Wild Nothing + The Wave Pictures @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Novembre/2012]

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Quante volte nella vita vi è capitato di avere una seconda occasione, in tutto e per tutto uguale alla prima che avevate penosamente sprecato? A me che sono twenty-something già da un pezzo non era mai successo, almeno fino a questa sera. Ma andiamo con ordine: il 22 novembre del 2010 mi presentai al primo live romano di Wild Nothing arrivando con estremo ritardo per colpa di una coppia di amici di Pittsburgh, unici tra gli americani che ho conosciuto (o di cui ho sentito parlare) ad avere una visione “latina” degli orari degli appuntamenti. Mi trovai quindi davanti a Jack Tatum e soci quando il concerto era più vicino agli encore che al brano d’apertura, maledicendo me stesso, ma indubbiamente di più il prossimo, per essermi perso gran parte di quello che per me era un evento molto atteso. Il punto di forza della prima produzione a firma Wild Nothing è stato per me la loro clamorosa longevità. Molto raro è infatti che un album completo resti come ospite graditissimo per ben due anni nel mio iPod, tanto a lungo da fare la staffetta con quello successivo. Così il 22 novembre del 2012, esattamente due anni dopo (neanche a farlo apposta, o forse si), mi ritrovo a controllare nervosamente l’orologio fin dall’ora di cena per il timore di perseverare nell’errore e tardare nuovamente all’appuntamento con la (one man) band di Brooklyn.

Ma il calendario mi ha dato una nuova possibilità ed oggi è il mio giorno fortunato quindi alle 22 (numero dal quale ormai sono ossessionato) arrivo in un Circolo degli Artisti che già presenta una più che discreta cornice di pubblico. Passano una manciata di minuti e sul palco si presenta il trio inglese The Wave Pictures, “gruppo spalla” abbastanza curioso se pensiamo che ha prodotto ben cinque album in più rispetto all’headliner di serata ed è attivo da fine anni ’90, quindi con almeno dieci anni di anticipo rispetto alla partenza del progetto dream pop di Tatum. La loro esperienza li aiuta a riscaldare gli incappottati avventori del Circolo che si sollazzano piacevolmente di fronte ad un repertorio ricco di melodie tali da catturare l’attenzione anche del più distratto e ciarliero dei presenti.

Verso le 23 Jack Tatum e i suoi musicisti salgono sul palco e danno il via alla loro performance con ‘Shadow’, primo singolo estratto dal loro più recente lavoro ‘Nocturne’. I primi sei brani si susseguono con uno schema ben preciso: quelli dispari sono estratti dal nuovo album mentre i pari fanno parte della produzione passata, composta dall’album d’esordio ‘Gemini’ e il formidabile EP ‘Golden Haze’. Il resto della scaletta, quindici brani in tutto, segue più o meno lo stesso meccanismo ponendoci di fronte ad una setlist che orienta di molto le sensazioni con le quali accogliamo il concerto. Infatti questa sorta di ping pong insistito non fa altro che mettere a paragone brani capolavoro con altri solo sufficienti, facendo sembrare allo spettatore di essere trattato alternativamente con bastone e carota e soprattutto mettendo a nudo i limiti del nuovo album, non pessimo di per sè, ma senza dubbio meno ispirato rispetto al precedente. Ciò che ne scaturisce è un calo di atmosfera deciso quando si passa dall’estasi di brani come ‘Live in Dreams’ all’impassibilità dinanzi alle note della debole ‘Rheya’, stritolata ancor di più dalla successiva ‘Gemini’.

I brani che hanno fatto conoscere Wild Nothing hanno avuto la capacit‡ di cristallizzare dei momenti della vita di chi li ha ascoltati ed è per questo che durante ‘Golden Haze’ lasciandomi trasportare dalla musica mi torna alla mente l’inverno di due anni fa, quando questa canzone ascoltata a ripetizione dall’autoradio mi fece compagnia nell’infernale traffico romano in uno di quei giorni di pioggia in cui la velocità di crociera cittadina si assesta sui 10 km/h, quando va bene. Sesto brano in scaletta è ‘Chinatown’, a cui bastano i primi due secondi introduttivi per far partire un urletto di gioia (contenuto, che se no rovinerebbe l’atmosfera) da un manipolo di fan sparsi per la sala. Questo semplice quanto rapido segnale dice però molto sulle presenze della serata: la maggior parte sono innamorati della prima ora, legatissimi ai brani pubblicati nel 2010. Tra gli altri pezzi meritano menzione ‘Only Heather’ e ‘Nocturne’, due tracce che hanno conferito una patina di maggior maturità al più recente disco, il quale si è affrancato dalla dimensione “da cameretta” del suo predecessore (comunque più convincente) ospitando anche una sezione di archi nel brano di apertura. La scaletta “regolare” si chiude con ‘Paradise’, uno dei fiori all’occhiello di ‘Nocturne’, ideale per la chiusura del concerto, o almeno della sua parte maggiormente consistente. Infatti dopo un paio di minuti Tatum e soci torneranno sul palco per dedicarsi agli encore rappresentati, e non poteva essere altrimenti, da due brani tratti da ‘Gemini’: ‘Our Composition Book’ e ‘Summer Holiday’. Uscendo dal Circolo, dopo l’occhiata di rito al banchetto del merchandising, inizio a pensare a quel noioso proverbio tanto valido quanto basato sul nulla, quello in cui si sostiene che se le cose accadono due volte si ripeteranno per forza anche una terza. Ed è lì che capisco che per quanto manchino più di 700 giorni so già dove sarò il 22 novembre 2014.

Andrea Lucarini