William Basinski @ Casa delle Armi [Roma, 17/Novembre/2014]

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Nico Vascellari porta a Roma tutto il suo universo, tra musica e arte performativa e lo fa in grande stile: oltre a una mostra alla galleria Monitor a Palazzo Sforza Cesarini (fino al 17 gennaio), per tre settimane stabilisce il suo studio/atelier Codalunga alla Casa delle Armi al Foro Italico, l’ex aula bunker: dopo una inaugurazione su invito, con performance in compagnia di Marina Abramovic, concerto di Arto Lindsay e un nutrito parterre di ospiti tra cui l’odiosa Victoria Cabello, l’immancabile Roberto D’Agostino fino addirittura a Ben Stiller (in Italia per girare il seguito di “Zoolander”, ndr), la residency prosegue con un programma fitto, con ospiti da Dominick Fernow (Prurient, Vatican Shadow) agli ex Negazione fino a Luigi Ontani e Carlos Casas, curatori, tra le altre cose, di grafiche e video dei Ninos Du Brasil. Lo stesso duo Vascellari-Fortuni chiuderà la serie l’8 dicembre. Presenzio, in dolce compagnia, alla serata del 17 novembre, in occasione del concerto di William Basinki: organizzazione impeccabile, gli eventi sono gratuiti previa prenotazione, e le liste ordinatissime. All’interno, in una struttura di legno fanno capolino i neon con scritto Codalunga e VVHC (Vittorio Veneto Hard Core) e il dj set di Ben Saadi accompagna l’attesa, scorgo Vascellari in compagnia di Enrico Ghezzi. La performance di Basinski si tiene in fondo alla sala, il compositore texano introduce subito la sua performance intitolata ‘Cascade’, a illuminarlo solo un faro blu e un visual dello storico collaboratore James Elaine che riprende uno scorcio di mare con riflessi luminosi: il loop in questione, suo marchio di fabbrica, riguarda un estratto di piano, probabilmente sovrapposto e ritardato, su note acute. La sensazione è struggente, notturna, comincia a far capolino un rumore bianco bianco che diventa sempre più preponderante fino a coprire, al climax della performance, tutto il suono. C’è chi segue sdraiato con gli occhi chiusi, molti ascoltano rapiti, compreso lo stesso Vascellari, ma bastano una bottiglia di vetro che cade e un cellulare che squilla, con conseguente occhiataccia di Basinski stesso, a scalfire la magia e a rovinare il pathos, non bastasse il vociare dall’altra parte della sala, tuttavia attutito. Provando a riprendere la concentrazione, il rumore comincia a scemare, le note suonano sempre più lente e la luce del visual vira verso l’alba, come fosse trascorsa un’intera notte davanti al mare. Una piccola pausa prelude a un ulteriore breve loop che inizia con un violino e prosegue con altri archi, una veloce armonia ripetuta un paio di decine di volte, sufficienti perché la abbia in mente ancora ora, sembra un’altra composizione e invece è una sorta di coda, molto slegata dalla performance principale. Il silenzio e un inchino dell’artista, con i conseguenti applausi, sono il segnale della fine di un’esibizione misurata, minimale quanto suadente e ipnotica, di classe.

Piero Apruzzese

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