Yuppie Flu + Blueprint @ La Palma [Roma, 13/Marzo/2003]

430

Aprono la serata i romani Blueprint: si muovono ottimamente su coordinate Giardini di MiròMogwai, e quindi sono perfetti per introdurre gli Yuppie Flu. La connessione formale è infatti ovvia, visto che GDM e YF albergano presso la stessa casa discografica (Homesleep) e che Matteo Agostinelli (guit. e voc. degli YF) ha prestato la voce al ‘Pet Life Saver’ dei GDM (per la verità, ne è anche il coautore). Intrecciando melanconiche cantilene con un’ottima qualità timbrica strumentale, i Blueprint dimostrano una invidiabile padronanza del gergo post. Esalazioni sintetizzate avvolgono l’ordito armonico delle chitarre, mentre basso e batteria dialogano con un idioma minimale influenzato dall’algoritmo click’n’cut di un campionatore che non c’è. L’atmosfera che si forma nella sala è vera, ed è tiepida, stralunata, rilassante, conturbante. A voler trovare una nota negativa, si potrebbe mettere in forse il modo vocale un po’ troppo referenziale al cantautorato italico e non molto convincente sul piano della melodia; comunque la voce è saltuaria, occasionale, e non sembra rivestire un ruolo centrale nella musica dei Blueprint, che si presentano come una ennesima realtà capitolina interessante e da seguire.

Ma veniamo agli Yuppie Flu: tutto quello che ho letto di loro è vero. Che sono scazzati, dissonanti, disinteressati, ipnotici e sonnolenti. Trasportato ancora dalle onde dei Blueprint, mi ritrovo in uno stato di grazia a galleggiare beatamente sugli accordi informali, sul suono sgombro, sui teutonici glitch, sulla straniante rinolalia melodica. Non si tratta di narcosi, ma di rilassamento malinco-gioioso, in zona Notwist/Grandaddy. La musica non è infatti priva di mordente, di una certa aggressività tenuta a freno. Questa energia repressa attraversa tutta l’esibizione, e solo alla fine esplode, con una cavalcata isterica che sfoga – tamburine scagliato con appagante gesto liberatorio – tutta la tensione rock degli Yuppie Flu. L’ambivalenza sonno-veglia è testimoniata anche dal pubblico, metà sotto il palco, metà comodamente adagiato sulle seggiole della Palma a godersi il trasporto. Suonano quasi tutto il nuovo album ‘The Day Before The Day”, e una manciata di vecchi brani, incrociando il noise-pop con l’elettronica minimale e un’attitudine indolente pavementiana; scambiano pochi sofferti grazie con il pubblico, a mezza bocca, e niente bis. Risultato, nerd-tronic! Convincono e soddisfano pienamente. Concludo con una considerazione: gli Yuppie Flu sono indie, è vero, ma potabili e melodici; sono intelligentemente tecnologici, moderatamente noise, adorabilmente snob, ricercatamente pop. Perché no? Potrebbero sbaragliare anche presso il grande pubblico, dove non esiste concorrenza degna di nota. Non capisco come possano le majors non volerci mettere le mani sopra… peggio per loro (e meglio per noi).

Alessandro Bonanni

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here