Yuppie Flu + Studiodavoli @ Circolo degli Artisti [Roma, 25/Marzo/2006]

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Rockit, sito che si occupa esclusivamente di musica indipendente italiana, cambia dopo anni d’attività la propria veste grafica. Molti di voi (noi) citeranno un Masini all’apice dell’ispirazione esclamando ecchissenefrega!. Ma a noi la cosa frega, perché si dà il caso che i ragazzi di Rockit abbiano organizzato due interessanti feste per l’occasione: la prima a Milano, la seconda a Roma. Invitando per l’occasione gli artisti più richiesti della scena indie italiana. Rispettivamente: Offlaga Disco Pax e Baustelle per la serata milanese, Studiodavoli e Yuppie Flu per quella romana. Le premesse perché esca fuori una bella serata ci sono tutte, anche perché a Roma avremo la fortuna di ascoltare Remo Remotti con i suoi monologhi. Premesse che vengono purtroppo cancellate dai numerosi problemi fonici. Infatti l’impressione è che il volume del microfono o è troppo alto, o è troppo basso, o comunque stasera non dia di certo una mano a chi si esibisce.

Durante l’esibizione degli Studiodavoli si sente praticamente solo la voce della cantante, cosa che rende l’ascolto più difficile e mi suggerisce già dopo pochi brani di uscire fuori e aspettare la risoluzione del problema. Tra una cosa e l’altra fuori ci resto fino alla fine dell’esibizione degli Studiodavoli e rientro che Remo Remotti ha già iniziato a recitare i suoi monologhi più o meno incazzati. Questa si rivelerà la parte migliore della serata, infatti qui il volume alto non dà fastidio, ma anzi permette di sentire chiaramente ogni singola parola da lui pronunciata. Degna di nota la maglietta indossata dall’infaticabile, uno schiaffo ad un ministro della repubblica che recentemente ne aveva indossata una dai toni simili: Calderoli è una merda recita la scritta a pennarello sulla maglietta bianca.

Finita anche questa esibizione, è la volta degli Yuppie Flu. Purtroppo i problemi con il microfono continuano stavolta ancora più odiosi di prima. Fischia, non si riesce a regolare, a trovare un equilibrio tra voce e strumenti, costringendo il cantante ad abbandonare il palco in attesa di un nuovo attrezzo. Alla fine verrà sostituito, ma servirà a poco, perché qualcuno ordina al gruppo di chiudere in netto anticipo la loro esibizione (sono passati quaranta minuti scarsi dall’inizio). Peccato. Le premesse per una bella serata c’erano tutte, ma forse bisognava organizzare il tutto un po’ meglio.

Emanuele Avvisati

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