We Are Scientists + Wolf Parade @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Dicembre/2005]

377

E’ una di quelle serate giuste per ritrovarsi in tasca una sorpresa. Affluenza domenicale medio bassa. E’ un pubblico giovane, ragazzi venuti ad assistere agli show dei loro coetanei, ma sembra di essere ad una festa scolastica di fine anno. Mi sento vecchio ed incompreso, forse è per questo che non riesco a digerire a pieno l’avanzata ultra terrena delle nuove leve del cosiddetto neo rock. Come non riesco a comprendere l’eccitazione estatica di alcuni bambini/e che pur di scambiare due chiacchiere con i loro beniamini sarebbero disposti a passarti sopra fisicamente. Ma sono vecchio. Il concerto inizia con l’entrata in scena del quintetto dei Wolf Parade (il quinto uomo è un inutile mezzo chitarrista/mezzo percussionista). Incidono per la Sub Pop ed hanno realizzato il debutto ‘Apologies To The Queen Mary’ (prodotto da Isaac Brock cantante dei Modest Mouse) accolto benissimo dalla critica in cerca di hype e denaro. Sono di Montreal dunque canadesi come i fratelli maggiori The Unicorns e Arcade Fire dei quali riprendono in parte il cantato Byrnesque (per metà opera del tastierista Spencer Krug) ed alcune atmosfere melodiche. A differenza di alcuni loro pari età più trendy ed in vista, i Wolf Parade hanno però un piglio assai più energico e spigoloso, forza implosa da un drumming corposo e dal chitarrista/cantante Dan Boeckner che non sfigurerebbe in un gruppo garage punk. L’inizio non è dei più convincenti, partono infatti piatti come un fossile dormiente nell’argilla, riuscendo dopo la terza canzone ad imprimere il loro stile. Che è costruito anche su singoletti orecchiabili come ‘My Father’s Son’ e ‘Shine A Light’ vere spine nel culo per un pubblico che non aspetta altro di scaldarsi e ballare. Piacciono quando inacidiscono e diluiscono i brani sul finale, dimostrando almeno che molte di quelle enfatiche recensioni sul loro conto, celavano qualcosa di vicino alla realtà. Nessuna rivoluzione però. Nessun passo epocale. Il movimento rimane mellifluo, superficiale, con poche idee e tanta voglia di vestirsi bene.

I We Are Scientists – Keith Murray, Chris Cain e Michael Tapper rispettivamente chitarra/voce, basso e batteria – sono nati sotto il sole della California ma ben presto hanno deciso di trasferirsi a New York per mangiare ed imporre il loro sound. Murray è il sosia di Tim Wheeler degli Ash mentre Cain è il sosia di Napoleon Dynamite: un vero ed autentico nerd! Devono l’approdo alla Virgin al Dj Steve Lamacq che dopo averli visti dal vivo è riuscito a “mediarli” con la label britannica. ‘With Love And Squalor’ è il loro album di debutto ma la presunta scienza fusa al presunto intellettualismo sonoro è pura fantasia. Gli echi dei ragazzi-bene Strokes si sentono vivi e vegeti come quelli deleteri dei fasulli e plasticati Killers. Un trio carino per le 18enni accorse al club e danzanti come ninfette acqua e sapone che tocca il fondo con la cover di ‘Be My Baby’ delle Ronettes, leggendario trio all female creato da Phil Spector già saccheggiato ed omaggiato dai Raveonettes (togliete AVE al loro nome ed il gioco poi è fatto!). Se questo è il futuro prossimo del rock’n’roll io sono Godzilla alle prese con la distruzione di New York e preso a calci nel culo da Jean Reno. Concerti migliori ci aspettano. Tempi migliori latitano.

Emanuele Tamagnini

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here