Wild Nothing @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Novembre/2010]

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Esiste un filo conduttore che lega indissolubilmente alcuni dei più grandi capolavori musicali sbocciati in terra d’Albione tra gli anni ’80 e ’90. Una nebbia mutevole e dalle diverse sfumature, figlia della malinconica bruma che ricopre i fiordi della Scozia. Fitta, nera di fuliggine la foschia che avvolge le opere più tormentate dei Cure, si dirada fino a dipingere con tonalità pallide e delicate il mondo disincantato degli artisti della Sarah Records, e si leva in cielo per plasmare con infiniti strati di nuvole il pastoso suono delle chitarre shoegaze. Il dream pop di Jack Tatum (aka Wild Nothing) è avvolto dalla stessa nebbia, una bruma rarefatta che offusca la percezione e accompagna in un luogo intimo e profondo, dove è labile il confine tra conscio e inconscio, presente e passato, realtà e sogno. Questo giovane della Virginia ha recentemente dato alla luce ‘Gemini’, album d’esordio del suo nuovo progetto solista che lo vede unico protagonista di una band immaginaria nella quale si disimpegna con successo alla chitarra, al basso, alle tastiere e alla drum machine. I Wild Nothing versione live sono invece, fortunatamente, una band “reale”. Ad accompagnare la chitarra di Jack Tatum in questa serata del Circolo ci sono tre elementi dalle sembianze umane: un bassista, un batterista, e un altro barbuto chitarrista che ogni tanto si dedica alle tastiere.

Un’occhiata ai presenti e alla locandina della serata mi fa subito sentire come un anziano capitato per caso in una festa di liceali: Club NME è un evento da poco approdato in Italia che ospita il dj set del New Musical Express, e richiama alla mia memoria serate londinesi popolate da giovanissimi teenagers indemoniati. La band di apertura è perfettamente inserita nel contesto: i Boxerin Club sono una band romana composta da quattro giovanissimi ragazzi che propongono sonorità alla Strokes, Arctic Monkeys e affini. Interessanti soprattutto quando cercano di uscire dai soliti riff con veloci accelerazioni skaeggianti, speriamo possano percorrere l’ottima strada già intrapresa dai Jacqueries.

Intorno alle 22 e 30 salgono sul palco i Wild Nothing, che propongono subito alcuni pezzi estratti dal nuovo EP ‘Evertide’: splendida, onirica e malinconica, ‘Golden Haze’ dipinge con le sue chitarre jangly un quadro impressionista dalle tinte sfumate. Data la sostanziale assenza di synth e drum machine (l’utilizzo delle tastiere è limitato solo a pochi brani) i Wild Nothing dal vivo perdono quel dolce rivestimento synth pop presente su disco, e suonano palesemente simili ai Cure. Eterea, flebile ed evanescente, la voce di Jack Tatum risulta anni luce distante da quella di Robert Smith, apparentemente anonima. Tuttavia l’apparente mancanza di personalità maschera in realtà la voglia di fare del timbro vocale uno strumento in perfetta simbiosi con i restanti, una linea melodica aggiuntiva che risulta parte integrante di un quadro dalle molteplici colorazioni. Il coinvolgimento del pubblico sale verso le battute finali quando arrivano i pezzi migliori dell’album: ‘Chinatown’, ‘My Angel Lonely’, e la conclusiva e spensierata ‘Summer Holiday’, che richiama da vicino i Pains Of Being Pure At Heart. Poi l’encore, affidato alle rigogliose tastiere 80’s della bellissima ‘Bored Games’, un pezzo che sembra estratto dal cilindro magico dei New Order, che in un batter d’occhio spazza via la nebbia per raggiungere le stelle. Posso tornare a casa sereno e soddisfatto.

Matteo Ravenna

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