Wildbirds & Peacedrums @ Init [Roma, 29/Novembre/2008]

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Poteva essere l’ennesima coppia. Di fatto, per gioco, per finta, di famiglia, legale. Poteva essere l’ennesima coppia musicale. Un trend inflazionato negli ultimi anni. Inflazionatissimo. Invece Marias Wallentin e Andreas Werlin, moglie e marito lo sono davvero. Un elemento “forte” per farsi così chiamare Wildbirds & Peacedrums. Un album di debutto – ‘Heartcore’ – assai ben accolto e già quasi messo in archivio visto che gli scandinavi in Primavera ne avranno un secondo da sfornare.

E’ il Sabato dell’Init. Con le sonorità “Lupercalia” di Gianluca Polverari. Con le facce amiche ma anche con tanti visi stranieri. I W&P attirano la curiosità che andrebbe sempre nutrita in questo campo. Batteria e voce. E quel qualcosa in più donato dall’esuberanza di Marias. Capelli, voce e fisionomia similissimi ad un profumato incrocio tra Leslie Feist e Joan Wasser. Nell’ombra anche Joanna Newsom e Scout Niblett. In alcuni timidi frangenti. Coraggiosa proposta. Andreas è il tappeto su cui la consorte ricama con vera ispirazione il fulcro dei brani di un album altrimenti noioso. Perchè scarno. Minimale. Ma dal vivo le cose cambiano. Soprattutto nei momenti percussivamente più rutilanti. Marias viene impossessata da una sorta di spiritual tribale per poi repentinamente calarsi in momenti riflessivi dove la sua voce smooth scalda e ammalia.

Usa un tamburo, scheggiando alcune bacchette per la tanta foga, usa una sorta di harmonium che sembra un sitar, tamburella, si siede al piano e batte i tacchi per dare ritmo. Ulteriore. Mentre il biondo maritino diviene eclettico nel suo strambo e variegato modo di suonare la batteria.

Il pubblico applaude. Il concerto dura poco meno di cinquanta minuti. Tempo sufficiente per ascoltare un brano inedito, per concludere un sabato cristallino, per non sentire la pioggia che cade. Piccole, grandi gioie. Le più belle, perchè semplici.

Emanuele Tamagnini

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