritmica a volte ossessiva a volte frammentata procede incessantemente mentre volano piatti e si rompono bacchette tanto è il vigore con cui Battaglia suona la sua batteria. I tre sono decisamente in splendida forma e riescono a fare un concerto veramente notevole dove ammirabili sono stati anche gli assoli, in cui il sax baritono di Mai, il cui timbro era ampliato da una pedaliera collegata al microfono, aveva un suono distorto e scandiva una ritmica che si alternava tra suoni gravi e acuti. Battaglia nel suo assolo suonava su un piatto senza nessun supporto che vagava tra le varie membrane della batteria inseguito dalle sue bacchette mentre Pupillo invece si è sbizzarrito in un gioco di feedback e pedaliera creando un muro sonoro dalla potenza devastante e dai suoni acutissimi, fatto col jack dell‘amplificatore, prima di riprendere il suo basso. Il connubio tra sonorità hard core e free jazz è comunque l’elemento portante di questo gruppo che nell’ ambito jazz core, se così lo si vuol chiamare, è uno dei più affermati in Italia. Si sente decisamente la crescita, anche nel live, rispetto agli anni precedenti, le numerose collaborazioni che gli Zu vantano con i principali fomentatori della scena improvvisativa europea e non ( ricordiamo, Eugene Chadbourne, Ken Vandermark, Mats Gustafsson, Peter Brotzmann, Han Bennink ecc..) hanno sicuramente contribuito alla crescita del gruppo che continua la propria ricerca attraverso sonorità originali e convincenti. Non solo, altro elemento che caratterizza l’estrema apertura mentale del gruppo, (cosa non facile da trovare ai giorni nostri) sono collaborazioni con gruppi hip hop come i Dalek o con un musicista di musica elettronica come Nobukazu Takemura. Questo dimostra la vivacità del trio sempre pronto a confrontarsi con generi e musicisti completamente diversi tra loro. L’esuberanza e la padronanza del linguaggio usato fanno degli Zu sicuramente una delle realtà più interessanti del nostro paese. Peccato che questi musicisti abbiano più spazio all’ estero che non qui. In ogni caso, la serata si è conclusa in maniera piuttosto insolita , dato che era stata programmata come un pseudo talk show si doveva concludere con un intervista al gruppo con domande dal pubblico, solo che ne il pubblico, ne tanto meno i musicisti erano disposti a sottoporsi a questo gioco, per cui si sono susseguite una serie di domande demenziali a cui prontamente il gruppo ha risposto in maniera altrettanto caratteristica. Il tutto è stato abbastanza divertente, soprattutto nel vedere gli Zu che tentavano di sottrarsi alla gogna provando più volte la fuga e il pubblico che costretto” a fare domande dava sfogo alla quantità industriale di birre bevute durante il concerto, mentre un avventuroso presentatore tentava di mantenere la calma e riportare la ragione. Il punto è che la ragione in quel momento non ci stava assolutamente bene e nessuno era disposto ad avvicinarvisi. Le facce sfatte dei musicisti, il panico del presentatore e le urla del pubblico hanno reso la situazione surreale e a tratti un pò grottesca, ma tutto sommato simpatica data comunque l’informalità del contesto in cui si era venuta a creare.

Giacomo Carabellese

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