We Are Scientists @ Circolo Magnolia [Milano, 7/Giugno/2016]

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A meno di due mesi dalla pubblicazione di ‘Helter Seltzer’, i We Are Scientists passano dal Circolo Magnolia di Milano per l’unica data italiana del tour a supporto della loro quinta fatica discografica. I tre californiani si presentano sul palco con qualche minuto di ritardo rispetto all’orario comunicato, sostenuti da un pubblico esiguo ma partecipe. “We’re We Are Scientists band from Claremont” e poi è subito musica, con ‘Return The Favor’ proposta in una versione leggermente rivisitata rispetto a quella studio: è ciò che accadrà a molti dei pezzi in scaletta. I WAS iniziano l’esibizione con un piglio ben più aggressivo di quello che traspare ascoltando i loro dischi ed effettivamente le primissime tracce confermano un’attitudine decisamente più rockeggiante. ‘Cash Cow’ diventa, così, un pezzo più esplosivo che sbarazzino, mentre ‘Chick Lit’ trascina i presenti che faticano a restar fermi. Sono di poche parole e si limitano alle scuse per la cattiva conoscenza dell’italiano. La band è in buona condizione e la prima parte del concerto si rivela davvero piacevole, ma la godibilità dell’esibizione è inficiata dal volume troppo basso del microfono del frontman, rendendo la voce quasi impercettibile nei passaggi più concitati: il problema, tra l’altro, diventa più evidente proprio in virtù dell’impostazione meno morbida dei pezzi. Keith Murray dimostra un’apprezzabile presenza scenica e durante alcuni pezzi come ‘Nobody Move, Nobody Get Hurt’ i californiani riescono ad alzare il livello della loro prestazione. La scaletta sembra scorrere anche un po’ troppo velocemente, con i primi otto pezzi stipati in un tempo davvero ridotto. Fortunatamente, nella seconda parte i W.A.S. riescono a gestire meglio i minuti a loro disposizione: ‘Something About You’, ‘It’s A Hit’ e ‘Classic Love’ ricevono una buonissima accoglienza, poi Murray e Cain concedono una pausa, dialogando fra loro e coinvolgendo, contemporaneamente, l’attento pubblico del Magnolia. Durante ‘Make It Easy’ è più facile ascoltare la voce di qualche spettatore che quella di Murray, mentre durante ‘Nice Guys’ e ‘After Hours’ la band conferma uno stato di salute indubbiamente buono. La chiusura è affidata a ‘Too Late’: il pubblico gradisce, Keith Murray negli ultimi istanti si arrampica sulla balaustra e salta fra il pubblico, concedendo i soliti inevitabili selfie e rispondendo con sorrisi e inchini agli applausi: si chiude così, senza alcun bis, un’esibizione per larghi tratti convincente, nonostante la sua brevità, il cui giudizio complessivo risente del problema tecnico che ha impedito una fruizione ottimale dello spettacolo.

Piergiuseppe Lippolis

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