Wilco + Kurt Vile & The Violators @ Piazza Castello [Ferrara, 4/Luglio/2016]

1035

Dopo ben otto mesi di sosta si torna in trasferta musicale, per una due giorni di concerti con artisti che apprezziamo allo stesso modo, sebbene non abbiano alcun punto in comune, per genere musicale, stile e carriera. I fondamentalismi sono sbagliati in ogni campo, ma nella Seconda Arte ancor di più, quindi chiudiamo la giornata lavorativa in anticipo per prendere un treno che da Roma ci porta a Bologna, città molto amata, ma stavolta solo tappa di passaggio per giungere a Ferrara. Ci affidiamo al concorrente delle detestate Ferrovie dello Stato per la prima parte di viaggio, ma per la seconda, obbligati, ricorriamo al vecchio nemico che, puntuale, non fa sconti. Il treno regionale che deve coprire la breve distanza tra Bologna e Ferrara e portarci in tempo al concerto è in ritardo di ben settanta minuti e dopo aver tentato invano, a causa della coda alla biglietteria, di cambiare il titolo di viaggio in nostro possesso con uno per un treno in arrivo, saliamo direttamente su un altro convoglio, dove, spiegando in breve la situazione, il controllore si dimostrerà comprensivo, o disinteressato. Poco importa, il risultato lo otteniamo comunque.

Arriveremo quindi in Piazza Castello, sede del festival Ferrara Sotto le Stelle, nonché dell’hotel scelto per il nostro soggiorno. Proprio questa vicinanza strategica ci darà modo di sentire che Kurt Vile è già sul palco. Ascolteremo parte del concerto, trafelati, mentre tentiamo di disfarci del nostro bagaglio nel più breve tempo possibile. La compagnia è quello di un caro amico, lo stesso del primo e finora unico viaggio ferrarese della nostra vita, ed uno di quelli cresciuti con noi di pari passo, sia musicalmente che in età. Usciti dall’hotel si apre uno spiraglio. Troviamo subito un accesso alla piazza dove si tengono i concerti, ma il tizio che lo presiede, irremovibile, non fa sconti e ci comunica che dobbiamo fare il giro e passare da quello principale. Dopo una decina di minuti di cammino, quelli necessari a circumnavigare le mura del castello di Ferrara, riusciremo finalmente ad approdare nell’ambita location, mentre Kurt Vile, con i suoi iconici capelli lunghi e ondulati, accompagnato dai Violators, sarà impegnato a suonare ‘Wakin’ On a Pretty Daze’, title track del penultimo disco e pezzo più lungo della sua intera discografia. Assisteremo ad altri tre pezzi, tra cui la conclusiva ‘Freak Train’, tratta dal vecchio disco ‘Childish Prodigy’, e noteremo che il pubblico, già presente in buon numero nonostante l’orario sia quello della cena, è visibilmente spaccato in due: c’è chi sorride e vorrebbe che l’ultimo pezzo, già parecchio lungo di suo, non finisse mai, ma c’è anche chi ha la faccia di chi vede presentarsi alla porta di casa un venditore di aspirapolveri, proprio mentre è in tavola e sta per portare la forchetta alla bocca. Il profeta in patria di Philadelphia, con qualche chilo in più rispetto all’ultima volta in cui lo avevamo visto live, saluta e se ne va, troppo presto per i nostri gusti. Un po’ di amaro in bocca che cercheremo di farci passare con una birra, mentre i tecnici lavorano intensamente per preparare il palco all’headliner. Il pubblico cresce col passare dei minuti ed è molto eterogeneo, l’età media si attesta sui trent’anni, ma ci sono molte teste canute, così come una discreta schiera di giovanissimi che ci lasciano speranzosi per il loro futuro, visti i loro gusti, mentre i primi ci fanno pensare al nostro, di futuro, che nonostante l’età avanzi la voglia di goderci la musica live, anche a costo di viaggi infrasettimanali, non indietreggia di un millimetro.

I Wilco da Chicago, capitanati da Jeff Tweedy, non hanno bisogno di presentazioni e tornano in Italia dopo tre anni. L’accoglienza è delle migliori, non siamo al sold out, ma la cornice è comunque importante, considerando anche che si tratta di un giorno feriale e un buon 90% dei presenti sono in piena età da lavoro. Il sestetto apre la setlist con ‘More…’, seguita da ‘Random Name Generator’, entrambi tratti dall’ultima fatica in studio, ’Star Wars’, datata 2015. Essendo un disco recente e quindi fresco di ultimi ascolti possiamo subito renderci conto di che aria tirerà nel corso di questa serata: i pezzi vengono eseguiti alla perfezione, quasi come se avessero messo su il disco. Tweedy, che col passare degli anni è diventato una via di mezzo tra Zucchero Fornaciari e Guido del Grande Fratello, il toscano balbuziente cacciato dal programma a causa di una bestemmia in diretta TV, è il fulcro intorno a cui gira una band di polistrumentisti che si faranno amare per le loro armonie e la perfezione tecnica. Il frontman ha alle sue spalle una cassa Marshall che quasi lo raggiunge in altezza. Lo spettacolo di luci, appese sulla parte alta del palco, aiuta a farci entrare subito nel giusto clima, nonostante le interazioni tra band e pubblico siano sporadiche. La musica, in fondo, vale più di mille parole. ‘Via Chicago’ spezza in due il live: è una ballata, romantica, ma a un certo punto divampa nel noise, in due precise occasioni. In molti sussultano e si chiedono cosa stia succedendo, denotando una scarsa conoscenza degli esordi della band, ma quando dopo qualche secondo il pezzo ritorna al suo mood originario, senza che i musicisti si scompongano di una virgola, l’applauso, anche se a metà brano, appare doveroso. Così anche nella seconda volta in cui quella parte si ripete. Ci sarà anche spazio per alcuni pezzi tratti da quello che a nostro avviso è il disco migliore della loro ventennale carriera, ‘Yankee Hotel Foxtrot’. La nostra preferita, ‘Jesus, Etc.’, verrà accolta dal pubblico con cori di giubilo. Pezzo dopo pezzo i vari strumenti (moltissimi quelli usati dalla band durante il set, tra gli altri shaker, rullanti, vibrafoni e melodiche) prendono a turno il centro della scena, con menzione d’onore per Glenn Kotche alla batteria, perno della parte ritmica, mentre il bassista John Stirratt aiuterà molto Tweedy nelle parti vocali, il quale ha dalla sua una voce profonda che ha passato alla grande la prova del tempo. Dopo un abbondante set regolare, i Wilco ci sorprenderanno con un encore completamente in acustico. Una sorta di EP in regalo, con cinque pezzi reinventati e dati in pasto ad un pubblico partecipe (non rari i battimani e le frasi rivolte ai propri beniamini) e appagato, come denotano i volti, sorridenti per non essere stati delusi da una delle band più influenti ed amate degli ultimi decenni, tanto grazie ai lavori in studio che per i loro live.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here