Youth Lagoon @ Monk [Roma, 18/Febbraio/2016]

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Alla soglia dei 27 anni – li compirà il 18 marzo – Trevor Powers può già permettersi di lasciarsi alle spalle Youth Lagoon, facendo calare il sipario sul progetto che lo ha consacrato, con un bottino di tre dischi di cui il primo, ‘The Year of Hibernation’, rimane certamente il pezzo forte della collezione. Non che il secondo ‘Wondrous Bughouse’ o il recentissimo ‘Savage Hills Ballroom’ pecchino in qualità, anzi, ma come spesso accade è lo sbocciare dell’amore il momento che si ricorda con più intensità quando si arriva alla sua fine. Un epilogo che ha sorpreso tanti, ma che certamente non implica l’abbandono del mondo musicale da parte dell’artista americano. Al Monk, per la prima e ultima data romana di Youth Lagoon, accorre un discreto numero di persone già dall’esibizione senza guizzi dei Mild High Club, progetto psych-pop dell’Illinois che, se su disco – l’esordio ‘Timeline’ – ci aveva convinti, live lascia alquanto indifferenti. Al contrario, sorprende più che positivamente il concerto degli Youth Lagoon. Accompagnato da altri tre musicisti, Trevor Powers regala al pubblico romano un’esibizione emozionante, merito in primis del suo timbro vocale così personale, così ammaliante. La scaletta, introdotta da ‘No One Can Tell’, dà giusta preponderanza all’ultimo ‘Savage Hills Ballroom’, un’opera più cantautorale rispetto ai dischi precedenti, dai quali invece saranno eseguiti tre estratti ciascuno. Se la prima parte dell’esibizione convince, è dallo splendido strumentale ‘Doll’s Estate’ e dalla successiva, suggestiva ‘July’ in poi che il concerto rivela tutto il talento del musicista americano, il quale, a dispetto dei toni sognanti della sua proposta artistica, sul palco mostra un approccio molto fisico che infiamma gli animi. I due bis – una ‘Mute’ monca di alcuni versi e la soffusa ’17’ – pongono fine all’ora abbondante di spettacolo, tra gli applausi del pubblico per il riccioluto artista e i suoi sodali di palco. Ne è valsa davvero la pena poter godere almeno una volta di una testimonianza dal vivo di ciò che è (stato) Youth Lagoon, al culmine di un quinquennio di carriera prolifico e valido. Scopriremo ora se Trevor Powers ci riserverà nuovi scenari artistici in futuro. Le attese sono alte.

Livio Ghilardi

Foto dell’autore

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