Zu @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Marzo/2011]

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Mai vista una fila così lunga per comprare un biglietto per un concerto al Circolo. Eppure, stasera, è così. C’è aria di evento. E, effettivamente, l’ultimo concerto di sempre degli Zu con la formazione storica evento lo è. Jacopo Battaglia, come reso noto da un paio di mesi, lascia la band, si “accaserà” ai Bloody Beetroots. Massimo Pupillo e Luca Mai sono intenzionati a portar avanti la propria creatura, comunque, ed è da tempo toto-batterista. All’orizzonte ci sono date in Europa con Balzas Pandi, drummer ungherese già alle dipendenze di Merzbow, e una data romana con Gabe Serbian, batterista dei Locust, il prossimo 21 aprile, c’è che fa il nome di Dave Astor, ex degli stessi Locust, chissà.

Per quel che riguarda lo show – aperto dal Dispositivo Per Il Lancio Obliquo Di Una Sferetta che finalmente vedo on stage, seppur solo l’ultimo pezzo del set, e che si rivela decisamente un progetto originale e coinvolgente che meriterebbe attenzioni e lodi – non ci son state troppe differenze con i set cui gli Zu ci hanno abituato negli ultimi due anni: apertura con ‘Chthonian’, in mezzo praticamente tutto ‘Carboniferous’, chiusura con ‘Carbon’ e ‘Ostia’, quest’ultima decisamente sottotono rispetto al solito. Sorpresa, però, la riproposizione di un pezzo del primo album ‘Bromio’ (“Ammazza quanti siete ad averlo, dovremo ristamparlo!”) ovvero ‘Epidurale’ in una versione nuova “provata negli ultimi due giorni”.  Forse un modo per chiudere un cerchio, per riallacciarsi con quello che erano agli inizi (allora addirittura in quartetto con Roy Paci) ora che, almeno con questa incarnazione, è la fine. Hanno dato l’impressione di godersela in quest’ultima volta (“Come va, romani?”), sarà cambiato l’impianto al Circolo ma non li ho mai sentiti così poderosi, nonostante fastidiosi problemi tecnici alla strumentazione di Massimo che han causato alcune lunghe pause (e applauditi assoli filler di Jacopo e Luca). Jacopo, in particolare, ha giganteggiato, del resto era la “sua” sera e il sottoscritto e i suoi amici hanno ritenuto di tributargli il giusto omaggio urlando il suo nome al termine del concerto.

E intanto che ero là ad aspettare che iniziassero, ho cercato di ripercorrere un po’ mentalmente quante volte avessi visto gli Zu dal vivo, in una sorta di Amar(jazz)cord. Del resto, associo agli Zu il mio primo “ricordo” legato a musica “alternativa” (qualsiasi cosa voglia dire), era un giorno di 10 anni fa allorché, uscendo dalla mia scuola in quel di Martina Franca, mi trovai di fronte manifesti con il simbolo di un serpente che si morde la coda stilizzato e due nomi: The Ex e Zu, più la dicitura “nuovo disco prodotto da Steve Albini” (quel nome si che lo conoscevo, associandolo ovviamente a ‘In Utero’ dei Nirvana), si pubblicizzava un concerto delle due band a Bari. Non ci andai ma quel nome mi rimase in testa, di lì a poco, giunto nella Capitale, me lo ritrovai spesso e volentieri sotto gli occhi.

Ho i rimpianti, se ci ripenso: vuoi l’assenza di amici interessati a certa musica, il vivere in un’altra zona e il non disporre allora di internet, ebbi effettivamente di nuovo a che fare con quei “fantomatici” Zu solo nel 2004, un breve set di 20 minuti a una data del Tora! Tora! Festival a Fiumicino ascoltato distrattamente. La scintilla scoppiò vedendoli aprire un concerto dei Fantomas Melvins Big Band di 5 anni fa al Qube (leggi) in cui surclassarono Patton, Buzzo e soci. I rimpianti di cui sopra son dettati dall’aver poi scoperto (perlopiù tramite queste stesse pagine) di essermi perso già tanta parte della loro carriera e tanti concerti, direi nessuno uguale all’altro, in cui aprirono per Karate o NoMeansNo oppure quando proposero dal vivo le collaborazioni con Vandemark e Gustafsson nonché gli Zufest in cui coinvolsero artisti del calibro di The Ex, Dalek, Lightning Bolt. Cerco di non pensarci e realizzare che li ho visti comunque musicare dal vivo un film muto (“Berlino, Sinfonia Di Una Città”), omaggiare la techno anni ’90, dividere il palco con Mike Patton e Xabier Iriondo e celebrare la release di un disco poi mai pubblicato (‘Intermediate Spirit Receiver’), oltre ad aver assistito a performance di tanti loro progetti collaterali. Nello stesso tempo, son riuscito comunque a perdermi loro set con Nobukazu Takemura, Teatro Degli Orrori, Joe Lally e un altro concerto con Patton (peraltro introdotto da Danny DeVito) che tanti amici mi han descritto di gran lunga migliore e più coinvolgente del primo, il top resta aver mancato per un soffio il loro set mattiniero ad Arezzo Wave una manciata di giorni dopo la finale dei mondiali di calcio 2006.

Chissà, forse per uno strano senso di colpa, cerco ancora di rimediare tutte le loro release (a proposito, l’ultima release a nome Zu formazione Pupillo-Mai-Battaglia è un bel 7” con due remix pubblicato da Public Guilt in due diversi colori, ovviamente ho provveduto a farlo mio dopo il concerto, guarda), impresa parecchio ardua se si considera il numero di diverse etichette, anche letteralmente estemporanee, coinvolte nelle loro release e pubblicazioni sold out e introvabili, sono sulla buona strada però. In chiusura, penso che è stato bello vederli comunque crescere così, arrivando a esser contento per loro chiamati a suonare sul palco dell’ATP Festival o nel vederli pubblicare un album su Ipecac e, parallelamente, crescere un pochino “con” loro. Comunque andrà la futura incarnazione del trio, tante grazie agli Zu per quel che son stati finora. Zu is our Slayer, Jacopo Battaglia is our Dave Lombardo, per la Beata Viscera.

Piero Apruzzese

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