Yo La Tengo @ Teatro Antoniano [Bologna, 30/Ottobre/2015]

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C’è uno accanto a me che ride ad ogni parola di Ira Kaplan (fondatore, chitarrista cantante degli Yo La Tengo). Ride anche quando biascica qualcosa fuori dal microfono. Durante le canzoni scrive su facebook e poi mentre il brano sta per finire solleva gli occhi, posa il telefono, mette le mani una di fronte all’altra pronto per il clap e appena finisce il brano urla “uuuhhhh” applaudendo fragorosamente sperando di essere il primo a farlo. Poi si china di nuovo sullo smartphone. Ecco, ci siamo ridotti così. Flashback. Yo La Tengo, live all’Antoniano, nove anni dopo l’ultima volta a Bologna. Amo tanto, davvero tanto la band su disco (‘Summer Sun’, ‘Fade’, ‘Prisoners of Love’ i miei tre preferiti) ma dal vivo è la prima volta e ovviamente non me li lascio scappare nella comoda e accogliente atmosfera teatrale. Oggi è il momento di promuovere l’ultimo ‘Stuff Like That There’, album di cover, sequel di quel lontano ‘Fakebook’ uscito 20 anni fa. Non è che poi sia una novità per gli YLT fare delle cover visto che sia i live che i vecchi lavori in studio son zeppi di riscoperte di gruppi conosciuti o meno, anzi per lo più sono perle dimenticate un po’ da tutti. Strumentazione e atteggiamento vanno in parallelo, cioè minimal. I quattro sono tutti sulla stessa linea di palco, batterista/cantante compresa che ha una batteria essenziale di tre pezzi e che suona in piedi. Un concerto 2015 degli Yo La Tengo è esattamente come te lo aspetteresti (in teoria): compassato, semplice, onesto ma nulla di trascendentale. I brani presentati nella prima parte sono quasi tutti tratti dal nuovo disco, eseguiti pari pari e anche in maniera soporifera. Filano via nella loro anonima bellezza (questo è fuori discussione) come la spensierata ‘Butchies’ Tune’ dei Lovin’ Spoonful o ‘Summer’ presa proprio da ‘Fakebook’. ‘My Heart’s Not In It’ ha atmosfere Motown ma è inutile elencare la solita scaletta. Vorrete sapere la mia impressione immagino. Beh la prima parte ha annoiato abbastanza, lo confesso. Forse avevo li avevo idealizzati. Non pensavo fossero così umani ecco. Li pensavo extraterrestri. Al 45′ invece c’è persino la pausa caffè/the (boh) e la band ritorna sul palco dopo 15 minuti. Ma non è una seconda parte diversa dalla prima perchè lo stile è sempre quello. Speravo in una sterzata più “psych” ma niente da fare. A conferma che le canzoni da 2/3 minuti hanno la priorità su tutto il resto la seconda parte si apre con ‘Somebody’s in Love’ e poche sono le speranze di ascoltare altro. Il concerto scivola via tiepido e per me noioso nonostante gli “uhh” del vicino e dell’intero Antononiano. Nei bis però gli Yo La Tengo mi inteneriscono con tre ninne nanna deliziose, prima una ‘Gee the Moon Is Shining Bright’ dei Dixie Cups assolutamente riadattate al loro stile e poi con ‘Take Care’ dei Big Star, con cui si commiatano in silenzio, dissolvendosi piano piano. Sarà che le cover, anche se ben fatte, ben riarrangiate, in maniera originale e perfettamente adatte al contesto rimangono comunque cover, sarà che avevo elaborato troppo la serata, sarà tutto ma mi sono emozionato solo sui bis. ‘Take Care’ mi ha lacerato il cuore lo ammetto, il resto molto molto meno. Ma resta una band a cui non si può non volere bene.

Dante Natale

Foto DNA Concerti

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