Wolf Parade @ Salumeria della Musica [Milano, 27/Maggio/2010]

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Alla Salumeria della Musica non c’ero mai stato e pecco subito di fiducia arrivando davanti al locale poco prima delle 22, orario indicato come inizio del concerto dal sito del club. Così facendo mi perdo i danesi Oh No Ono e i finlandesi Joensuu 1685. Parlando in giro scopro poi che il tutto è iniziato alle 20:30 in una sala ovviamente semideserta. Ahimè non è la prima volta che a Milano le indicazioni sull’inizio dei concerti sono quantomeno criptiche e poco attendibili. Mi risulta davvero difficile capire il motivo di tanta approssimazione e non mi rimane che sperare in tempi migliori, anche se ormai ci spero da più di quindici anni!

Il quartetto canadese è in giro per l’Europa a presentare i brani del nuovo e imminente (21 giugno) ‘Expo 86’ e a distanza di quattro anni e passa ripassano anche da Milano. Quel giorno non andò particolarmente bene: pochi presenti ed un coinvolgimento del pubblico quasi inesistente, molti erano lì solo per i sopravvalutati We Are Scientists. Oggi le cose sembrano andare un po’ meglio, c’è una presenza di pubblico discreta e meno hype nell’aria. Poco prima delle 22:30 i canadesi attaccano con ‘It’s A Curse’ dal fortunato primo album e praticamente serve da soundcheck visto che i cambi di settaggio dalla zona mixer sono continui. Si nota subito uno Spencer Krug sempre più imbolsito dietro alle tastiere ed un Dan Boeckner particolarmente on fire. Già al secondo pezzo Krug ci avverte che presenteranno parecchi nuovi pezzi ed attacca con un pezzo cantato da lui, se non erro ‘Cloud Shadow Of The Mountain’: veloce con strati su strati di tastiere e una voce sempre sopra le righe. Il pubblico applaude, ma si nota che non ha fatto una grandissima impressione e la successiva ‘Soldier’s Grin’ avvalora questa tesi. Brano decisamente più immediato e sentito dal pubblico, tanto che qualcuno inizia a canticchiare. Purtroppo la resa sonora non è delle migliori con le tastiere sempre in primo piano e le chitarre che faticano ad uscire. Il gruppo quasi stupito dalla reazione del pubblico ringrazia e fa notare che rispetto alla passata calata milanese la situazione è molto migliore. Segue un altro pezzo nuovo, questa volta ‘Ghost Pressure’ cantato da Boeckner e l’impatto è notevole. A metà tra new wave e post punk con un ritornello accattivante e immediato. Così a primo ascolto potrebbe benissimo essere il primo singolo dell’album. Torna poi alla voce Krug e piazza ‘What Did My Lover Say?’, altro nuovo brano abbastanza riuscito, soprattutto nella sofferta linea vocale. Poi si susseguono quelli che suppongo siano alcuni bravi nuovi e le più leggere e facili ‘This Heart’s On Fire’ e ‘I’ll Believe in Anything’. Nota di merito poi per la diretta ‘Palm Road’, nuovo pezzo cantato dal chitarrista e soprattutto per la conclusiva e desertica ‘California Dreamer’. Breve pausa e i quattro tornano per tre pezzi, tra cui l’attesissima ‘You Are A Runner And I An My Father’s Son e i dieci epici minuti di Kissing The Behive. In definitiva un buon concerto a tratti rallentato dal cospicuo numero di nuovi brani, che paragonati con quelli dei precedenti album almeno in sede live non sembrano reggere il confronto.

Chris Bamert

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