Yeti @ Zoobar [Roma, 26/Gennaio/2006]

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Fa Freddo. Mentre a Torino sta avvenendo l’incredibile, mi dirigo in macchina verso Testaccio. Destinazione Zoobar. Ad esibirsi ci sono ben tre gruppi. I romani Shine e Shadow Line, e questo nuovo gruppo, gli Yeti, capitanati da John Hassall, già basso nei Libertines. Ma andiamo con ordine. I primi a salire sul palco sono gli Shine. La loro musica ricorda vagamente i primi Radiohead e Jeff Buckley, con qualche breve inserto post-rock tra una nota e l’altra. I quattro non mi stendono, ma si vede che hanno delle buone idee, e, soprattutto, la stoffa per realizzarle, lasciando comunque una buona impressione generale. Stesso discorso vale per gli Shadow Line, che si esibiscono immediatamente dopo. Anche se le loro chitarre distorte tendono decisamente verso sonorità più aggressive di quelle degli Shine. Nonostante alcuni pezzi veramente meritevoli (purtroppo ignoro i titoli), a lungo andare li ho trovati un po’ stucchevoli. Da risentire. Dopo una lunga pausa è il momento degli Yeti. Questi ragazzi rappresentano indubbiamente la miglior cosa uscita dalle ceneri dei Libertines. C’è chi, archiviata l’esperienza libertina, decide di continuare a far parlare di sé scegliendosi la ragazza modella e finire sulle prime pagine dei tabloid per le storie di abusi ed eccessi, tentando invano di ridecollare con un nuovo gruppo; c’è anche chi si prepara alla carriera solista, pubblicando nel frattempo una raccolta di pezzi più o meno rappresentativi (nulla di originale, solo una semplice compilation di pezzi altrui) e passando attraverso i Dirty Pretty Things (i Libertines senza Doherty e Hassall); infine, c’è, chi come John Hassall decide di far parlare di sé continuando a fare musica, buona musica, lontano dai tabloid, dai palchi del Live 8, dai problemi giudiziari. Nascono così gli Yeti, che di libertino hanno ben poco, ma piacciono (forse) soprattutto per questo. Ora Hassall canta e suona la chitarra, accompagnato da altre due chitarre (di cui una acustica), un basso e una batteria. Il suono non è più quello grezzo, sporco, istintivo che aveva caratterizzato il precedente progetto. Ora si sente molto più uno spiccato gusto per il pop anni ’60. Perché la musica degli Yeti è pop, pop anglosassone, a tratti solare, con qualche influenza ska (‘Keep Pushin’ On’) e blues (‘Midnight Flight’, una delle più belle ieri sera). A breve (un paio di mesi, a detta del loro rivenditore di magliette e 7″) dovrebbe uscire il loro primo LP. Sperando che stavolta riescano a durare qualcosa in più di un paio d’anni.

Emanuele Avvisati

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