Walls Of Jericho @ Init [Roma, 15/Aprile/2009]

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Abituato ad assistere a concerti di tutt’altro genere all’Init, rimasi sorpreso alla notizia dell’arrivo dei Walls Of Jericho nel suddetto locale. Li avevo già visti in 3 occasioni in passato e, ricordandomi degli ottimi live ai quali mi avevano abituato, attendevo con ansia questa data. Entro nel locale già piuttosto affollato e gli Orange Man Theory sono alla loro ultima canzone, quindi non sono in grado di dare un giudizio su di loro.

Dopo un breve cambio palco è la volta dei Payback, band romana attiva dal 2001 che ha pubblicato 3 dischi e che può vantare un’intensa attività live in Italia e in tutta Europa. Il loro è un hardcore di chiaro stampo newyorkese e le influenze principali vanno ricercate in gruppi come Agnostic Front, Cro Mags e Madball. Caratteristica peculiare è la presenza di due cantanti che si completano e si integrano alla perfezione. Come molto spesso accade a Roma quando c’è un gruppo locale ad aprire per una band internazionale, la maggior parte dei presenti non risponde con il trasporto che la loro musica richiederebbe. Nonostante ciò, i cinque sanno tenere il palco benissimo e qualche coraggioso e fedelissimo fan inizia ad agitarsi sotto il palco e a cantare i coinvolgenti cori tipici del genere. Non passa certamente inosservato l’abbandono del basso sul palco del “nostro” Andrea Di Fabio per gettarsi sul pubblico e fare crowd surfing! Gradualmente il pubblico si scioglie fino al pezzo ’Hard Times’, cover guarda caso dei Cro Mags.

E’ la volta dei tedeschi Final Prayer, i quali, per quanto mi riguarda, non hanno lasciato davvero nulla se non enormi sbadigli. Il loro è un metal hardcore senza troppi fronzoli e che ricalca gli stilemi del genere senza aggiungere davvero nulla a livello compositivo. Il pubblico non risponde per nulla ai timidi tentativi del frontman di coinvolgerlo e il resto della band pare svogliato. Il torpore assale il sottoscritto e il resto dei presenti, se non qualche qualche giovanissimo che si esalta perchè probabilmente non ha mai sentito le migliaia di gruppi che saturano il genere.

Dopo questa lenta agonia è il momento dei capitolini To Kill, gruppo vegan straightedge che dimostra che anche nel nostro paese abbiamo ottime band del genere. La formazione nasce nel 2004 da membri dei mitici Face The Fact ed ha alle spalle innumerevoli tour in tutta Europa e nel 2008 anche negli USA. Nonostante i Final Prayer abbiano fatto di tutto per freddare gli animi, i To Kill pensano a scaldarli con la loro furia: un numero maggiore di persone si avvicina al palco e si comincia a vedere un po’ di pogo e maggiore coinvolgimento. Al basso c’è Tadzio ex membro dei The End Of Six Thousand Years e Skruigners. Nonostante il nuovo innesto il gruppo è davvero carico e travolgente, con il batterista Jai sopra le righe. Confermano di essere una delle migliori band della scena italiana e non.

Arriva finalmente il turno degli americani Walls Of Jericho. Attivi dal 1999 e autori di quattro dischi, sono in un tour interminabile per promuovere ‘The American Dream’ (2008). La frontman Candace Kucsulain, ancora più mascolina di come la ricordassi, se non fosse per il suo seno potrebbe essere scambiata per un uomo. Molti dei suoi colleghi maschi dovrebbero prendere esempio da lei per l’atteggiamento che mantiene sul palco. Tra un canzone e l’altra intrattiene gli astanti, incita tutti a cantare, a muoversi, chiama il circle pit innumerevoli volte e, ringraziando le band precedenti, menziona addirittura gli ormai disciolti e rimpianti Face The Fact. Walls Of Jericho producono un muro di suono con i loro riff impetuosi e la doppia cassa fa tremare il mio petto. La risposta del pubblico è ottima, fin dalla prima canzone si scatena l’inferno ed ogni richiesta di circle pit della cantante (che tra l’altro indica tra la folla lo scatenato Andrea Di Fabio) viene esaudita. Vengono proposte diverse canzoni del loro ultimo disco ma quando il quintetto propone pezzi più datati come ’Pieces Of Me’, ’All Hail The Dead’ e ‘Playing Soldier Again’ perdo la testa anche io e mi getto tra la folla. Un’esecuzione impeccabile e travolgente, nel finale c’è l’immancabile ‘Revival Never Goes Out Of Style’ accompagnata dal coro di un pubblico sempre più coinvolto. Me ne vado davvero soddisfatto e nonostante il mio parziale disamore e noia per questo genere ormai inflazionato, i Walls Of Jericho riescono ancora a divertirmi e coinvolgermi come se fosse la prima volta.

Betani Mapunzo

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