We Have Band @ Circolo degli Artisti [Roma, 20/Ottobre/2010]

505

L’ultima volta che sono stato al Circolo per un concerto era per i Napalm Death. Dopo un processo di purificazione che dura da più di due anni decido di andare a consumare una bevanda in compagnia nel mio locale preferito, approfittando per sentire un po’ di roba nuova. Hai visto mai mi tornasse la passione per la musica suonata da altri. Meglio anticipare che il tentativo è fallito, però ho conosciuto tre gruppi piacevoli.

Che danno stasera? Ah, musica elettronica. Vabbè allora forse qualcosa mi piace. “Chi suona per primo?” “i Dovseunicioddnn” “Eh?? Ah, Love the unicorn”. Ce li andiamo a sentire. Ehi ma questo è indie! Lo riconosco subito, l’inconfondibile indie. È facilissimo, è tutto ciò che non so a che genere appartiene. Ora controllo se ho ragione. Sì, c’è scritto pure sul Myspace! Aiuto, però c’è anche surf e shoegaze, ora come la mettiamo (ehm ehm… click click… “Lo shoegaze o shoegazing è un genere musicale sviluppatosi nel Regno Unito nella seconda metà degli anni ottanta, che deve il suo nome alla curiosa tendenza dei chitarristi di guardare in basso mentre suonavano, come se stessero guardando le scarpe“. Non si finisce mai di imparare, scusate la parentesi). Ah, ma sono romani. Che carini, quando escono di scena lasciano in sala un’arietta giovane e fresca. Alcune indiscrezioni mi dicono che le loro principali ispirazioni sono i Beatles, i Libertines, gli Smiths e i Blur. Non posso far altro che confermare. Vabbè fa caldo, esco fuori.

Poi arrivano i Discofunken. Di Roma anche loro? Ah, no, solo uno, l’altro è francese. Fammene parlare bene, ché non voglio prendere gli insulti come il Natale. Non sono male, questa pare quella che mettevano sempre ar Bleccaut! Allora ci mettiamo tutti a ballare coi gomiti a 90 gradi roteando i pugnetti di fianco al petto. Vediamo come ne parlano in giro… “A caratterizzare la musica dei Discofunken è un insieme di contaminazioni funk, ritmiche break-beat/minimal techno, ambientazioni electrohouse e un attitudine punk che danno luogo ad un mix energico e trascinante”. Bravo, esattamente così.

Dopo un lungo cambio-palco, durante il quale però ballavano tutti sulla musica interlocutoria fica come quella dei gruppi, ecco i (o gli) We Have Band. Vengono dall’Inghilterra e hanno prodotto finora un unico disco uscito ad aprile 2010 e contenente 12 tracce, realizzato col produttore dei Depeche Mode. Praticamente lo fanno tutto, più o meno come nello scorso giugno quando vennero, sempre al Circolo. Sapevo che erano tre e invece sono in quattro, di vari sessi e colori. L’elettronica è molto presente, anche se c’è un batterista molto preciso a scandire il tempo piuttosto dritto per agitare le membra. Il basso sta lì a riempire, anche se non si sente moltissimo. Il suonatore di boh, insomma quello dalla pelle scura, fa buona parte della scena e dà un buon contributo vocale oltre che musicale. La signorina dalla frangia bionda canticchia e dà il suo fondamentale apporto di colore chiaro al campo visivo. In effetti qualcosa ricorda davvero i Depeche, ma senza citazioni troppo esplicite. C’è qualche tinta oscura nel loro pop, ballabile anche da chi non li ha mai sentiti. Attenzione però al già sentito, sennò il progresso si arresta. Insomma, non mi sono iscritto al fan club, ma stasera mi sono divertito. E i tanti avventori anche (quasi tutta la sala era piena).

Simone Serra

2 COMMENTS

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here