Zita Swoon @ Stabilimento Ippocampo [Terracina, 1/Settembre/2008]

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Devo far attenzione al chilometraggio. Alle pietri miliari. Il chilometro 104. La strada è la Pontina. Il giorno, un Lunedì che vorresti non finisse mai. Tra lo stupore e la curiosità la multinazionale belga Zita Swoon torna dalle nostre parti per la terza volta nel giro di due anni. La location è l’insolita scenografia naturale della spiaggia a metà strada (quasi) tra il Circeo e Terracina. Devo far attenzione ai folli al volante che sfrecciano ad un palmo dalla carrozzeria. Alla fame che selvaggiamente aumenta. Al cristallo vivo che radioso indica la giusta direzione. Intorno alle 21 si manifesta il “104”. E l’insegna luminosa e alta del comprensorio residenziale Onda del Circeo. Nella stradina semibuia e costeggiata da un campo da tennis in terra battuta si staglia parcheggiato l’enorme tour bus della formazione fiamminga. Una piccola casupola illuminata funge da guardiania dell’area. Proprio qui chiediamo informazioni sullo stabilimento Ippocampo. Una signora sorride e ci dice che in fondo a quel cancello c’è la strada da percorrere. Ci accompagnerà lei. Fino ad un certo punto perchè non sarà difficile, dice, trovare il mare. Siamo all’interno di una serie di casette bianche a due piani. Un enorme zona privata. Silenzio surreale interrotto solo da qualche TV accesa su Greggio e le veline. Spuntano agli angoli fogli A4 con su scritto “Zita Swoon” ed una freccia bianca ad indicare le svolte. Camminiamo divertiti e ancora increduli. Dopo qualche arzigogolo nei meandri bui del Lunedì sera sentiamo il rumore delle onde. La brezza e il profumo che sembra dicano ad alta voce: “forza da questa parte!”. La passerella porta direttamente al chiosco di legno e dunque allo stabilimento. Gli occhi sgranati sul cerchio strumentale messo in mezzo alla sabbia. Più giù il rimorchio adagiato vicino alle onde sembra un monolite. E’ tempo di soundcheck. C’è poca gente ma è evidentemente presto. Due tranci di pizza, due birre e due bombe (assolute) farcite di crema/cioccolato direttamente arrivate dal ‘Punto Dolce’ storico pasticcere di Terracina. Avevo mangiato bombolotti così buoni solo trent’anni fa ad Ostia Lido. Da quello là che le faceva arrivare dall’alto. Gli Zita Swoon hanno un nuovo album ma questa sera sarà ancora ‘Band In A Box’. La gente comincia a fluire. Amici, parenti e tanti giovani. Tantissimi. Alla fine sarà un sold out all’aperto.

Una serata senza parole. Quelle che non servono per testimoniare il miracolo della musica. Il 90% del pubblico (sono certo) non conosce la band. Ma alla mezzanotte e mezza sarà il tripudio. Rapimento. Ho visto e consigliato signore attempate e ben agghindate tuffarsi sul banchetto CD (per la prima volta i nostri avevano tre album ed una simpatica bag di stoffa), ho visto vendere almeno 100 CD, fare autografi, chiedere bis, ascoltato il rumore di pacche sulle spalle come rintocchi di campane. Ho visto una band fantastica. Che suona all’aperto (seguirà una simile data a Ravenna) come se suonasse in studio o in un club. Ho visto per la terza volta una band differente dalle altre. Stef Kamil Carlens mostra le spalle egualmente tatuate, indossa improbabili pantaloni da marajà con mocassino a punta nocciola e calzini bordeaux. Ma non importa. La sua voce calda guida un gruppo di talenti. Percussioni cubane, coriste africane e poi un pianista assatanato, un batterista mod e un bassista eclettico. Sotto l’attento sguardo della sua donna, Carlens dispensa sorrisi, ringrazia in italiano, beve vino rosso, cambia chitarre, improvvisa alcuni finali e sopprattutto danza come uno sciamano del far west travestito da David Bowie. La gente tutt’attorno e molto molto vicina non riesce a fermarsi. Mi giro all’indietro e non riesco a vedere il chiosco. La band è come sempre sorridente e trasmette l’alchimia a noi convenuti. Le stelle sono alte e carine. Un’unica luce approntata alla bene e meglio è appesa sul traliccio degli amplificatori. Quanto basta per scorgere tappeti rossi, borsette colorate, effetti, un coniglio su un comodino, un banchetto rosso, la track list sommersa dalla sabbia e l’odore del mare che si appiccia ai capelli. Scorrono i brani di ‘Camera Concert A Band In A Box’. Scorrono mai uguali a se stessi. Uno sguardo. Un innamoramento continuo. Verso la fine Stef ringrazia Marco (il coraggioso organizzatore che se ne è fottuto di pensare al cash, alla massa, al guadagno a tutti i costi), ringrazia un altro amico che domani sarà padre di Cristiano e a cui dedica la commovente ‘Me And Josie On A Saturday Night’. Gli occhi lucidi. Ma dove siamo? Una corsa al banchetto prima del bis. Acquisto la versione doppia del disco in questione. Faccio la tappa dei protagonisti per un autografo al buio. Spiego ad alcuni di loro il mio attaccamento alla maglia Zita Swoon. Il pianista replica: “ma grazie a te per essere venuto stasera”. Chi c’era ieri sera racconterà di aver visto due ragazzi piroettare sulla sabbia e fare foto alle proprie ombre sul fianco di un rimorchio laggiù verso il mare. Chi c’era ieri sera racconterà d’aver visto una meraviglia. Quando il mare incontra l’amore.

Emanuele Tamagnini

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