W.A.S.P. @ Alpheus [Roma, 23/Ottobre/2006]

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Anni fa quando ascoltavo quasi solo heavy metal, tra i tanti dischi avevo una cassetta che custodivo gelosamente, ed era ‘The Crimson Idol’ degli W.A.S.P. Quell’album mi stregò immediatamente, tutti i brani erano e restano piccoli capolavori dell’hard ‘n’ heavy, picco assolutamente irraggiungibile per gli stessi W.A.S.P., che né prima né dopo riusciranno ad avvicinarsi a un livello di songwriting così elevato. Tutti gli altri dischi li ritengo davvero inutili o quasi (giusto qualche canzone sparpagliata di ‘Helldorado’). All’epoca non c’era nulla di patinato nella band: erano rabbiosi, viscerali, lerci, sporchi, suonavano in maniera selvaggia e hanno continuato a farlo per anni senza mai sciogliersi. Certo Blackie Lawless e soci non riempiono più le arene di mezzo mondo, non sono più headliner ai festival, ma lo zoccolo duro dei fan è rimasto fedele al “Nero Senzalegge”, ed infatti l’Alpheus è completamente pieno. Pubblico variegato, tra defender, glamster, cowboy in libera uscita e Baffo. Ad aprire il concerto ci pensano i Fatalsmile, heavy rock dalla Svezia di cui mi preme sottolineare assolutamente la propria inutilità. Pietosi.

Durante il lungo cambio palco butto un occhiata al merchandise e strabuzzo gli occhi nel vedere un normale cappellino a 25€ o il CD autografato a 40€!… senza parole. Viene poi montato il pacchianissimo microfono di Blackie, che per chi non l’avesse visto, è una specie di giostra a forma di scheletro su cui si aggrappa e si dondola. La band si avvale dell’oramai storico Mika Duda al basso, Doug Blair alla chitarra solista, (già nella band durante il tour di ‘The Crimson Idol’) e del nuovo batterista Mike Dupke, oltre ovviamente a Blackie, 50 anni compiuti il mese scorso. Nonostante l’età Blackie non è né ingrassato nè ingessato anzi è più vivo che mai. Il concerto viene incentrato unicamente sui pezzi storici, evitando tutte le nuove canzoni, nonostante un nuovo album, ‘Dominator’, appena uscito. Gli W.A.S.P. fanno un gradito regalo ai fan romani ed eseguono, come detto, solo classici. Ed ecco che la prima è ‘On Your Knees’ dal debutto così come ‘L.O.V.E. Machine’, eseguite in maniera assolutamente lurida. La band dal punto di vista tecnico è ovviamente perfetta, rodata da anni di tour e il concerto offerto, seppur breve (poco più di un’ora), lascia contentissimi i seguaci convenuti. Segue la bella ‘Wild Child’ da ‘The Last Command’, e poi ‘Hate To Love Me’ e ‘Widowmaker’ nel delirio generale. Ma io aspetto speranzoso solo i pezzi da ‘The Crimson Idol’ e infatti ecco Blackie annunciare che stasera suoneranno brani che non hanno mai eseguito in Italia e uno di questi è proprio ‘Arena Of Pleasure’. Ma non è la sola estratta, visto che segue una splendida ‘The Idol’, semiballad mostruosa, e poi a chiudere la prima parte l’anthemica ‘I Wanna Be Somebody’. Tornano per i bis, io aspetto unicamente un brano, ‘Chainsaw Charlie’ ed incredibilmente eccola qui. Parte la più bella canzone heavy metal che io conosca. Non c’è n’è più per nessuno tra il pubblico esagitato, sottoscritto compreso, e la band infervorata. Riesco quasi a commuovermi accidenti. Altro bis, il pubblico invoca ‘Animal’ ma si “accontenterà” di ‘Blind In Texas’ che a me non è mai piaciuta. Non epocali, ma concerto davvero apprezzabile per intensità!

Dante Natale

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