Whitney @ Monk [Roma, 7/Giugno/2017]

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Hanno passato qualche mese rigido nella tentacolare Chicago svernando al sole californiano assieme a Jonathan Rado dei Foxygen che ha gentilmente registrato. Eppure il mirabile debutto ‘Light Upon the Lake’ (pubblicato nel 2016 dalla Secretly Canadian) che vede protagonisti tra gli altri anche Max Kakacek (ex-Smith Westerns) e Julien Ehrlich (ex-Unknown Mortal Orchestra e già SW) tutto sembra tranne che concepito nella terza città più popolosa d’America. Perchè il miracolo che si compie lungo dieci tracce è di quelli da tramandare ai posteri più diretti. Un viaggio di una bellezza d’altri tempi lungo la San Fernando Valley, passando per Laurel Canyon, Malibu e il Topanga Canyon. Di quello stiamo parlando. Di sentimenti e vagheggiamenti ’60/’70, soul-rock d’una dolcezza infinita, buone vibrazioni, neanche fosse la colonna sonora d’un film generazionale con il vento tra i capelli. La brevità contribuisce alla riuscita perfetta di un album che deve tanto alla tradizione americana della costa ovest ma che ha nell’indubbio talento dei protagonisti il punto di forza, il punto determinante. Revivalismo senza decorazioni artificiose. Solo sostanza e squisitezza da testare dal vivo dentro il loro tour europeo che li ha già visti eccellenti protagonisti al recente Primavera catalano.

Sul palco poco dopo le undici salgono anche Malcolm Brown, Print Chouteau, Josiah Marshall e Will Miller a comporre un sestetto che ruota attorno alla figura centrale di Ehlrich batterista (“avanzato”) e cantante dall’indubbio talento. Una dozzina di pezzi (praticamente tutto il disco) con in regalo un brano nuovo (‘Rolling Blackouts’) e una fantastica cover di ‘Magnet’ portata al successo dai longevi e storici NRBQ. Basterebbe conoscere solo un po’ la storia di questa formazione floridiana per far gridare ancora una volta al tutto torna musicale. Le influenze che mescolano da oltre 50 anni parlano infatti di jazz, R&B, rock e tanta tradizione. Un’influenza evidentemente cardine per i giovani Whitney che in un’ora scarsa di concerto ammaliano e rapiscono per gusto, armonia e bravura. Sembrano usciti da un telefilm anni ’70, sembrano tutti bravi ragazzi, tutti nipoti dello zio Zeb laggiù nella Virginia di “Alla Conquista del West”. E solo vederli indossare denim “cimosati”, overall e scarpe Red Wing certamente Iron Ranger, non può che far salire alle stelle il voto finale. Il pubblico è quasi tutto americano, ragazze allegre e festanti, rumorose e sorridenti, Ehlrich scambia più volte qualche chiacchiera con loro, ricorda i 67 giorni di tour (non ancora finito) e si piega sulla sua batteria sottolineando frasi musicali da musicista navigato. Un singolo dietro l’altro (certo, c’è anche l’altra cover, ‘You’ve Got a Woman’ del duo olandese Lion… siamo sempre in mezzo ai ’70), un’emozione dietro l’altra. Una delizia, una bellezza. L’America come dovrebbe essere. La musica come dovrebbe essere.

Emanuele Tamagnini

Foto dell’autore

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