Wilco @ Conservatorio G. Verdi [Milano, 14/Novembre/2009]

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Il giorno tanto atteso è arrivato. L’equivalente di un compleanno e Natale messi insieme. Riuscite ad immaginare la tensione e l’attesa? Bene. Triplicate. Il primo momento degno di un film thriller si manifesta non appena varco il casello alle porte di Milano: coda interminabile e il sottoscritto ai limiti della rassegnazione. Poi, imboccato viale Certosa, svanisce tutto. Tralascio gli istinti primordiali di ogni essere umano (il cibo, che avete capito!) e mi fiondo dentro per cercare il mio compagno di concerto: il sedile numero 29, fila R; centralissimo e con visuale perfetta, alla distanza giusta per un maniaco del suono come me. Una voce metallica e impostata annuncia a tutti i presenti che i Grizzly Bear non saranno della serata, causa guasto al tourbus nel freddo nord Europa. Se questo significa che i Wilco suoneranno di più non ne sono affatto dispiaciuto.

Luci spente e … ‘Ashes Of American Flags’. La tentazione è quella di scendere giù stringere la mano a tutti i Wilco e lasciare la sala, tanto è clamoroso ed intenso questo inizio. Da sola vale il prezzo del biglietto e la serata. A rincarare questa sensazione è la vera chicca, secondo me, di tutto il set: ‘Remember The Mountain Bed’, un brano di Woody Guthrie toccante e profondo. Non la suonano spesso i Wilco e questo è presagio di quello che avverrà durante tutta la serata. Il percorso che disegnano è tortuoso e saltano da un disco all’altro. ‘Bull Black Nova’ dall’ultimissimo ‘Wilco (the album)’, ma anche ‘I Am Trying To Break Your Heart’ e facendo un ulteriore passo indietro ‘Via Chicago’ e ‘Misunderstood’. L’affiatamento e la passione sul palco è veramente unica e i Wilco in questa formazione sono un gruppo difficilmente eguagliabile, per tecnica e per sostanza emotiva. E non sono solo i due fenomeni di tecnica e invenzione, ovvero Nels Cline e Glen Kotche, a tenere in piedi la struttura;senza Pat Sansone e Mikael Jorgensen a stratificare ogni canzone con una partitura d’organo, di piano o di synth nulla sarebbe così speciale. Per fare un paragone usato di recente da Jeff Tweedy, i Wilco attuali sono un po’ come i Lakers degli anni ’80. Un misto di tecnica e creatività, genio e sregolatezza. Ai bis (ben tre in questa serata milanese!) siamo tutti accalcati sotto al palco e tutti in silenzio quando da una nuvola di rumori annegati in delay e riverberi in coda a ‘Poor Places’, Mr Tweedy arpeggia le prime note di ‘Reservations’. Dopo la conclusione affidata ad una tiratissima ‘I’m A Wheel’ sono certo di aver assistito ad un concerto unico nel suo genere e poter dire nei confronti dei Wilco “I’ve got reservations, about so many things, but not about you”.

Andrea Sassano

Set list:

01. Ashes Of American Flags
02. Remember The Mountain Bed
03. Company In My Back
04. Bull Black Nova
05. You Are My Face
06. I Am Trying to Break Your Heart
07 One Wing
08. A Shot in the Arm
09. Side With The Seeds
10. Deeper Down
11. Misunderstood
12. Impossible Germany
13. Via Chicago
14. California Stars
15. Handshake Drugs
16. Sonny Feeling
17. Jesus, Etc.
18. Hate It Here
19. I’m the Man Who Loves You
20. Hummingbird
21 encore break 1
22. The Late Greats
23. Heavy Metal Drummer
24. Poor Places
25. Reservations
26. Spiders (Kidsmoke)
27. encore break 2
28. I’m a Wheel