We Have Band @ Circolo degli Artisti [Roma, 11/Giugno/2014]

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Una serata caldissima accoglie i We Have Band al Circolo degli Artisti, e non solo a causa del clima tropicale che annuncia l’arrivo dell’estate a Roma. Prima dei concerti, infatti, mentre nel giardino la rivista Left Wing organizza una serie di dibattiti a tema politico, un foltissimo gruppo di tifosi baresi (tra i quali il sottoscritto) osserva le gesta dei propri beniamini in un agguerrito Latina-Bari, con tanto di cori da stadio cantati a squarciagola e accolti con meravigliata sorpresa dal pubblico più tradizionale del locale di Via Casilina Vecchia. Terminata la sbornia calcistica con somma delusione dei pugliesi, si può dare il via alla serata concertistica. Aprono i Nauti, trio romano che, ampiamente fornito di synth e megafoni, scalda la platea del Circolo, già sfiancata dal caldo che regna nella sala, a cui il condizionatore lato palco difficilmente riesce a dar tregua. Assistiamo soltanto all’ultimo pezzo della band (la delusione calcistica era stata consolata dal dj-set del giardino che mandava New Order e Smiths a profusione) e pertanto non possiamo pronunciarci adeguatamente sulle capacità della band.

Dopo un rapido cambio palco tocca quindi ai We Have Band prendere le redini della serata. Il trio inglese – coadiuvato da un batterista live – è fresco di terzo album, ‘Movements’, il primo in cui la loro proposta disco-rock (così si autodefinirono agli esordi) comincia a mostrar la corda e ad aver bisogno di una ventata di freschezza. Il live si apre con tre estratti appunto dall’ultimo disco (‘Save Myself’, ‘You Only’ e ‘Heart Jump’). I suoni sembrano ben calibrati, nonostante valorizzino soprattutto la sezione ritmica. Il basso di Thomas Wegg-Prosser si dimostra sin da subito il vero motore della band. I We Have Band sono in botta e il pubblico risponde con tantissima energia, sorprendendo anche il gruppo stesso. ‘Where Are Your People?’ è il primo estratto dal secondo album ‘Ternion’, prima che l’azzeccata ‘Someone’ torni a focalizzare la scaletta sull’ultima uscita. ‘Divisive’ è invece un graditissimo tuffo nell’esordio ‘WHB’: si balla grondando sudore e si levano braccia all’aria. Come su disco, anche live Thomas, sua moglie Dede e Darren Bancroft si alternano alle voci. La divisione delle mansioni vocali si conferma uno dei punti di forza della band. Volendo al contrario trovare le debolezze, esse emergono non tanto nella ripetitività della proposta quanto nella mancanza di potenza dei suoni, che soprattutto nei passaggi più tesi sembra latitare oltremodo. In compensazione c’è un’entusiasta presenza scenica dei tre, tra cui spiccano le movenze sensuali ma non troppo di Dede, esaltate soprattutto nella conclusiva ‘Oh!’, sulla quale il pubblico risponde presente nel sostenere la band con le linee vocali. Tre sono i bis concessi dal gruppo dopo una rapida uscita di scena: si parte con ‘Tired Of Running’ (da ‘Ternion’), segue ‘Honeytrap’, chiude definitivamente ‘You Came Out’. Che i We Have Band abbiano bisogno di rinnovarsi o quantomeno di ritrovare freschezza è cosa palese. Tuttavia, i gioiellini synth-wave regalatici in questi anni e la loro onestà live, rinforzata dove occorre, ci lasciano sperare che trovare la strada maestra non sarà difficile.

Livio Ghilardi

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