Zombie Zombie @ Monk [Roma, 14/Aprile/2017]

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Nuovo appuntamento con la Rome Psych Fest Nite, kermesse di concerti legata all’omonimo festival capitolino dedicato alla psichedelia in tutte le sue forme, stasera con protagonisti i francesi Zombie Zombie. La band si discosta di molto dai canoni noti ai più come tratti caratteristici del rock psichedelico, a partire dal fatto che non fanno proprio rock. Il duo transalpino infatti affonda le sue radici nell’elettronica sperimentale, contraddistinguendosi per quello che oggi si potrebbe considerare un legame quasi romantico con i supporti analogici che utilizzano. La prima sorpresa è che il duo non è più tale, infatti la formazione attuale comprende un terzo elemento, un altro batterista (tale Doctor Schönberg, che in precedenza ha militato anche negli Antilles e The Berg Sans Nipple) che fa da contraltare a Cosmic Neman, sotto gli occhi vigili (tranne quando suona di spalle) di Etienne Jaumet. E’ facile parlare di elettronica nell’era del digitale ad oltranza, suscita invece un profondo fascino primordiale assistere alla performance di una band come gli Zombie Zombie, il cui ultimo LP vero e proprio ‘Rituels D’Un Nouveau Monde’ risale al 2012, ma che successivamente è stato seguito da altre composizioni per colonne sonore di film e non solo. Lo show che portano in tour è quindi un riassunto di tutta la loro produzione, fatto di tanta sostanza, pochi fronzoli e forte di cavalli di battaglia quali ‘Rocket Number 9’ (che in realtà è una rivisitazione del brano di Sun Ra), che infatti chiude il set. E’ a tratti ipnotico vedere i due batteristi destreggiarsi tra percussioni, voce, rototom, bonghi, maracas e tamburelli, mentre al centro troneggia Jaumet alle prese con synth, drum machine modulare analogico, voce e anche sax. La sala del Monk, non piena ma neanche povera di presenze, sembra aver riunito il tipico pubblico di “pochi ma buoni”, che alterna momenti di ondeggiamento e saltelli durante i pezzi tendenzialmente più dance, ad altri di attenzione e talvolta anche di rapimento e astrazione. Un pubblico che apprezza e non a caso richiede a gran voce i bis al termine del set. Una lezione di stile e attitudine per tutti i musicisti moderni dediti al metodo “attacco il Mac e suono”.

Niccolò Matteucci

Foto dell’autore

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