Yuck @ Parco San Sebastiano [Roma, 30/Giugno/2011]

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Giuro, mi ci ero messo d’impegno. Dopo una settimana in cui ho presenziato al fantastico concerto di Caribou e Battles (leggi), al ritorno dei Primus condito da ginocchiata a un fianco per il sottoscritto e da bidone di Les Claypool e sua manager per un’intervista telefonica, perfino, convinto da un’amica con un accredito in più, al set dei Korn, quantomeno divertenti ora che sono poco altro che un gruppo di clown professionisti che portano avanti il loro circo, nonostante quell’odioso batterista sborrone, avevo accettato di buon grado la proposta del Boss ovvero assistere alla tappa romana di tali Yuck, un ultimo concerto in un giugno concertistico iniziato per il sottoscritto col monumentale e indimenticabile spettacolo degli Einstürzende Neubauten (leggi).

Pur conscio di avere a che fare con una band fresca di disco d’esordio, circondata da un certo hype della specie più dannosa (serata marcata NME, brrrr!), avevo promesso a me stesso che avrei ascoltato senza preconcetti. Avevo perfino messo su l’album, restando comunque perplesso leggendo di paragoni con Sonic Youth e Dinosaur Jr. Ma va bene, la prova live è un’altra cosa. Inoltre, il Parco San Sebastiano sembra veramente un bel posticino per concerti in queste serate d’inizio estate. Addirittura, avrei cercato di evitare ulteriori considerazioni, visto che qui giocano in casa, sugli indieglamojitari di cui potete leggere nel già menzionato report di Caribou + Battles (e vi garantisco che avrei tanto da dire).

Ad aprire le danze ci pensano The Singers, combo romano smaccatamente cresciuto a pane e indie rock di quei cazzo di anni zero. Sulla carta, ne direi tutto il male possibile ma sono costretto ad ammettere che, per qualche strano motivo , non mi sono dispiaciuti. Non comprerei mai il loro album, né li consiglierei probabilmente, ma “qui & ora” mi hanno divertito.

Tocca agli Yuck: anche qui due chitarre, basso e batteria. Chi comanda, decide di tagliare ‘Sunday Morning’ dei Velvet Underground rimandata dagli altoparlanti per farli inziare. Il primo pezzo promette bene, il secondo così così, al terzo decido già di sedermi. Il seguito… senza giri di parole? Una rottura di palle. Come si può supportare una band così giovane che non ha praticamente un minimo di presenza scenica? Quel batterista cicciotto con capigliatura afro è pure simpatico ma quella bassista giappo pare avere una scopa in culo. Lo posso perdonare a Wata dei Boris perché, per scatenare apocalissi, a lei basta lo strumento (a proposito, chi viene a vederli al Traffic il 4 luglio?) ma questa frangettona imbronciata, ecco sfido chiunque a trovarla anche solo non antipatica. Cazzo, un minimo da coinvolgimento almeno! Sul versante squisitamente musicale, non li vedrei male in una puntata di “OC”: il cantante/chitarrista ha una voce fin troppo pulita e perfino monocorde. Tra un pezzo e l’altro parlano col pubblico. Ci credereste? “E’la nostra prima volta a Roma!” “E’ bello qui!” “L’altra volta eravamo a Milano!” ripetute a mò di pappagallo da quasi ognuno di loro (la nippona pare anche muta). L’unica fiammella d’interesse è l’altro chitarrista, obiettivamente messo in risalto nel mix, e con un suono distorto, sporco, anche imperfetto magari. Ho sperato di vederlo illuminato dalla sacra luce degli Stooges e sfondare qualsiasi cosa. E’ lui a tener la baracca su livelli appena dignitosi. Ma niente, all’ennesimo brano spaccapalle decido che ne ho abbastanza. Mentre mi allontano, sento finalmente qualcosa deflagrare. Torno indietro, sento elettricità,  sonorità cazzute, abrasive, noisy, sento una voce sghemba e roca ed è del chitarrista di cui sopra. E finalmente ‘sti quattro si muovono e agitano un po’, rendendosi conto di esser su un palco. Ma è un fuoco di paglia. Per il brano successivo al cantato ci torna il vocalist “pulito” ed è un pezzo che sembra preso di peso da un film americano di quelli ambientati in un liceo, suonato dalla band alla festa di fine anno per permettere pomiciate varie. E’ ora di andarsene. Di buono gli Yuck hanno solo il nome che è anche il mio giudizio su di loro – sapete, prima della serata avrei anche sperato di evitarmi questa battuta ma davvero non ne posso fare a meno. Infilo le cuffie dell’Ipod. Dov’ero rimasto? Ah, si: “Watch out! The world’s behind you / There’s always someone around you who will call/ It’s nothing at all”.

Piero Apruzzese

5 COMMENTS

  1. Ahimè devo concordare con la recensione nonostante fossi uno dei pochi (credo) a conoscere e apprezzare l’album. Avevo visto prima qualche clip su Youtube e notato che erano alquanto “stiff”.
    Ci speravo comunque…
    In effetti la presenza scenica era praticamente nulla (l’anti Guy Picciotto) e le parole veramente di circostanza, dimenticabilissime (era meglio non dire nulla a questo punto, alla Blonde Redhead).
    Devo ammettere però che continuo a non capire quelli che vengono nelle prime file per parlare praticamente durante tutto il concerto. Sicuramente uno dei chitarristi non ha apprezzato e ci ha dedicato la canzone “Suck” (ma non penso molti abbiano colto l’ironia).
    Insomma non c’era per niente feeling.
    Sono purtroppo dispiaciuto perchè la loro musica onestamente mi piace. Ma cavolo un pò di animo!!!

  2. Ma sti Yuck sono davvero così male dal vivo? Il disco è molto buono a parer mio… E poi, ho sentito qualcosa dei Singers in rete e penso che di realtà così in casa nostra… averne. Perché non consiglieresti l’acquisto dell’album?

  3. Anche per me in studio sono meglio che dal vivo. E non so se sia un bene per una band così giovane aver tanto poco fuoco nelle vene sul palco. Per quanto comunque anche su disco mica eccezionali e, anzi, sopravvalutati, per quel che mi riguarda. Come ho scritto, avevo tutte le intenzioni di scriverne bene. Semplicemente, il peggior concerto visto quest’anno (e tanti sono recensiti su questo sito) e tra i peggiori mai visti.

    Riguardo ai Singers: non dico che non consiglierei l’acquisto sul disco (che, a onor del vero, non ho manco sentito), dico che a mio parere in un contesto simile sono divertenti, resta che non mi pare suonino niente di innovativo. Però lo fanno bene, di questo dò loro atto.

  4. Concertino-ino-ino di un grupettino-ino-ino, pompatissimi dalla stampa inglese (evidentemente in UK attualmente non ci sono altri gruppi pseudo-rock, tristezza) prima ancora che uscisse il loro disco (che cmq è caruccio e ha bei pezzi). 10 euro per 45 minuti di futilità, media-mediocre forma per ben poca sostanza (e pensare che 48 ore prima avevo visto gli Unsane, vabbè). Sui Singers – che tra l’altro ieri avevano più fan degli Yuck, bah – non mi esprimo per non cadere nel turpiloquio, ma spero di non sentirli mai più (o che almeno la prossima volta vengano annunciati nel programma così arrivo tardi o cmq me la prendo comoda, invece di rovinarmi la digestione per sorbirmi ‘sto ‘indie-anni-zero’ di quarta mano per ventenni sprovveduti suonato – a tratti pure male – da trentenni malcresciuti).
    Serata inutile, ma almeno la location è buona e faceva fresco.

  5. Io ero venuto per gli Yuck, incuriosito dalle MIGLIAIA di recensioni che li esaltano, per i 200.000 dischi venduti e per l’8,1 di pitchfork.
    Alla fine ho ballato e mi sono divertito TANTISSIMO con i The Singers, davvero una bella scoperta, allegri, un bel suono, per nulla noiosi e con idee diverse rispetto alla media. Non capisco come potete parlare male di loro.
    Invece me ne sono andato a metà del concerto degli Yuck, una delusione totale, roba già sentita e un freddume sul palco senza eguali!
    A saperlo mi sarei comprato il disco dei Singers invece che degli Yuck.
    M.

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