Zu @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Gennaio/2010]

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Reduci da un tour in giro per il mondo, gli Zu tornano a giocare in casa al Circolo degli Artisti. Il loro ultimo lavoro, ‘Carboniferous’, da molti è stato considerato una svolta nella discografia della band per quanto riguarda il suono e la struttura musicale. Ma se si ripercorre la loro carriera costituita da ben 14 album si può notare come l’evoluzione, la svolta, la commistione di generi ci siano sempre state e che questo passaggio non è che l’ennesima “tensione in avanti” di una delle migliori band del panorama italiano attuale.

Entro immediatamente in sala, incuriosito anche da un altro gruppo di cui avevo sempre sentito parlare ma di cui non avevo mai ascoltato nulla finora: Dispositivoperilanciobliquodiunasferetta (anche il nome aveva da sempre attirato la mia curiosità ovviamente). Ad ogni modo, intorno alle 9 e 30 ad esibirsi sono I Primati, che offrono una strana e simpatica performance post punk, proponendo cover di brani e di gruppi più o meno famosi come ‘These Boots Are Made For Walkin’ di Nancy Sinatra, un pezzo dei Cramps e pezzi di qualche punk band romana di cui non avevo sentito parlare.

Circa 20 minuti dopo, attaccano a suonare i Dispositivo e già non si cammina più. Difficili da descrivere, offrono uno spettacolo esaltante. Quella loro è follia pura. Strumentali, psichedelici, pieni zeppi di tempi asincroni, synth e riff progressive metal. Ironici e spettacolari anche se un po’ difficili da digerire. Tutti si divertono molto: è incredibile come riescano a rendere la schizofrenia attraverso la musica.

Gli Zu salgono sul palco poco più di una mezz’ora dopo. Con loro a preparare gli strumenti c’è Giulio Favero, ex bassista (da pochissimo) del Il Teatro degli Orrori nonché una importante mente musicale underground romana. Quando Luca Mai, Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia entrano per iniziare a suonare il pubblico è veramente carico, così impaziente da concedere un breve applauso per mettersi subito in “posizione d’ascolto”. E così inizia il tutto: vibrazioni del basso avvolgenti, distorte, fluide, noise, tempi di batteria non lineari e un sax che passa dallo stridente al corposo. Molti chiamano il loro genere jazzcore, naturalmente sarebbe un errore racchiudere tutto in queste due parole ma c’è da dire che dal vivo la parte “core” del termine si percepisce molto. Non un muro sonoro, ma tre strumenti che si intrecciano in modo cacofonico che evoca sensazioni estreme di agitazione e pazzia. Uno spettacolo da vedere, un’esperienza unica. In alcuni brani è Giulio Favero ad affiancarli alla chitarra elettrica spesso “duettando” con Massimo Pupillo e arrivando a vibrazioni molto alte, così alte da far piombare a terra l’ampli di Pupillo, fortunatamente (e miracolosamente) senza creare danni. Dopo un paio di bis gli Zu se ne vanno ringraziando tutti e io me ne torno a casa frastornato ma esaltato, due aggettivi che possono sembrare contrastanti, ma sono gli unici che in questo momento mi sembrano adatti per far capire come si torna reduci da un concerto di questa formidabile band.

Marco Casciani