Zu + Joe Lally @ Circolo degli Artisti [Roma, 1/Aprile/2007]

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[Premessa]
Se il 43enne Joe Lally non avesse avuto a rimorchio un curriculum vitae dove alla voce precedente lavoro viene citato l’impiego come bassista nei Fugazi per quindici fondamentali(ssimi) anni, probabilmente quasi nessuno, in questa serata-aperitivo colorata e spensierata, si sarebbe accorto di un piccolo anonimo uomo calvo sul palco del Circolo degli Artisti.

[Il nostro folklore]
Immancabile la parentesi dedicata al colore. Protagonista l’Associazione Culturale “Greenager Onlus” che ha come scopo la promozione e la valorizzazione dell’arte underground contemporanea. Ecco allora sfilare nel giardino del locale e nella sala laterale la giocoleria, l’action painting, le esposizioni di Alicé, Diamone e Jbrock, le percussioni della banda “Caracca” diretta da Giuliano Lucarini e il trasformismo della Pepa. In mezzo il buffet fresco-primavera/estate, i rinforzini, del buon vino rosso, le ragazze chupa chups, il loro estimatore Aguirre, le adorabili sisters, volti noti, amici, colleghi e fantasmi del passato. Ma anche una certa Madama Butterfly uscita da un convento di suore frigide che durante lo show del Lally scatenerà la sua frustrazione sessuale contro la nostra testa d’ariete, colpevole solo di aver espresso dei giudizi negativi sulla prova dell’ex Fugazi. Probabilmente le indicazioni per Via delle Coppelle erano state invertite e puntate verso Via Casilina Vecchia, 42.

[NoHayBanda Trio]
Ad aprire ci pensano i sempre più alchemici NoHayBanda Trio. Una mezz’ora di rodatissimo live set che lascia più spazio, rispetto alle recenti esibizioni, a suoni “cinematografici”, vagheggiati, diluiti. Protagonisti tre eccellenti interpreti sempre a supporto di “Tsuzuku” che hanno il pregio ed il talento di saper ogni volta coinvolgere e rapire i convenuti. Immancabili gli applausi.

[La noia]
Gli Zu sono talmente grandi che potrebbero dimenarsi ed uscire vincitori tra le sabbie mobili di qualsiasi genere musicale. Riuscirebbero a rendere prezioso un giro di polka, uno di valzer finanche uno di liscio. Ecco perchè con estrema disinvoltura supportano l’altrimenti non supportabile: il materiale solista di Joe Lally. Che porta il nome di “There To Here” uscito nella seconda parte del 2006 e levigato dai numerosissimi ospiti della scena di Washington. Il rispetto per l’artista e per la sua importanza storica non è in discussione. Ci mancherebbe. Ma il nostro lavoro va oltre i meriti acquisiti sul campo nel corso degli anni, oltre le medaglie al valore, oltre il fanatismo smisurato che sembra aver colpito più della metà del pubblico presente. Che forse pensava di “vedere” di più. Magari che all’improvviso si materializzassero dal nulla anche Ian MacKaye, Guy Picciotto e Brendan Canty. Invece in circa quaranta minuti l’omino del Maryland non è riuscito a sollevarsi da un clima soporifero che quasi da subito ha ammantato la sala. Perchè i brani del bassista americano non ci sono. Tutto viene sovrastato da giri di basso impeccabili quanto ipnotici ma al contempo tutto viene lacerato da un cantato che non è un cantato. Pregevole lo sforzo di voler dialogare con il pubblico in un discreto italiano per turisti ma sono solo piccoli siparietti simpatici che vengono immediatamente cancellati dalla canzone successiva. Quando arriva l’esecuzione quasi a cappella di “Sons And Daughters” una serie di aggressivi sbadigli si impossessa delle nostre facoltà mentali mentre quelle della Madama Butterfly sono ridotte allo zero. Che è poi è il voto di un’esibizione francamente discutibile. Da dimenticare.

[L’inondazione]

E’ quella che ci travolge come conseguenza delle onde sismiche provocate dall’inizio del concerto del trio di Ostia. Gli Zu ora liberano tutta la primordialità del loro suono stordente. Un set affilato, forse meno dilaniante rispetto ad altre occasioni, ma egualmente penetrante, cerebrale, perfetto. Massimo Pupillo è il solito fuoriclasse che incalza e genera assuefazione, Jacopo Battaglia una macchina motrice tra estrema tecnica e micidiale potenza mentre Luca Mai il cuore pulsante. In attesa del nuovo lavoro previsto per il 2008 (un paio di brani sono già stati registrati a Los Angeles con King Buzzo e Dale Crover dei Melvins) i nostri ci lasciano con uno strepitoso finale noise corrosivo. La più grande band italiana del nuovo millennio firma una serata altrimenti destinata al veloce dimenticatoio. Come la maglietta grigia di Joe Lally, come il Maryland, come la frustrazione.

Emanuele Tamagnini

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