Zen Circus @ Init [Roma, 20/Maggio/2010]

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Penultima serata di “Soniche Avventure”: rassegna di band emergenti di scena tutti i giovedi, ospiti d’onore questa sera i Zen Circus. Sono le 23.30 circa all’init Club, circa 300/350 persone danno l’impressione della sala piena quando diventa tutto buio. La voce registrata di una vocalist che viene facile immaginare poco vestita fa: “Benvenuti in costa Smeralda, benvenuti a Porto Cervo, benvenuti al Billionaire” è chiaro subito che sarà una serata all’insegna del sarcasmo, quelli che tra i presenti sapranno stare al gioco usciranno molto divertiti. Sono in tutto 3 minuti di campionamenti di politici e personaggi dello spettacolo. Si riconoscono: Lele Mora, Corona e Borghezio che inveisce contro i musulmani che a suo dire hanno portato via ai nostri bambini i canti di natale, poi parte l’inno di Mameli e i tre pisani entrano sul palco.

L’attacco è affidato a ‘Gente di Merda’ il pubblico canta, qualcuno lancia sul palco dei miniciccioli, la band che per una volta non dovrà tirare i piccoli botti di capodanno tra il pubblico ringrazia divertita per questo rovesciamento di ruoli. Poi ‘Vecchi Senza Esperienza’, ‘Colombia’ e la liberatoria ‘Vent’anni’ con un cambio di strumenti in acustico che li porta a sonorità molto simili a quelle proposte dai Violent Femmes, forse anche perché il bassista della seminale band USA è stato produttore/musicista del loro penultimo disco ‘Villa Inferno’, il baffuto batterista Karim QQR si presenta con una batteria a 4 pezzi, manca la cassa e fare il ruolo della cassa c’è un timpano. Quindi il rullante, il charlie e un solo piatto. La forza di questo gruppo non è molto sull’originalità del sound, però le loro cabarettistiche uscite anticlericali, e soprattutto le azzeccate melodie vocali (specie nel loro ultimo ‘Andate Tutti Affanculo’) e i loro testi: diretti e efficaci, gli garantiscono un buon seguito qui a Roma. E nonostante sia l’ennesima volta che il trio pisano è di scena nella capitale il pubblico non manca mai. A circa metà set arrivano i due pezzi molto attesi, ‘Andate Tutti Affanculo’ che dà il titolo al loro ultimo lavoro e ‘Figlio di Puttana’ dove Appino lascia per larghi spazi il cantato al pubblico. L’ora e venti del concerto scorre veloce e divertente fino a ‘Canzone di Natale’ che chiude anche l’ultimo LP. E che mette in scena l’esilarante telefonata in pieno clima cenone fatta a uno spacciatore di fumo di nome Abdul. Poi c’è spazio per il delirio di ‘It’s Paradise’ che chiude tutto quando è quasi l’una di notte. 7 euro spesi bene per una delle band più fuori di testa del panorama nazionale.

Giovanni Cerro

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