Ypsigrock @ Luoghi Vari [Castelbuono, 10-13/Agosto/2017]

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Ypsigrock è un gioiello custodito a Castelbuono, un paese di circa novemila abitanti situato nella provincia nord di Palermo. Questa comunità è dal 1997 che ospita con orgoglio un piccolo grande festival. Il nome deriva da “Ypsigro”, termine bizantino con cui veniva denominato arcaicamente questo luogo e che per gli storici significa “paese fresco”. Negli anni questo evento è riuscito a conquistarsi un notevole credito da parte degli appassionati di musica, non solo in ambito nazionale. Il merito è stato quello di saper coniugare al meglio una costante ricerca musicale, con le meraviglie e le tradizioni della terra che lo ospita. Un evento a misura d’uomo, un cosiddetto “boutique festival”, con al massimo 2500 presenze giornaliere, in cui il fruitore ha modo di farsi coccolare non solo dagli aspetti sonori, ma anche da quelli storici, paesaggistici e culinari. Tutti gli angoli del borgo si accendono di bellezza. Via Sant’Anna e corso Umberto Primo si vestono a festa, Piazza Margherita è colma di gente, i vari ristorantini tipici, il Cycas, Fiasconaro e il Cin Cin Bar sono i ristori più ambiti. L’associazione culturale “Glenn Gould” è riuscita nel tempo a creare con merito un’esperienza sensoriale dall’ampio respiro europeo, ma dal cuore profondamente siciliano. Ci si immerge in un territorio straordinario che mostra tutta la sua bellezza, lasciando il paese al centro del progetto e muovendosi trasversalmente dalle spiagge di Cefalù, fino a puntare al cuore del Parco delle Madonie. Affidandosi negli anni ad una regola ferrea quanto bizzarra denominata Ypsi Once, si ha la garanzia che nessuno potrà mai esibirsi due volte con lo stesso moniker sui palchi del festival. Alla XXI edizione potrebbe risultare una limitazione eccessiva, ma in realtà conferma la ricerca musicale come pregio e costante stilistica, mantenendo sempre alti gli stimoli, sia di chi organizza il festival che di chi ne fruisce. La line up anche quest’anno ci presenta Indie, alternative rock ed elettronica, unendo alcuni grandi nomi a scommesse emergenti del panorama internazionale. Inoltre ci sono le nuove leve selezionate tramite il concorso esterno “Avanti il Prossimo”. Eventuali possibilità per sorprendersi. Ai concerti si uniscono diversi eventi collaterali, come il workshop sulla professionalizzazione dell’arte organizzato con Doc Servizi, le mostre di varia natura e le visite guidate all’interno del castello. Le esibizioni musicali si alternano su quattro palchi, per un totale di dodici ore giornaliere. L’Ypsi Once Stage è quello principale, nel cuore di Piazza Castello, tra l’antico arco medievale, la grande scalinata e il meraviglioso maniero dei Ventimiglia, simbolo del paese e del festival. Il secondo per importanza è l’Ypsi & Love Stage, all’interno del bel Chiostro Settecentesco di San Francesco. Il Terzo è il Mr. Y Stage, inaugurato lo scorso anno, con sede presso la sconsacrata e ristrutturata Chiesa del Crocifisso. Il quarto è il Cuzzocrea Stage (dedicato alla memoria di Stefano, giornalista e amico storico del festival scomparso prematuramente), l’unico non collococato nel paese, si trova all’interno dell’Ypsicamping, immerso in una pineta dell’area attrezzata di San Focà, a sette chilometri dal centro abitato. Quest’ultimo palco è teatro ufficiale del party serale di benvenuto del giovedì, offerto dal duo elettro-rock locale dei When Due e dal dj set resident a cura Shirt vs T-Shirt.

Il venerdì la temperatura è diminuita di almeno 10 gradi rispetto l’afa dei giorni precedenti, alcune nuvole particolarmente minacciose coprono il cielo e sembrano inghiottire la montagna circostante. La saggezza locale dice che solo se provengono dal mare porteranno pioggia. Ci fidiamo ed infatti subiremo solo qualche timida ed innocua avvisaglia, che non pregiudicherà la buona riuscita della manifestazione. Alle 17:50 Sergio Beercock inaugura l’Ypsi & Love. Anglo-italiano di Enna, palermitano d’adozione, una carriera artistica divisa tra musica e teatro. Pubblica all’inizio di quest’anno l’album “Wollow” per 800A, partecipa al concorso “Avanti il Prossimo” e viene selezionato per esibirsi al Festival. Si presenta da solo sul palco: chitarra acustica, voce e loop station. Il suo fonico lo coadiuva processando e sintetizzando i suoni dal vivo. Ottimo folk-soul caratterizzato da presenza scenica, grande padronanza vocale e da una stratificazione attenta degli elementi. Bry chiude le esibizioni odierne nel Chiosco di San Francesco. L’artista irlandese, accompagnato da tre musicisti, propone un britpop di facile ascolto di matrice NME. Cantante e chitarrista mostra una voce ora piena ed ora in falsetto, con un appeal ed un look tra l’emo e il radical chic che conquistano i numerosi giovani presenti. Consuma la propria performance pescando dall’esordio omonimo del 2016, che va anche a ruba al merch. Esibizione gradevole quanto trascurabile, almeno per chi scrive. In anticipo di un giorno rispetto al programma ufficiale, l’Y We R a Marching Band, in camicia d’ordinanza rosa, accoglie il pubblico all’uscita del Chiostro e lo guida con gioia e trasporto lungo le vie centrali del paese. Nel frattempo raggiungiamo la Chiesa del Crocifisso per assistere alla performance degli Han. Il posto è gremito e nella struttura chiusa il caldo si fa sentire. La Chiesa, davvero molto suggestiva, ospita durante il festival anche la mostra di “Tinals”, basata sul nuovo progetto “Nicotinals”. Dopo musicassette e VHS è il turno dei pacchetti di sigarette, che assumono una nuova veste artistica grazie alle modifiche grafiche esterne ed interne a tema musicale. Oggetti da collezionare resi decisamente più stimolanti rispetto alle immagini delle campagne ministeriali. Chiaramente nella mostra è presente anche l’esposizione di una selezione delle tavole già edite che compongono la celebre collana “This is not a Love Song”. Il tempo di dare un’occhiata e alle 20:00 il duo italiano è sul palco. Voce femminile, laptop, tastiera e chitarra con i musicisti che si scambiano gli strumenti. Raffinati ed eterei. Cullano i presenti con una commistione elettroacustica leggera ed efficace, che diventa trip hop e vira su suggestioni che riportano alla metà degli anni ’90. Il gran caldo della sala farà alternare i curiosi e permetterà un ricambio tale da non far pesare troppo la capienza limitata di questa location. Il pubblico gradisce la mezzora di ottima fattura, che lascia ben sperare per l’esordio discografico in preparazione. Alle 21:20 i Cabbage accendono Piazza Castello. Il quintetto inglese di psych e post punk aggredisce senza tregua. Basso, doppia chitarra, batteria e korg. La voce stride e morde, dissacrante e molesta. Giovani e irriverenti. Dopo una ventina di minuti il cantante ed uno dei chitarristi si scambiano i ruoli. Per fortuna sul finale riprenderanno quelli classici ed il concerto ne gioverà a pieno. 45 minuti di tossicità e veemenza in cui “Young, Dumb and full of..” il loro esordio recente la fa da padrone. Alle 22:30 i Preoccupations prendono la scena. Sinceramente li preferivo quando si facevano chiamare Vietcong. Un disco omonimo realizzato per entrambi i moniker. Trovo il loro assalto sonoro spesso gratuito quanto confusionario, anche se a volte riescono a concepire passaggi molto più riusciti e concreti, come ad esempio accade nel finale del concerto. Un’ora che non aggiunge molto sullo stato di salute dello psych-noise, genere che spesso mostra autoreferenzialità. Molto del pubblico si lascia comunque trasportare dalle sfuriate del quartetto canadese e sembra apprezzare. Un quarto d’ora dopo la mezzanotte ed i Ride iniziano il loro show, che con una parafrasi leggera definirei: assolutamente di Cristo! Nati artisticamente ad Oxford nel 1988, alfieri della neopsichedelia inglese e padrini dello shoegaze, quattro album e vari EP all’attivo, si dividono nel 1996 per dissidi interni, dopo un esordio seminale e una deriva rock finale più convenzionale. Sono tornati sulle scene nel 2014 e discograficamente qualche mese fa, dopo ben 21 anni d’assenza. Con il convincente “Weather Diaries”, sembrano aver ritrovato lo smalto perso dai tempi del secondo album. Lo si vedrà anche dal vivo, così come mi capitò già a Barcellona due anni fa, ma oggi ancor meglio. Hanno raccolto grande attenzione già dal check pomeridiano, tanto da fargli esclamare dal palco rivolti ai presenti, che il concerto non era stato quello, ma sarebbe avvenuto la sera stessa. La scaletta sarà composta da: “Lannoy Point”, “Charm Assault”, “All I Want”, “Cali” e la title track dall’ultimo, “Seagull”, “Dreams Burn Down”, “Vapour Trail”, “Taste”, “Unfamiliar”, “Drive Blind” e “Like a Daydream” dagli esordi, una clamorosa “Leave Them All Behind” e “Twisterella” dal secondo e solo “Black Nite Crash” dall’ultima parte della vita precedente. Gli intrecci delle chitarre di Mark Gardener e Andy Bell, le loro voci e la suntuosa base ritmica formata da Loz Colbert e Steve Queralt, posseggono realmente un gran suono. Dispensano classe pura sia nei passaggi lisergici, che in quelli acidi e non si fanno pregare nemmeno nelle trame dream pop. Loro sono presi bene e lo si è visto anche nel pomeriggio incontrandoli a passeggio nel paese. Mark invita il pubblico a fare gli auguri ad Andy per il suo compleanno ed il coro si alza immediato. Sorridono anche quando lo stesso Andy ha un problema con il jack, che gli fa difetto proprio al momento di un suo stacco importante in “All I Want” e la band allunga prontamente il brano per farglielo ripetere e rientrare correttamente. Talmente euforici da decidere di cedere alla grande richiesta del pubblico e di eseguire un bis non previsto, che farà venire l’ansia al loro rodie, ignaro di quali chitarre dovesse preparare. Eseguiranno prima la recente “White Sands” e chiuderanno con una versione micidiale di “Chelsea Girl”, dopo un’ora e mezzo di livello assoluto. Giganti! Presi dall’entusiasmo ci rechiamo in campeggio e assistiamo al buon live elettronico del veneto Nularse, con la sua fusione di suoni acustici, voce e ritmiche solide, accolto molto bene dal pubblico e seguito dal coinvolgente dj set resident.

Il sabato il tempo migliora, rimanendo fresco e senza minaccia di pioggia, prima che un vento insidioso rubi la scena di sera. Poco dopo le 17:30 il Chiostro di San Francesco prende vita. L’italo-colombiana Estel Luz è un personaggio singolare. Armata di microfono, tastiera korg, pedaliera di effetti e loop station boss, scalda il cuore dei presenti con melodie vocali e ritmi dub, metriche spezzate e suggestioni etniche. Avvolgente e seducente, riesce a coinvolgere con estrema facilità. Nell’ultimo brano aumenta il beat e tutto il chiostro la segue battendo le mani a tempo. Saluta e ringrazia. Il francese Adam Naas che si esibisce dopo è ancor più particolare. Accompagnato da due sodali alle tastiere e sequenziatori, dispensa melodie di matrice black moderna ed una voce fuori dal comune. Lui è bianco e minuto, ma sembra avere una donna di colore robusta e dal timbro caldo e profondo dentro di sè. Blues, gospel e soul si mischiano senza soluzione di continuità in un’amalgama assolutamente ricco di fascino. Il pubblico ne è giustamente entusiasta e lo applaude copiosamente. Ci spostiamo subito per gli Amnesia Scanner, duo finlandese ma di stanza a Berlino, che imballano la Chiesa Del Crocefisso. Doppio laptop, proiezioni, macchina del fumo e luci strobo. Elettronica di rottura e rumorismo. Assalto psicosensoriale criptico e provocatorio. Verso la metà dell’esibizione si vira verso una downtempo acida, con voci stretchate e pitchate. Break beat lancinante e perverso. La chiusura è psichedelia digitale allo stato puro. Quarantacinque minuti di stile. Alle 20:30 Cristaux apre il palco di Piazza Castello. Si tratta del nuovo progetto del cantante degli Iori’s Eyes, voce chitarra e piano, accompagnato nel trio da un chitarrista, bassista, percussionista e da un secondo tastierista e percussionista elettronico. Il live è abbastanza fedele al disco, una commistione tra pop e art-rock di matrice eighties di buona fattura, che a volte lascia l’impressione di poter osare di più. Alle 21:30 il motorik dei Beak> si accende con destinazione paradiso. Il trio capitanato dalla batteria di Geoff Barrow, in un’ora esatta frulla krauti in salsa wave e sprazzi di post-punk evoluto con una maestria che inebria. L’occasione della rottura di una corda della chitarra dà modo di creare un simpatico siparietto, che sfata la leggenda di un Geoff ombroso e poco incline al suonare volentieri in Italia. Scuri e dinamici, voci filtrate e psichedelia glaciale, ipnotici e ossessivi. Sono in promozione per la recente colonna sonora del film “Couple in a Hole”. La scaletta è impeccabile: “Sex Music”, “Yatton”, “The Meader”, “Egg Dog”, “Brean Down”, “Broken Window”, “Wulfstan”, “I Know”, “When We Fall” e il bis con “Blagdon Lake”. Davvero enormi su tutta la linea e come dice qualcuno: “Meglio un ottimo e sano citazionismo, che una musica di merda!”. Rejjie Snow è un rapper irlandese ventiquattrenne dall’ascesa improvvisa, seppur ancora in attesa di pubblicare un vero e proprio album. Accompagnato da un dj dalla forte presenza scenica che fa anche il warm up e la chiusura del set, oltre a coadiuvarlo con sapienza nelle doppie, sfoggia un grande flow corposo e sfaccettato su ottime basi. Regge il palco molto bene e il pubblico salta e balla tutto il tempo, iniziando persino a pogare su richiesta e a cantare a cappella battendo le mani. Convincente ed inaspettato. I tedeschi Digitalism chiudono la serata con la loro elettronica di grana grossa, basse grasse, cassa dritta e big beat, virata totalmente sulla dance, ma con un approccio molto rock. Il duo è nascosto dietro grossi veli bianchi che li circondano completamente, su cui vengono proiettate luci e immagini, dimenandosi dietro le loro macchine come ossessi. Incitano la folla, che salta a tempo per tutti gli ottanta minuti dello show nel fomento generale. Non concederanno bis. Come noi del resto, troppo sfatti per proseguire la nottata in campeggio, perdendoci il live electro-rock dei bresciani Bruce Harper e il dj set resident conclusivo.

La domenica ha un clima perfetto, fresco e spensierato. Alle 17:20 la canadese Bobbypin apre le danze al Chiostro. Voce ed electronics, è in trio con una bassista e un tastierista. Mezzora di synth pop che scorre morbido e senza guizzi particolari. Alle 18:00 i Klangstof salgono sul palco. L’indie rock variegato del quartetto olandese-norvegese cambia totalmente l’atmosfera. Bordoni di tastiera su cui si inseguono crescendo elettrici di matrice post-rock. Brani sospesi dal cantato alternative-pop e dal richiamo anglosassone. Shoegaze etereo e psichedelico che non disdegna esplosioni rumoriste. Una gran cura dei particolari li mostra già maturi nonostante la giovane età. Un’ora scarsa davvero piacevole. Raggiungiamo la Chiesa Del Crocefisso dove è in programma il live di Aldous Harding. La cantautrice folk neozelandese propone una manciata di brani in cui esalta le proprie pulsazioni poetiche. Ha una voce sognante e sospesa e si accompagna con la chitarra semiacustica, la ritmica di un sampler e una tastiera suonata in maniera minimale da un musicista aggiunto. La proposta, che non è certo tra le più semplici, sembra soffrire eccessivamente delle condizioni ambientali, sia riguardo la temperatura alta, che al brusio dei soliti maleducati. Ciò nonostante saprà conquistare il pubblico presente (per fortuna rimasto orfano dei molesti e semplici curiosi), anche grazie ad un finale sempre più convincente. Edda è il protagonista del concerto nella suggestiva corte interna del Castello dei Ventimiglia, location esclusiva per quest’unico live e a capienza molto limitata. Oltre al cantante chitarrista, abbiamo Luca Bossi al basso, cori e alla tastiera e Fabio Capalbo al pad roland, percussioni e ai cori. “Signora”, “Spaziale”, “Picchiami” e “Un Pensiero d’Amore” sono i picchi di un’esibizione breve ma intensa, a cui l’ambiente raccolto dona forza ed intimità. Nella mezzora a sua disposizione, ha fatto sfoggio sia della sua voce inconfondibile, che della sua solita grande umanità. Loquace, empatico e in gran forma, ha grande interazione con il pubblico che mostra sempre e solo amore per lui. Neanche il tempo di uscire dall’interno del Castello che la piazza è già sold out e alle 21:00 i Car Seat Headrest salgono sul palco Ypsi Once. Il progetto di Will Toledo propone indie rock ben suonato, power pop alternativo e lo-fi, che diverte il pubblico del festival. All’ascolto però qualcosa sembra non convincere del tutto ed alcune soluzioni appaiono ancora irrisolte. Alle 22:15 tocca ai Cigarettes After Sex. Codeinici e fin troppo sospesi in un limbo di soffice aleatorietà, rischiano spesso di annoiare e alla lunga ci riescono pure. Presentano per intero il disco d’esordio senza aggiungere molto alle aspettative. Eppure l’hype su di loro era grande, tanto che molto pubblico li attendeva con ansia. Singoli a parte, che rimangono i brani più strutturati del lotto, il resto risulta abbastanza piatto e segue più o meno sempre lo stesso lancinante clichè. Impalpabili. A mezzanotte i Beach House prendono il loro posto. Notoriamente non brillano per dinamica, ma rispetto a chi li ha preceduti sembrano una band metal. Scherzi a parte, il trio di Baltimora sfodera le melodie giuste e la voce di Victoria Legrand si lascia apprezzare, seppur confinata nella propria indolenza. Cloroformici ma non pedanti, avvolgono il pubblico in una bolla e lo cullano in un dondolio cerebrale, che ovatta emozioni senza spegnere gli entusiasmi. Fondamentale in questo la chitarra di Alex Scally. Le proiezioni che accompagnano la performance risultano pienamente in linea con i suoni proposti, mai sopra le righe, così come i giochi delle luci. Minimali ma comunque essenziali. Il pubblico sottolinea con entusiasmo ogni riff che apre i brani, non solo i più famosi. Loro sembrano divertirsi sul palco e tutto procede liscio in una comunione di amorosi sensi. Non a caso li ritroveremo ad ore più tarde a bere al Cycas, con la cantante intenta ad abbracciare affettuosamente numerosi fan. Alle 4:30 saliamo in campeggio, troppo tardi per il live di dance elettronica suonata con strumenti tradizionali del promettente duo italiano Kassiel, ma con il dj set conclusivo dell’evento in pieno effetto. La crew Shirt vs T-Shirt quest’anno festeggia il decennale della propria residenza al festival e lo fa al meglio. Fabio Nirta e Roberto Vagliolise, animatori culturali di Cosenza e tanto altro, hanno gusto e mestiere, con quel tocco di insalubre fantasia che aiuta. Sarà loro il compito di guidare le danze nella sorta di redenzione collettiva orgiastica che è l’evento finale, in cui Il bosco si anima coinvolgendo lo spirito autentico degli Ypsini. Il culmine della celebrazione si ha poco dopo le 6:00, con il giorno che si insinua nella pineta. Un rito tradizionale in cui una grande scala di legno, viene alzata e sorretta al centro della pista da alcuni volontari. Vito è il protagonista. Storico mattatore locale, vi si arrampica fino in cima a ritmo di musica tra il fomento generale, seguito da chiunque abbia voglia, capacità e coraggio di farlo. La festa riprende e continua sfidando il freddo fino alle 8:30 del mattino, quando il sole porta via le ultime scorie. Si va via soddisfatti, svuotati e con il cuore e la mente arricchiti da incontri ed esperienze, sensazioni ed immagini. Lunga vita ad Ypsigrock!

Cristiano Cervoni

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