Zu @ Alpheus [Roma, 5/Maggio/2009]

1885

L’Alpheus è gremito. Una fila copiosa si accalca all’ingresso. Un ragazzo dello staff  accompagna all’entrata quelli , che come me, sono venuti per assistere al concerto degli Zu.  C’è un po’ di confusione nella lista accrediti, pare che il mio nome non compaia, cosa improbabile, ma tant’è: non c’è, c’è. La ragazza che seleziona gli ingressi si rende conto del disguido e mi fa entrare nonostante non riesca a trovare nomi, dati.  Comunque, pago due euro simboliche per l’ingresso al Martelive. Organizzazione un po’ caotica per un bell’evento che richiama moltissima gente, ma che forse meriterebbe uno spazio più grande e gestito più accuratamente. Gli Zu, a causa dell’impasse sull’accredito, stanno suonando già da un po’ quando riesco a piazzarmi sotto al sax baritono di Luca Mai. Potenza, energia, controtempi sincopati, divagazioni dissonanti eppure armoniche. I tre musicisti sono un tutt’uno con il loro strumento. Reduci dall’uscita nel febbraio scorso della loro ultima opera: ‘Carboniferous’, ne eseguono alcuni brani. L’impatto è sempre fortissimo sulla platea che li acclama. Loro sono imponenti, il loro sound lo è . Il trio è un vanto della Roma che suona, dell’Italia tutta aggiungerei. Fra un pezzo e l’altro, il sax fa anche da “collante” con improvvisazioni “distoniche”. Il basso di Masssimo Pupillo è slabbrato. E’ un amplesso di suoni, direbbe “qualcuno”: violento, appassionato, vorticoso ed esasperato. Passione allo stato puro. Il sound, a tratti, si fa quasi tribale per l’intensità , nella cadenza martellante ed ossessiva della batteria di Jacopo Battaglia che va a confondersi in una mistura che produce una deflagrazione pervasiva. Inutile cercare di restare obiettivi: gli Zu sono immensi. E non ce ne frega nulla se l’impugnatura del bassista non è classica se poi ha quel suono pieno e col basso ci fa pure da contraltare quasi melodico, talvolta.  Definiti: “jazzcore”, una miscellanea fra modern jazz ed hardcore, mi domando cosa importi se è qui che abita la musica autentica. Un’esibizione da cui non si può che uscire (s)travolti.

Mariagloria Fontana

Foto a cura di Marco Ceccobelli su: Nerdsphotoattack