Waxahatchee @ Serraglio [Milano, 16/Settembre/2017]

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Katie Crutchfield aka Waxahatchee è una delle artiste più interessanti e prolifiche di questa decade, dopo l’ennesima conferma con l’ottimo ‘Out In The Storm’ pubblicato quest’anno, quarto disco negli ultimi sei anni (quinto, se si considera l’EP dell’anno scorso). Come ribadito in un paio di occasioni durante il live, le date di Carpi e Milano sono state le prime due in assoluto per Katie e la sua band in terra italica. Il colpo d’occhio al Serraglio è buono: non c’è il tutto esaurito, ma sicuramente molta più gente di quella che era lecito attendersi, complici, probabilmente, i capricci di un tempo tutt’altro che settembrino e delle condizioni meteo letteralmente precipitate poco dopo il crepuscolo, con un acquazzone di rara violenza che ci ha costretti a preferire il car sharing al trasporto pubblico e ai relativi cambi di mezzi. Poco male, perché avevamo già imparato ad apprezzare Waxahatchee su disco ed eravamo curiosi di verificare le buone sensazioni anche in sede live. Il concerto inizia poco dopo l’esibizione di Allison, la maggiore delle sorelle Crutchfield, attiva con un progetto solista oltre a essere parte integrante della Waxahatchee band. L’intro lenta e tesa di ‘Recite Remorse’ precede l’attacco di un’elegantissima Katie, subito calda col suo timbro che a tratti ricorda quello di alcune colleghe. Rispetto al disco, le trame di chitarra sono più fitte, sebbene i pezzi non presentino grosse variazioni rispetto alle rispettive versioni studio. ‘Silver’ mette in mostra la buona tecnica di Allison, precisa e puntuale con la tastiera come con la chitarra, senza dimenticare i controcanti, ma è ‘Sparks Fly’ il primo vero acuto dell’esibizione, il momento in cui tutta la grazia della voce principale viene fuori. Il live resta gradevole anche nei minuti successivi, con una carrellata di brani dell’ultimo ‘Out In The Storm’, con qualche linea di chitarra in più a corroborare sonorità che conservano quell’efficace mix di ruvidezza e nostalgia fino alla penultima ‘No Question’ e al bis con ‘Under A Rock’ di Ivy Tripp. Waxahatchee, sebbene in alcuni passaggi non suoni ancora realmente originale, ha ribadito il valore della sua proposta artistica con un live senza sbavature, congedandosi con baci volanti per suggellare una serata che fuori dal Serraglio non dev’esser stata troppo piacevole.

Piergiuseppe Lippolis

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