Waines @ Voodoo Doll Rock Club [Noto, 5/Marzo/2011]

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Ricorro alla vostra memoria 80s. Tutti voi avete giocato almeno una volta nella vita a Super Mario (ed essendo su un sito che si chiama Nerds Attack! mi sembra anche scontato). Vi ricordate il bonus della stella che faceva diventare Mario una specie di toro che correva alla velocità della luce e distruggeva ogni nemico posto sul suo passaggio? Perfetto, per me i Waines stasera sembrano imbottiti di stelline bonus. Nessun suono 8bit né batterie sintetizzate, state tranquilli, ma la T-shirt di Rob, voce e chitarra ritmica del trio nonché sosia autorizzato di Jack Black, raffigura proprio il bonus tanto bramato da noi videogiocatori del titolo Nintendo. Da qui all’associazione mentale il passo è breve. Gli altri due terzi dei Waines sono Fabio Rizzo, slide guitar e urla principali, e Ferdinando “Nando” Piccoli alla batteria, che in pratica ha la faccia di Padre Pio, ma con più groove.

Essendo una serata di carnevale, è inutile dire la varietà di personaggi che entrano in scena. In un lato della stanza è possibile ammirare Groucho Marx, dall’altra un uomo vestito da dama ottocentesca con tanto di gonna a campana e tacchi, ma il mio preferito rimane Pedobear. Odio il Carnevale, ma vedere gli altri che rinunciano alla propria dignità quotidiana mi diverte non poco. Siamo al Voodoo Doll Rock Club, piccolo club in provincia di Siracusa. La serata inizia tremendamente tardi a causa del gruppo spalla che sale sul palco a mezzanotte esatta. Mezz’ora più tardi entrano in scena i tre palermitani e dopo un rapidissimo sound check cominciano il loro concerto. Una premessa importante: da quando ho conosciuto i Waines, circa quattro anni fa, ho seguito tutti i loro spostamenti. Non faccio stalking, ma alla prima esibizione rimasi davvero folgorato dal loro sound esplosivo e ho continuato a tenerli d’occhio incessantemente innamorandomi prima di Stu, e dopo, udite udite di ‘Sto’, il nuovo disco che uscirà ad aprile che rappresenta forse una svolta nel sound del trio.

I Waines fanno sempre lo stesso effetto a tutti. Non si riesce a stare fermi, è contronatura. Oppure si può scegliere di rimanere sconvolti nel vederli suonare. Acidi, cattivi e fottutamente ironici, sono un’ iniezione endovena di industrial e delta blues. Un treno lanciato che corre a ritmo di rock’n’roll, implacabili e super distorti, travolgono letteralmente chi si para loro davanti. Un concerto tiratissimo che ripesca a piene mani dal loro primo disco e da ampio spazio al nuovo lavoro in studio nonché a due cover granitiche che propongono esclusivamente live, ovvero ‘Breathe’ dei Prodigy e ‘Hey Boy Hey Girl’ dei micidiali Chemical Brothers che in questa veste, lo devo ammettere, mi piacciono molto di più degli originali. Il resto è semplicemente perfetto. Nessuna sbavatura, le chitarre urlano percorse dal bottleneck di Fabio, Ferdinando picchia fortissimo sui tamburi e suda come un dannato, Rob è semplicemente una macchina da groove che con la sua chitarra baritona non fa sentire per niente la mancanza del basso. Il pubblico è in delirio, si balla e ci si lascia travolgere, ma c’è anche chi, come me rimane attonito a guardarli, immensamente turbato dall’acidità e dalla psichedelia dei suoni. Avete presente i poteri della stellina di Super Mario? Ecco, alla fine, anche voi vi sentirete così.

Johnny Cantamessa

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