Wilco + Retribution Gospel Choir @ Auditorium [Roma, 30/Maggio/2010]

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Difficile. Ecco, questa è la recensione più dificile della mia anonima carriera. Come faccio a usare le parole? I Wilco questa sera hanno confermato di essere la più grande band dei nostri tempi, o almeno, se vogliamo leggermente stare calmi, una delle più grandi. E io come faccio a metterlo per iscritto? Su disco mi piacciono ma è dal vivo che sono imparagonabili. Andiamo con ordine. E’ la mia prima volta all’Auditorium e ci vengo pure da accreditato stampa. Giustamente penso che, non avendo pagato, mi debba stare zitto e accontentarmi dei posti in piccionaia e invece, sorpresa, mi trovo in seconda fila posto 1 (sennò che accredito stampa è?, ndr). Riesco a contare i peli del naso di Jeff praticamente. Il povero amico Cecco invece è più distante. Scopro con raccapriccio che le prime file sono tutte di giornalisti. Accanto a me un noto direttore di un noto giornale che parla di “stare assieme” che passa tutto il tempo ad amoreggiare con la sua fiancèè manco il primo cinemino al tempo delle mele. Noto un accigliato Guglielmi in terza fila. Defilato. Passerà tutto il tempo a tambureggiare con i polpastrelli pensando all’influenza dei Green Day nella musica degli anni ’90.

Le mie orecchie sono subito squarciate dalla band di supporto, i Retribution Gospel Choir (con Alan Sparhawk leader dei Low) che impressionano la sala ancora intenta ad empirsi. Mentre, stile festival di Sanremo le persone prendono frettolosamente posto accompagnate dalle hostess, il power trio concentra 20/25 minuti furibondi di math rock allucinato. Schegge impazzite di punk, noise, At The Drive In, fuzz, garage, acidi. Possenti, crsescono con il tempo, incalzano sempre di più, provo a fare il super snob leggendo un libro mentre li ascolto ma non riesco. Sono grandi. E sanno pure di esserlo. Si incazzano (giustamente) perchè gli tagliano la scaletta. Ma quando rientrano per portarsi via i cavi vengono accolti da un’ovazione. (Il secondo album è uno dei dischi dell’anno!. ndr)

I Wilco. La Band. Giunti al settimo disco in teoria non hanno da dimostrare più niente a nessuno. Il sold out all’Auditorium dimostra poi la loro popolarità. Quando entra Jeff è davvero goffo. Le gambe storte, i capelli arruffati, la faccia alla Beppe Grillo, il culo piatto e basso, quei pantaloni attillati che gli stanno malissimo. E si muove pure male. Sembra un primate. L’inizio è soft, se non ricordo male la prima dovrebbe essere stata ‘Ashes Of American Flags’ anche se la band predilige i brani del nuovo disco ovviamente; band coesa, tutti di livello eccelso soprattutto il chitarrista solista con i suoi lunghissimi solo melodici. Jeff è maniacale, cambia chitarra ad ogni canzone e non spiccica parola per i primi 7/8 brani, neanche un “Hello”. Atteggiamento che mi piace. Ma che poi cambierà del tutto. Con l’andare del concerto (2 ore e 20!) i Wilco prendono possesso della scena, catalizzano tutti e sono ‘I’ll Fight’ prima e ‘Impossible Germany’ a scatenare le prime ovazioni. Ma è un sussegguirsi continuo, la band dilata i brani, li rende più rumorosi, corposi, ci sono 40 anni di rock americano in questi due ore, condensati e calibrati perfettamente, tra Neil Young, The Band, The Black Crowes… Prova superlativa del batterista tra l’altro. Passano poi ‘Bull Black Nova’ e qui la band dimostra tutta la sua caratura. 10 minuti di scariche elettriche e jam, così come il blues allegro di ‘Heavy Metal Drummer’ coinvolge tutta la sala. Magnifiche l’americanissima ‘You Never Know’, e la meraviglia ‘Sunny Feelings’. Altro momento clou è stato ‘Via Chicago’, dove nel bel mezzo della dolcissima ballata tutta la band si sfoga più volte cercando di fare più rumore possibile mentre Jeff continua impassibile a cantare la sua ninnananna dedicata alla sua città d’origine. Il contrasto, elemento ambito e sempre ricercato dalla formazione di Chicago. Dolci ballate e lunghisisme parti noise di 12 minuti, anche su disco.  Jeff si scioglie e dopo un iniziale silenzio comincia a blaterare di tutto. Dice che il posto è sì bellisismo che è un onore suonare lì, che si sente una meraviglia ma che sembriamo tutti addormentati su quelle poltroncine (deve aver visto me che stavo scomparendo tra il tessuto a un certo punto). Allora il pubblico si alza e fa anche una specie di invasione durante i bis sotto il palco. Tsk, maledetti plebei, così non vedo più niente dalla mia seconda fila e devo alzarmi pure io. I tipi della security cercano pure di fermarli ma ricevono sonore pernacchie e tutte le foto che non si potevano fare “vietatissime”, “assolutamente proibite”, “vi si può sequestrare tutto” vengono scattate. Nei bis eseguono ‘Califoria Stars’, a cui partecipano anche i Retribuition Gospel Choir, e mi fa felice come un bambino e poi altri quattro brani nell’ironia generale con il batterista che imita Lars Urlich e i chitarristi che fanno il verso a Hendrix e Page. Finisce con una standing ovation. Però devono ancora fare ‘On And On And On’. Io ero andato solo per quella. E invece si accendono le luci. Chiedo ad un ragazzo che ha afferrato la scaletta di vedere gli ultimi brani e scopro che effettivamente la mia prediletta c’era e pure posizionata alla fine ma è stata tagliata. Ci rimango malissimo. Ma è un attimo. La sensazione fuori, a parlare con l’amico Cecco, è di aver assistito a un concerto commovente, fatto da grandi musicisti come per anni non ne vedrò. Però se non c’eravate le mie parole sono state poverissime e quindi non riuscirete mai a capire. Mi spiace.

Dante Natale

31 COMMENTS

  1. Rosication. Ero al Primavera Sound, dove pure hanno suonato ma con scaletta ridotta e 30.000 persone, per cui si vedeva male e sentiva peggio, ma le mie orecchie risuonano ancora piacevolmente dello splendido concerto ala Pergola di Firenze qualche mese fa (anche se da quello che ho visto la band è cresciuta ulteriormente, e già prima era ENORME).
    Scrivevo cmq per far notare che – almeno per quanto ne so io – Alan Sparhawk non è “ex ledader” (sic) dei Low, ma fortunatamente resta leader della suddetta band, che non è sciolta insomma (o almeno non si direbbe, visto che venerdì scorso erano appunto al Primavera a riproporre per intero “The great destroyer”): certo, sono tre anni che non cacciano fuori un disco, ma incrociamo le dita. Per ora i Retribution Gospel Choir – di cui si dice benissimo dal vivo, double rosication – sono cmq un ottimo progetto collaterale.

  2. ero al primavera anche io e i (o gli?) Wilco (non per colpa loro) sono stati la più grossa (l’unica in realtà) delusione del festival, e non sono nemmeno riuscito a vedermi i low per via dei new pornographers in contemporanea

  3. Purtroppo e’ il dazio che si deve pagare a questi grandi festival. Difficile pensare di “ascoltare” musica. Bello tutto, bella l’atmosfera ma a rimetterci sono spesso i gruppi.

  4. Recensione piena di errori (Sunny feelings e Hummingbirds non sono state suonate affatto e l’approsimazione con cui se ne parla dimostra la mancanza di preparazione) e apparentemente scritta da un autore poco informato (nominare genericamente il “chitarrista” in riferimento a Nels Cline, un mostro della chitarra jazz è quantomeno riduttivo, e altrettanto per quanto riguarda il “batterista” Glenn Kotche). D’accordo su tutta la linea per quanto riguarda l’atteggiamento quantomeno poco educato nei confronti di gruppi e pubblico da parte dell’organizzazione del Parco della Musica.

  5. Frigez, se può consolarti io non ho visto nè gli uni nè gli altri! Cioè ero in fila – ultrachilometrica – per i Low, ma quando ho visto che si ritardava e le possibilità di entrare (magari per stare in fondo di lato) erano scarse ho lasciato perdere e sono andato a rivedermi Scout Niblett (ottima), comodo e vicino al palco.
    La cosa dei festival è vera più che altro per i grandi nomi (e a volte, rinunciando a qualcosa e andando un po’ prima, nemmeno troppo). Resta il problema del “pubblico da festival” che chiacchiera/urla, fa avanti e indietro poco interessato alla musica etc, ma d’altronde non succede anche in concerti da 200 persone? 🙂

  6. Chiediamo scusa. A me ‘Sunny feelings’ e ‘Hummongbird’ pareva che le avessero fatte. Su Hummong avevo dei dubbi. Ma l’ho scritta tre giorni dopo il concerto e scusami tanto non ho pensato durante il concerto di segnarmi sul taccuino tutte le canzoni. Scusami tantissimo se non conosco tutte le canzoni dei 7 album dei Wilco a memoria

  7. Rimaniamo ancora una volta increduli e stupiti davanti a cotanta manifesta acidità e frustrazione (evidentemente). Personalmente poi rabbrividisco dinnanzi alla (presunta) erudizione snocciolata da taluni. Se siete lettori della nostra testata non è certo così che si “collabora”. Sottolineare (giustamente) qualche svista (umana e comprensibile) o qualche refuso (umano e comprensibile) non significa sproloquiare sul recensore travestiti da saccenti professorini. Su oltre 1100 concerti può capitare di non avvistare una o due canzoni. E’ così bella la Primavera… un defaticante corsa nel parco… un giro con gli amici… una pedalata in bicicletta… orsù… la vita è così piacevole.

  8. Andrea, non vorrei farti rosicare ulteriormente ma sono abbastanza sicuro che se fossi rimasto in fila saresti entrato, dei miei amici ci sono riusciti, hanno fatto entrare tutti

  9. sul fatto che nei grossi festival a rimetterci siano spesso i gruppi non sono del tutto d’accordo. quanti di questi gruppi in un normale concerto avrebbero la possibilità di suonare davanti a decine di migliaia di persone? probabilmente nessuno. e alla fine penso che anche i Wilco, nonostante i problemi, siano stati molto più che soddisfatti per aver suonato lì

  10. C’ero anche io, ma alla fine dei conti questa serata me la sarei risparmiata volentieri. Una precisazione: anche io sono d’accordo sul fatto che i Wilco siano una delle più grandi band dei nostri tempi e almeno 3 dei loro dischi li ritengo dei capolavori assoluti, ma:
    1) il fottuto navigatore (io e 3 mei amici arrivavamo dala provincia di Frosinone) ci fa brutti scherzi e quando arriviamo all’Auditorium(21:15?!) i Retribution Gospel Choir avevano già finito!!! Io ero lì per loro come per i Wilco, quindi l’incazzatura monta subito ad alti livelli, è assurdo che un gruppo di questa levatura debba iniziare a suonare alle 20:30, quando poi sui biglietti l’inizio dello spettacolo era previsto per le 21:00.
    2) L’ambiente dell’Auditorium mi fa venire subito la nausea con tutti questi stewart e hostess che non mancano mai di aprire bocca per rompere il cazzo su qualunque cosa(“Sbrigatevi ad entrare perchè altrimenti non avete più diritto alla platea, qui siamo in un teatro mica allo stadio Olimpico!!!”), al bar ci fanno pagare 2 Becks 10 euro, per un attimo mi vien vogia di lasciargli uno stronzo gigante sul pavimento del cesso, ma poi ci passo su: è proprio vero che con l’età si diventa rincoglioniti….
    3) Entrano i Wilco, partono e la prima ora e dieci è effettivamente eccellente con molti dei vecchi classici sparati a mille, l’acustica è ovviamente incredibile e i musicisti da paura (Kotche è davvero uno spettacolo) se non fosse che il chitarrista ogni tanto comincia a farsi le pippe sugli assoli facendomi innervosire un attimino. Insomma un po’ mi stavo riprendendo dalle rotture di palle dell’arrivo con cattive sorprese ma poi cominciano le note dolenti, i Wilco si buttano sull’ultimo album, che per il sottoscritto è l’unico scarso della loro carriera, e la noia inizia a farsi largo, country-blues-rock annacquato, gente che va in delirio, pezzi accompagnati da battimani, coppiette che cantanoe si baciano, per un attimo mi sono sentito ad un concerto del Boss e ho deciso di farla finita: esco e vado a fumarmi una sigaretta, rientro dopo 10 minuti ma la musica non cambia, ormai sono tutti sotto il palco, l’atmosfera festosa è gradevole visto che sono stati mandati anche affanculo i soldatini rompipalle dell’Auditorium, ma sono proprio le canzoni che mi spaccano le palle quindi chiudo definitivamente e in 3, visto che eravamo della stessa opinione, ce ne andiamo fuori, il quarto resiste dentro aspettando il suo pezzo preferito, ma non c’è più trippa per gatti….

    Insomma 35 euro di biglietto, 10 di viaggio, altre 10 per un panino e una Becks: 55 fottute euro per 1 ora di (seppur) grandissimi Wilco son troppe per un disoccupato frustrato come me. Fossi riuscito a vedere i RGC probabilmernte parlerei di uan serata diversa, ma così non è stato.
    La mia nota finale è per l’Auditorium che farei saltare in aria oggi stesso, che si fotta l’acustica, è stato evidente fin da subito che la musica rock lì dentro è fuori contesto se non anche maldigerita, sono sicuro che il concerto è stato compresso per la rigidità sull’orario e perchè lì, a parte i fan, tutti non vedevano l’ora che quella serata finisse al più presto, l’atmosfera dentro con quei seggiolini da cinema d’elite era surreale e straniante, questi cazzoni che continuavano a rompere le palle sul non fare foto, sul non alzarsi, etc etc.
    Più ci ripenso e più mi pento di non avergli cacato sul pavimento….

    Yo!!

  11. Solidarietà al lettore daniele.
    Sempre detto: Lo zyklon B è l’unico strumento per rapportarsi con gli steward invertiti e le lascive hostess dell’auditorium, che dal basso dei loro completi standa, non perdono occassione di mostrare il proprio livore nei confronti di una società che, giustamente, non gli ha concesso alcuna possibilità di affermazione politico/economico/culturale/sessuale.
    Tritolo subito e poi capatina da renzo piano con pece, piume e bastoni in radica di noce.
    PS. il peggio è il ciccione lungocrinito

  12. serata da ricordare. peccato solo che i Retribution Gospel Choir abbiano dovuto suonare a luci accese e tra il chiacchiericcio delle persone che cercavano il loro posto …non ne conoscevo l’esistenza e sono rimasto incantato

  13. …cazzo pensavo di essere l’unico a odiare quel cazzo di auditorium del cazzo…. e invece mi devo ben ricredere….. chi sento sento, l’auditorium è una figata, MA VAFFANCULO VA’…. per un fallito come me, sono meglio le bettole piccole e strette, ma perlomeno non ci sono quegli stronzi che ti guardano come se fossero sto cavolo, ma si fottessero loro e tutto l’auditorium al completo…. bella…..

  14. Rispetto l’opinione dell’utente Daniele ma non la condivido.
    Cosa ci si va a fare ai concerti se non per sentire la musica in maniera perfetta? Da questo punto di vista l’Auditorium non ha rivali, e sinceramente non trovo cosi’ insopportabile il personale che ci lavora e i servizi offerti, anzi.
    I Wilco comunque sono STELLARI.

  15. Claudio db + Daniele + ragioniereakaaguirreakadio rule. Credo che l’auditorium potrebbe essere più un ottimo mausoleo della musica… anche se il silenzio della morte del R’n’R rimbomberebbe ugualmente in quel posto.

  16. Il concerto dei Wilco è stato strepitoso e già il fatto che hanno suonato più di 2 ore è una cosa unica, che fa capire quanto siano in gamba sotto ogni punto di vista. Infatti tutti i concerti che ho visto negli ultimi mesi, anche quelli che ho amato di più, come i Black Heart Procession (a proposito, avete notato come si assomigliano Jeff dei Wilco e Pall dei Black Heart?) e Mark Lanegan hanno suonato per poco più di un’ora, un’ora e dieci al massimo. Quello che invece mi ha fatto veramente incazzare è stato, ancora una volta, l’Auditorium. Il concerto doveva iniziare alle 21 (così scritto sul ticket, sul giornale, internet, dappertutto) ed io sono arrivata alle 21 meno 5 visto che, per una volta, avevo il posto in platea prima fila (e non sono giornalista). Appena arrivata scopro che i Retribution che amo un casino, così come amo i Low, stavano suonando da mezz’ora circa ed ero lì per loro tanto quanto i Wilco: questo è veramente scorretto. Un concerto può iniziare più tardi, anche molto più tardi, ma mai in anticipo! Questa è una regola da cui non si può scantonare, altrimenti signori dell’Auditorium, lasciate perdere il rock che di sicuro non fa per voi!

  17. bene rosico perchè da sfigata non c’ero e mi consolo guardando i filmati del live su youtube (foto vietate ma video concessi? poveracci non hanno ancora capito in che epoca viviamo) e poi mi ascolto il cd preso in offerta da feltrinelli 🙁
    cmq non capisco perchè ci si debba lamentare sempre e comunque: l’auditorium è fatto così, si sa che si sta seduti, che la birra costa 5 euro -come in tanti altri posti- ecc ecc, ma si sente da paura, cosa che io reputo fondamentale se voglio “ascoltare musica” e chissene frega del resto!! sempre a lamentarsi oh (la storia dell’orario però è quasi da richiesta di risarcimento)

    Dante almeno dicci il titolo del libro con cui volevi pavoneggiarti…(sei tremendo)

    PS: difendo la categoria hostess/steward poichè meri esecutori (precari a pochi euro l’ora) di ordini superiori dati da gente che ha perso di vista (se mai ce lo ha avuto) il significato intrinseco dell’esperienza concerto in sè

  18. a) io non so un cazzo dell’auditorium perchè è la prima volta che ci vado (e anche l’ultima)…
    b) la “storia dell’orario” come hai detto tu è da risarcimento del biglietto, basterebbe questo per giustificare qualsiasi lamentela…
    c) il mero esecutore che ha parlato con me era uno spocchioso cafone del cazzo e anche gli altri e due con cui ho avuto a che fare non erano niente male…
    d) io mi lamento di quello che cazzo mi pare…

    Amen

  19. Scusate, sull’Auditorium ci sarebbe molto da dire (anche riguardo la stessa acustica, che non è poi sta gran cosa, anzi a volte riescono ad equalizzare/amplificare male gruppi di tre strumenti, figuriamoci l’ “orchestra rock” dei Wilco, però se da due anni a questa parte la band ha scelto di suonare quasi esclusivamente in teatri e altri posti con pubblico seduto (uniche eccezioni mi pare siano i festival e – raramente – città per qualche motivo sprovviste di posti all’altezza) un motivo ci sarà, no? Evidentemente vogliono che si ascolti la loro musica in modo comodo! Poi ai bis – quando lo dicono LORO – ci si alza, perchè ci sono i pezzi più tirati e vabbè, ma prima non è che ci sia molto da ballare direi. O sarò io che invecchio, boh.
    La cosa del gruppo spalla che suona a luci accese prima dell’orario indicato sul biglietto è da grande incazzatura, nonchè da denuncia.
    Hostess e stewart – non-contrattualizzati e sottopagati – di solito sono gentili, ma se è proibito fare foto o cose così non possono far altro che il loro lavoro: anche a me dà al cazzo quando poi finiscono per disturbare molto più di chi riprende un pezzo col telefonino, ma che devono fà? Si è a teatro e ci si comporta in modo adeguato al luogo (che è appunto il modo che presumibilmente desiderano pure i Wilco, se no avrebbero suonato al Palacisalfa o al Tendastrisce – sempre che fossero venuti a Roma, ovvio).
    Riguardo alla corposa recensione di Daniele nei commenti:
    a) le “pippe” di Nels Cline di solito io le apprezzo molto (sarà perchè me ne sparo tante, ahahah), però immagino (non c’ero) possa essersi allargato un po’ troppo su “Impossible Germany” come a Barcellona, però quello insomma è il suo momento; di solito quello che fa mi sembra sempre di buon gusto e non ipertecnicismo fine a sè stesso, anche se può darsi sia partito per la tangente.
    b) che ci sarebbe di male ad essere “come a un concerto del Boss” (anche se i suddetti concerti sono gradualmente peggiorati dopo “The river”, per vari e diversi fattori – non ultimo il pubblico – che ci porterebbero off-topic)? Che significa “country-rock-blues annacquato”? Ma non stiamo forse parlando dello stesso tipo di musica, cioè di (eccellente) “classic rock”? Per quanto i Wilco ci abbiano “illuso” in passato con un disco “famolo strano” (YHF) e un altro cmq sottilmente complesso (A Ghost Is Born), pensavo fosse palese che non si tratta di un gruppo rivoluzionario o “sperimentale” (raffinato, “di sintesi” ed estremamente aperto, quello sì). L’ultimo album anche per me è stato deludente, forse anche “annacquato” (specie la seconda parte, l’inizio penso sia molto bello), ma siamo cmq a livelli di scrittura e arrangiamento molto alti. Non so, temo che tu (come altri) abbia una percezione dei Wilco che non è quella del gruppo in quanto tale: non che ci sia niente di sbagliato in ciò, eh, però prendersela coi Wilco perchè fa la musica che i Wilco hanno (più o meno) sempre fatto è un po’ surreale!
    c) a ulteriore riprova di questa strana incomprensione, dici che dopo un po’ i Wilco “si buttano sull’ultimo album”….poi le canzoni del bis (con la gente in piedi doveva essere il bis) “ti spaccano le palle”.
    Ora, io non c’ero però ho trovato la scaletta, e leggendo qua e là dovrebbe essere veritiera. Copio e incollo:

    1.Ashes of American Flags
    2.I Am Trying to Break Your Heart
    3.Bull Black Nova
    4.You Are my Face
    5.One Wing
    6.Shot in the Arm
    7.Country Disappeared
    8.Either Way
    9.One By One
    10.I’ll Fight
    11.Handshake Drugs
    12.Deeper Down
    13.Impossible Germany
    14.Via Chicago
    15.War On War
    16.Jesus etc.
    17.You Never Know
    18.Heavy Metal Drummer
    19.Hate it Here
    20.Walken
    21.I’m The Man Who Loves You
    22.The Late Greats
    23.California Stars
    24.Red Eyed And Blue
    25.I Got You
    26.Hoodoo Voodoo
    27.I’m a Wheel

    Dunque, se questa scaletta è veritiera e se ho contato bene, dell’ultimo album ne han fatte sei, tra cui la krauta “Bull black nova” (che sicuramente ti è piaciuta, se amavi “Spiders”) come terza, e la lenta ma decisamente splendida “One wing” come quinta (che chiunque abbia un cuore e delle orecchie non può non apprezzare): quelle che ti hanno appallato dopo un’ora di concerto sono dunque solo tre (la lennoniana “Country disappeared”, la banale/scontata ma cmq non brutta “I’ll fight” e la introversa ma splendente nel dettaglio “Deeper down”), inframmezzate da pezzi delle epoche più disparate (presi da “Sky blue sky”, “Mermaide avenue” e “A Ghost is born”)…ah sì, poi di nuova per sesta han fatto pure “You never know” (che al momento manco mi ricordo qual’è), ma viene dopo quattro pezzoni di altri vecchi album (ed esattamente dopo due pezzi dal capolavorissimo “Yankee Hotel Foxtrot”), quindi non vedo motivo di lamentarsi (se non forse per i ritmi prevalentemente lenti del tutto – da cui immagino la scelta del tour nei teatri).
    Poi quando torni post-sigaretta col pubblico in piedi – immagino quindi ai bis o poco prima – mi sembra che siano quasi tutti pezzi rock’n’roll (o mid-time), o cmq pezzi vecchi, anche tanto, da “Being there”! Tutta roba che in teoria dovresti gradire, visto che dici che apprezzi tutti i dischi dei Wilco tranne l’ultimo. Però appunto nulla da fare, i pezzi non ti piacciono, non ti piace l’atmosfera “rock buonista” e le coppiette che si baciano. Certo, fossimo a un concerto dei Black Flag periodo “My war” o al No Fun Festival o ai Lightning Bolt in un lurido squat newyorchese sarebbe diverso, però appunto che ce voi fà, quella sera c’erano i Wilco a teatro (con in mezzo – orrore! – svariati fan del Boss: o almeno due sicuri , glieli ho venduti io!). Pazienza, sarà per la prossima volta, non ti restò che tornare in Ciociaria.

    Alla luce di tutto ciò, Daniele, e tagliando (finalmente) corto… ma sei proprio sicuro che ti piacciano i Wilco?

    (Ebbene sì, questo pomeriggio non avevo proprio un cazzo da fare. Scusatemi.)

  20. l’ultimo commento non ce la posso fare a leggerlo tutto, comunque l’acustica dell’auditorium non è affatto buona, se non per la musica classica o certo tipo di musica elettronica. andate all’uditorio del forum di barcellona per capire cosa si intende per ottima acustica.

  21. Bah, anche io per snobismo estremo mal ho sopportato la gente che a tre quarti del concerto si è messa in piedi ai lati o sulle vie di accesso alle sedie che ballava (!?!..ballare? ai Wilco?) e si muoveva come a un concerto di Eros Ramazzotti.

  22. Signor Andrea, apprezzo sinceramente la tua meticolosità e precisione nel replicare (giuro, non sto cercando di essere ironico) io non ci riuscirei mai… Si a me i Wilco piacciono e anche parecchio, non sono il mio gruppo preferito e neanche uno dei preferiti ma li ascolto spesso e molto volentieri. Ho quasi tutti i loro dischi in vinile (YFH, A Ghost Is Born, Sky Blue Sky, Summerteeth e un altro che adesso non mi sovviene…) e li ritengo una band eccellente principalmente per due ragioni: la penna di Tweedy e la capacità di suonare rock “classsico” americano non solo con gran gusto ma spesso e volentieri anche con imprevedibilità, va da sè che i dischi che preferisco, come hai già capito da solo, sono YFH e A Ghost Is Born.
    Quello che ho descritto è il concerto che io ho visto e soprattutto “sentito”(non solo con le orecchie), puoi sindacare sulla mia precisione nel citare questo o quel brano, ma non sul fatto che, ad esempio, l’ora finale sia stata tutta incentrata sui pezzi più classicamente country-rock, a parte il fatto che ho specificato di essermene uscito un paio di volte e quindi magari ho perso anche qualche pezzo che avrei potuto gradire, era il “mood”, la piega che il concerto aveva preso che mi avevano stufato.
    Credo che l’atmosfera del posto e l’inculata subita nel non poter vedere i RGC(che adoro), nonchè l’esborso monetario(sai essere disoccupato a 37 anni e dover pagare una mezza becks 5 euro può far rodere il culo…), mi abbiano pesantemente innervosito e forse anche condizionato nel giudizio della serata.
    Non sono una macchina che arriva in un posto, si resetta e poi parte da zero nella visione del concerto. Inoltre, forse pochi la pensano come me, ma io credo che un buon concerto non debba mai superare l’ora e mezza, francamente quando accade io inizio a rompermi il cazzo a meno che davvero davanti a me non si manifesti un miracolo e i Wilco nella loro seconda ora di live questo miracolo non l’hanno fatto, probabilmente avrebbero potuto realizzarlo solo suonandomi YFH e AGIB per intero….
    Il chitarrista: bravissimo da ogni punto di vista, ma francamente in 2/3 occasioni ha superato il mio limite di sopportazione sugli assolo(che comunque è effettivamente molto, ma molto bassa).
    Sugli stewart: ripeto, c’è stata nei miei riguardi saccenza e maleducazione…
    Io all’Auditorium non ero mai stato ma l’unica cosa sicura è che non ci metterò più piede perchè non voglio vedere concerti in quell’ambiente, punto!!! Non credo qualcuno possa sindacare su una scelta così personale e soggettiva: NON MI PIACE, io sono un fottuto rockettaro, mi piacciono il punk., l’hadcore, il metal, l’indie rock, il noise ma pure roba pop, ma il blues, la classica, il jazz, etc etc non mi interessano e non li seguo; per come la vedo io lì un concerto rock non ha senso….O almeno non ha senso PER ME.
    Non sono un tuttologo della musica, non ascolto di tutto e non mi sforzo di farlo, il Boss mi fa cagare ma so benissimo che se ascoltassi, chessò, Born To Run magari troverei qualcosa di gradevole: ma semplicemente non mi va di farlo e quando dico “sembrava di essere ad un concerto del Boss” parlo chiaramente dell’atmosfera di questi grandi concerti rock da stadio coi fan che si strappano i capelli e trasudano nostalgia da tutti i pori: a te piace? Ok, nessun problema, ma a me no..Sorry!!!
    Il mio non è snobismo verso i gusti e i comportamenti altrui, che anzi spero possano in vita loro fare tutto quello che meglio credono e desiderano, ma, è solo il MIO modo di vedere e sentire le cose…
    A qualche giorno di distanza continuo comunque a pensare che avrei dovuto cagargli sul pavimento….

  23. Ahah, Daniele, diciamo che avevo notato delle incongruenze nel tuo discorso, e oggi – per il mio ultimo giorno di lavoro prima che chiuda la ditta, così tra un po’ oltre all’età abbiamo un’altra cosa che ci accomuna – mi annoiavo molto, così ne ho approfittato per cacare un po’ il cazzo. Non darci troppo peso.
    Secondo me alla fine ha influito molto l’umore: se il navigatore avesse funzionato bene e se quei buffoni della “Fondazione Musica per Roma” (mei cojoni ar cazzo) avessero fatto iniziare i RGC alle 21 e a luci spente, il concerto ti avrebbe preso bene, anche la parte centrale che forse per chi non ha apprezzato le ultime cose a leggere la scaletta poteva risultare un po’ fiacca (la finale a leggere i pezzi direi che invece era piuttosto pimpante!): magari ti saresti goduto anche le comode poltrone!
    Avevo capito benissimo in realtà a cosa ti riferivi parlando di “concerti del Boss”: roba da stadio, rituali di massa, pubblico generico, gente disinteressata alla musica in sè, varie ed eventuali che da un bel po’ mi rovinano gran parte delle occasioni in cui lo vedo live (specie in Italia, all’estero va un po’ meglio mi pare). Mi faceva un po’ ridere però la cosa, visto che i Wilco prima di YHF erano considerati un gruppo di “americana”, per cui ci muoviamo alla fine nel medesimo campo (anche se loro mi ricordano più Neil Young, la Band e i Beatles, per cui la definizione alla fine è sempre stata riduttiva), così ho calcato la mano sul paradosso così per farti dispetto (e anche perchè la bravura e la struttura stessa dei Wilco dal vivo, con gli strumenti che si incastrano l’uno nell’altro, non ha altri possibili paragoni – oltre che con The Band e gli Heartbreakers di Tom Petty – che con la E Street Band degli anni d’oro)! Per il resto, non penso sia il tuo genere (anche se ne ha toccati diversi, per cui non si sa mai), ma i (pochi) dischi di Springsteen dal ’72 all’82 (dopo dipende…) penso di poterli consigliare incondizionatamente a nessuno, anche se sono inferiori ai live e invecchiati forse in modo strano per certe fasce di ascoltatori, ma vabbè.
    Io non ho una predilezione particolare per i concerti lunghi (immagino per reazione al Boss, che da tempo si dilunga inutilmente…): penso che ogni gruppo abbia i suoi tempi, e per il genere che fanno i Wilco (e la varietà dei loro pezzi, e per come li fanno) due ore – se il pubblico le gradisce – possono andare pure bene: magari prima quando mischiavano di più i pezzi (mi pare) scorrevano più veloci, ora (visto che già da “Sky blue sky”, che pure adoro, la lentezza ha inesorabilmente preso il sopravvento) hanno scelto di fare in pratica un set da 90 minuti prevalentemente lento con qualche picco ritmico-elettrico in mezzo (di qui i posti a sedere, immagino) e già un “risveglio” verso la fine, seguito poi da un bonus “anfetaminico” in crescendo di una mezz’oretta alla fine dove far alzare la gente a ballare. Non saprei dire se sia una mossa azzeccata o meno, è semplicemente la loro proposta al momento. Se non ti piace non posso certo contestarti.
    Per il resto, io all’Auditorium – pure con tutti i suoi difetti – ci ho visto grandi cose in questi anni (prevalentemente avulse dal rock puro, ma ci sono state anche alcune eccezioni, come un Costello scatenato per due ore e mezzo – il tuo incubo, immagino! – in cui stare seduti fu effettivamente una pena…vabbè), però se tu – e pure Claudio db – voleste tornare un giorno a cacargli sul pavimento non sarò certo io a fermarvi, tanto mica devo pulire io! Anzi, se venite quando c’è Giovanni Allevi ci organizziamo insieme e gli tiriamo la merda sul palco e in faccia direttamente, così prendiamo due piccioni con una fava!
    Con questo prometto di chiudere il discorso per quanto mi riguarda, buon weekend.

  24. Sono d’accordo con Daniele su alcune cose. E’ vero che hostess e steward si comportavano in modo super stronzo, non so perchè. In altre serate, ad esempio al concerto di Joe Bonamassa o l’anno scorso ai Gutter Twins non c’era quel clima poliziesco dell’altra sera: veramente, chi non c’era non può capire, non è che uno si voglia lamentare per forza, ma non potete immaginare quanto fossero odiosi. Mentre salivo le scale per entrare, solo per fare un esempio, uno steward ha costretto, letteralmente, tre ragazzi davanti a me ad andare a lasciare i loro zainetti, peraltro piccolissimi, al guardaroba (che immagino non sia gratis, non lo è mai). Questo steward si è comportato come un doganiere all’aeroporto, con piglio da poliziotto e urgenza del tipo “sicurezza nazionale”, quei tre poveracci hanno abbassato la testa e sono corsi al guardaroba, ma perchè? Di solito ai concerti ti guardano nella borsa, e quello mi sta bene, ma perchè mi dovete costringere a lasciarla al guardaroba? E questo era solo un esempio, non posso ammorbarvi con tutta la stronzaggine dell’auditorium minuto x minuto ma credetemi, è stato sgradevole.
    Non sono d’accordo invece sul fatto che un concerto non deve durare più di un’ora e mezza, ma perchè? Se il gruppo che suona mi piace, se suonano con la giusta energia, se hanno creato una bella atmosfera io posso ascoltarli anche x tre ore proprio perchè amo il rock e amo i concerti rock. Non so come hai fatto l’altra sera ad uscire più volte, io ero incollata alla sedia (scusatemi. quelle dell’auditorium sono poltrone…) Un’ultima cosa, qualcuno, non mi ricordo chi, ha scritto che ballare ai Wilco è assurdo, o qualcosa del genere: non sono d’accordo, anzi, io mi sentivo strana a stare ferma e seduta e quando alla fine la gente ha “invaso” il sottopalco un pò mi sono girate le palle perchè stavo seduta in prima fila però mi sono divertita a ballare e a loro, i Wilco, faceva piacere che la gente ballasse.

  25. Guarda Andrea che non c’è alcun problema, non l’ho affato presa come una “cacata di cazzo”, hai detto la tua, hai fatto precisazioni che ritengo pertinenti e io ti ho risposto: tutto qua….
    Sandj: io non ho detto che un concerto DEVE durare massimo 1 ora e mezza, ho detto che PER ME le cose stanno così con rarissime eccezioni. Mi spiego meglio: se del gruppo mi piace TUTTO il repertorio senza eccezioni probabilmente 2 ore le reggo anche io (ma a fatica) altrimenti no, non sono una persona che riesce a tenere alto il livello di attenzione per molto tempo, tendo a stancarmi ed a annoiarmi facilmente, quindi come per tutte le altre cose è solo una questione personale. Preferisco semplicemente concerti brevi ed molto intesi, non mi sembra una cosa così strana….

  26. Sì sì, Daniele, ma infatti era tutto chiaro! Nessun problema.
    Riguardo alla durata dei concerti in generale, cronometrarli (come faccio pure io) e paragonarli a “durate ideali” o “minimi garantiti” è un po’ da malati di mente…l’importante è che sia appunto intenso, e che il concerto abbia un suo senso: inizio, svolgimento, fine quando il gruppo ha una caratura che gli consenta di esprimere un “discorso” musicale (come per i Wilco, direi), o semplicemente proporre i pezzi in un ordine e modo convincente quando il repertorio è poco vario o semplicemente si è al primo-secondo album o cose così. Poi a livello personale ognuno ha la concentrazione che riesce ad avere in quel momento, per cui finiamo nella pura soggettività (e quindi abbiamo tutti ragione per default!).
    La verità è che quando andiamo a vedere un gruppo (specie se non passa spesso e se costa tanto) di cui ci piacciono tanti pezzi (e non ce ne dispiace nessuno o quasi) tendiamo a volerli sentire TUTTI, quindi il “molto” e il “poco” minutaggio non significa molto in sé: uno andrebbe avanti all’infinito finchè non è soddisfatto! (Esempio: ho visto la prima data dei Pavement a Londra e ad essere oggettivi suonare 31 pezzi in oltre due ore era già forse “troppo”, eppure – pur essendo stati decisamente esaustivi a livello di “greatest hits” e non solo – per me mancavano cmq almeno 3-4-5-6 pezzi belli/”importanti” che avrei sentito volentieri, per cui potevano andare avanti pure un’altra ora e sarei stato felice, anche se stavo schiattando pressato in seconda fila!)
    Sicuramente se tutti seguissero la regola dell’intensità, del concentrare tutte le energie e le emozioni in un tempo non troppo esteso, sarebbe meglio. Ma ogni genere, ogni gruppo ha un po’ i suoi tempi, e diciamo che il motore dei Wilco (almeno in questa fase, spero non definitiva) si accende lentamente, ingrana piano piano ed esplode solo alla fine…però a me piacciono pure quando vanno “al galoppo”, per cui mi sta bene così!

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