Xavier Rudd @ Villa Ada [Roma, 7/Luglio/2015]

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Ogni volta è una salvezza per sé e per tutti, come 3 anni fa, quando la stessa sera di Xavier Rudd c’era anche il concerto de Lo Stato Sociale. Ieri sera invece c’era Robbie Williams. 
La morale è: quando questo ragazzone australiano passa per Roma c’è sempre uno specchietto per le allodole che fa sì che ai suoi show ci sia solo la gente giusta, tenendo lontano gli “eventisti” rumorosi dal selfie facile. La cornice è sempre la splendida Villa Ada, racchiusa tra i suoi alberi che si specchiano nel lago, un rifugio per lo spirito ed una terapia, quella di Xavier, sempre efficace nonostante i cambi di formazione, band, sound e quant’altro. 
Ieri è andato in scena lo spettacolo a supporto dell’ultima fatica in studio ‘Nanna’ (evitiamo facili ironie sul nome!) partorito in collaborazione con The United Nations, un collettivo di musicisti con le provenienze più disparate, che ha come obbiettivo quello di centrare una multiculturalità sonora genuina, coinvolgente e globale.
L’esperimento trova facile appiglio in brani e sessioni caratterizzati da un sapore sostanzialmente tendente al reggae, per quanto non sempre fedele ai canoni standard del genere, poiché arricchito di variopinte sfumature, da quelle più ritmate e spensierate ad altre più spirituali e solenni.

Non mancano naturalmente anche alcuni brani del repertorio passato di Rudd, in versione riarrangiata, come ad esempio ‘The Mother’ (contenuta in ‘Food In The Belly’, 2005 nda), e riproposta in una sorta di mash-up con la celebre ‘Come Together’ dei Beatles, fino ad estratti dal più recente ed acclamatissimo ‘Spirit Bird’ (2012) del quale gran parte del pubblico sembra ricordare molto bene ‘Follow The Sun’. Il numero ed il coinvolgimento dei presenti alla serata è considerevole, motivato con ogni probabilità da un passaparola che, chi assiste ad un suo live, fa con entusiasmo verso amici e conoscenti, un sistema che rende meglio di migliaia di cartelli e locandine sparse in ogni angolo della città. Partendo dal presupposto che uno spettacolo di Xavier Rudd non delude mai e lascia sempre qualcosa di prezioso nell’anima di chi vi partecipa, non mi sento di bocciare l’esperimento musicale condotto con gli United Nations, molto belle in particolare le interazioni con le due cantanti Alicia Mellor e Georgia Carowa, come nel brano ‘Flag’, ma personalmente preferisco Xavier in versione base, one man show o al massimo in trio, a destreggiarsi con slide guitar, percussioni e soprattutto didgeridoo, il suo cavallo di battaglia, ieri sera usato principalmente soltanto in apertura di concerto ed a ridosso della fine, troppo poco. Probabilmente la voglia di non standardizzarsi o rendersi in qualche modo “prevedibile” ha spinto nuovamente l’artista australiano a sperimentare ed esplorare nuovi territori musicali e non solo, come ai tempi di ‘Koonyum Sun’ (composto nel 2010 con gli Izintaba). Un tipo di scelta comunque rispettabile, anche se non rispecchia esattamente “quello che uno si attende da Xavier Rudd”, che rimane sempre e comunque fedele sia a se stesso che alla sua devozione verso l’arte, la natura e l’armonia che instaura tra esse. 
Il finale è di quelli che manda tutti a casa (anzi… a Nanna !) con il sorriso e i brividi, impresa non facile con le temperature torride di questi giorni, ‘Spirit Bird’ (il brano che dava il titolo al penultimo disco) come ultimo bis è una carezza sull’anima, dapprima iniziata da solo, chitarra e voce, ed alla quale si sono poi aggiunti gli United Nations, per rafforzare il coro a cui stava già partecipando tutto il pubblico di Villa Ada. Un momento magico, commovente, conciliante, intimo e corale contemporaneamente, di quelli che solo questa magnifica creatura della Madre Terra, identificabile spiritualmente come un Bob Marley dei nostri giorni, è in grado di regalare.

Niccolò Matteucci

@MrNickMatt

Foto Chiara Yaya Gentile

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