Zen Circus & Brian Ritchie @ Circolo degli Artisti [Roma, 15/Marzo/2008]

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L’attesa esibizione dei pisani Zen Circus con al loro fianco Brian Ritchie, già storico bassista e fondatore dei Violent Femmes, inizia con qualche minuto di ritardo per via della partita della Roma che catalizza spettatori ovunque, persino al Circolo degli Artisti, attrezzatosi con tanto di maxischermo, e ruba un po’ la scena alla band. Ma niente paura, gli Zen Circus e Brian Ritchie, al loro seguito in veste di esclusivo “quarto componente”, nonché produttore della loro ultima fatica ‘Villa Inferno’, capovolgono una serata non proprio favorevole a causa delle suddette “contingenze sportive”. Nonostante l’esiguo numero di spettatori, gli Zen Circus sono carichi, appena saliti sul palco salutano scherzando: “Hello Cleveland”. Sono una forza della natura, carburano da subito e vincono la sfida ‘sportiva’ dando il loro meglio, fendendo le chitarre. La sezione ritmica ha un bel groove e i pezzi eseguiti catturano gli astanti. Un delirio di ironia, sound eclettico e intelligenza fra brani vecchi e nuovi. ‘Figlio Di Puttana’, ‘Vana Gloria’ e ‘Vent’Anni’ entusiasmano la platea romana che li canta a squarciagola, pogando, ballando, non riuscendo a star ferma. A metà concerto, Ufo, il bassista della band, scende fra il pubblico e va in mezzo ad un gruppetto particolarmente divertito in prima fila. È un intrattenitore nato come pure lo sono i suoi allegri compari di musica e bisboccia. Brian Ritchie, pezzo di storia del rock, si diverte e si vede, suona davvero qualunque cosa gli capiti sottomano: dal suo basso “mariachi”, alle chitarre sino allo xilofono e dà sfoggio di autoironia interpretando, durante l’esecuzione dell’accattivante singolo ‘Punk Lullaby’, sia la propria parte vocale che quella “femminile” (in un brioso gioco di falsetto, nda) interpretata da Kim Deal nella versione originale presente nell’ album. Intanto, Appino, cantante e chitarrista della band, perfetto frontman, dà prova di una vocalità versatile e poliedrica come lo è la loro musica. Fra un brano e l’altro ci fanno notare che uno dei pezzi eseguiti era “del gruppo di questo signore qui”, i Violent Femmes, ‘Kiss Off’ aggiungiamo noi, datato 1982. C’è tempo anche per i bis, richiesti a furor di popolo, perché sotto il palco nessuno vuole andarsene, desiderano tutti ascoltarli e ballare (noi compresi, nda). Ed eccoli tornare, a gran richiesta, con la cover di ‘Wild Wild Life’ dei Talking Heads, presente anche nel loro ultimo album, ed è il trionfo della festa, del potere della musica. Per poi proseguire con ‘I Wanna Be Sedated’ dei Ramones in una trascinante versione che vede, a sorpresa, un istrionico Ufo alla voce, credibilissimo anche in questa veste; energia e goliardia assicurate, impossibile non lasciarsi trascinare. Stasera gli Zen Circus hanno confermato che nel loro peculiare sound convivono tutte le band da cui hanno attinto, ma sanno giocare e rielaborare i riferimenti e proprio per queste capacità non somigliano a nessuno. Veri animali da palcoscenico, bei pezzi e ottimi musicisti. Alla fine, tornando a casa, non resta che canticchiare “quel motivetto che mi piace tanto”, quel verso ironico e micidiale che fa più o meno così: “mia madre è strana, mi dà del figlio di puttana e tra un MS e l’altra se n’è andata la mia infanzia”, ecc. ecc…

Mariagloria Fontana

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