Zombie Zombie @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Febbraio/2011]

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Confesso che stavo quasi per andarmene. Stanchezza, occhi che mi si chiudevano, neanche voglia di birra. Non prendetevela, chiunque voi foste a suonare in apertura di serata, se non ho dato attenzione alle vostre creazioni. Però, davvero, m’era quasi pesato uscir di casa dopo giornata infernale e dirigermi al Circolo (e, una volta arrivato, scoprire pure d’aver rotto una stanghetta degli occhiali). Benedetta sia la mia indecisione, per una volta, che mi ha fatto poi optare per il restare e vivere uno set spettacolare di tali Zombie Zombie.

Avevo ascoltato il loro ultimo lavoro, la loro rivisitazione delle colonne sonore di alcuni film di John Carpenter (intitolato, appunto ‘Zombie Zombie plays John Carpenter’), pensavo fosse gradevole, si, ma anche che dal vivo non sarebbe stato ‘sto granché. E, invece, questi due francesi mi hanno entuasiasmato! Etienne Jaumet, occhialuto, un po’ sovrappeso e con riporto orrendo, sta in piedi in mezzo a un mucchio di strumenti, un trionfo di synth e tastierine mentre Cosmic Neman, che pure ha un look nerdissimo con cappellino con visiera, giacca su camicia a quadrettoni e scarpe azzurre, prima di accomadarsi alla batteria, gioca con un miniregistratore: introdurrà poi praticamente ogni pezzo con una voce registrata (forse estratti dagli stessi film di Carpenter?), opportunamente ripetuta, rallentata, modulata o velocizzata.

S’inizia con il tema di ‘Assault On Precint 13’ (‘Distretto 13: Le Brigate Della Morte’) e quasi mi chiedo se siano la stessa band che ho ascoltato negli ultimi giorni! A far la differenza è soprattutto la batteria di Neman, dal vivo decisamente più potente: in particolare, i colpi su tamburi e grancassa son così intensi che, durante ‘Halloween’, mi è tornato in mente quello Steve Shelley che era alla batteria su quello stesso palco 4 mesi fa, in quel grandioso show di Michael Rother & Friends! Del resto, lo spirito dei NEU! con spruzzate di Kraftwerk è qui e convive con ritmiche punk funk, Corrieri cosmici e Rapture, e fra il pubblico del Circolo vedi tante teste che non possono fare a meno di ondeggiare, le espressioni facciali di Jaumet rispecchiano l’entuasiasmo dei presenti.

“Proviamo a fuggire da New York!” e siamo tutti Snake Plissken (“Chiamami Iena!” un cazzo, se permettete), le luci blu e il fumo che si spande dal palco sembrano lì apposta per richiamare la lugubre atmosfera della Grande Mela avvolta nell’oscurità, come nel film. Spazio anche per un po’ di sperimentazione, con Jaumet che suona il sax e Neman che si diverte col theremin, prima di aizzare il pubblico (praticamente senza sforzo!) ad applaudire, saltare, muoversi ancora. Non riescono neppure ad abbandonare il palco una prima volta, tant’è forte il boato “Ancora! Ancora!”. Quando poi riescono a guadagnare il backstage, devono tornare praticamente subito in scena, per suonare un ultimo pezzo che chiuda in bellezza la serata. Ripeto: gradevoli su disco. Ma -scrivo che è tardissimo e son ancora contento per il concerto, mi sia dunque concessa tale ultima, colorita e sentitissima locuzione- mortacci quanto spaccano dal vivo!

Piero Apruzzese

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