Voivod @ Init [Roma, 6/Maggio/2011]

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Quando ho visto quella locandina affisa al cancello esterno dell’Init non volevo quasi crederci, eppure avevo letto la data già pubblicata da tempo sul loro sito, ma si sa, l’emozione regalata dalla carta stampata è tutta un’altra storia. In primo piano una maschera antigas abbastanza stilizzata ed in cima la scritta Voivod, una delle thrash band vecchio stile più estreme e più attive di tutti i tempi proprio qui a Roma. L’atmosfera all’interno è molto piacevole, la sala si riempie subito e fiumi di birra iniziano immediatamente a scorrere copiosi al bancone. Aprono la serata i Blackland, band romana a metà fra uno stoner collaudato ed un doom abbastanza rapido ed aggressivo. Anche se difficile da localizzare il punto d’incontro fra questi due stili la formazione capitolina riesce bene nell’intento complice anche l’acustica di un Init stracolmo che risponde alla grande. Si contano all’incirca sulle quattrocento persone, timbro più timbro meno, e la calca in quel poco spazio, risulta abbastanza pericolosa da far sorridere chi l’affronta dall’esterno. Finito lo spettacolo dei Blackland, che consiglio vivamente di andare a sentire, inizia una mezz’oretta di attesa in cui il pubblico inizia ad accalcarsi ancora di più sottopalco, capisco immediatamente che dovrò defilarmi per scattare qualche foto decente.

Le luci si accendono e compaiono sul palco Daniel Mongrain, Michel Langevin (conosciuto come Away) e Denis Bélanger (detto Snake), solo qualche secondo dopo arriva anche  Jean-Yves Thériault (lo storico bassista soprannominato da sempre Blacky). Dopo aver scambiato qualche parola d’intesa con il pubblico, dopo aver lasciato intendere che stasera sono carichi a mille e pronti a farci esplodere come si deve, la band canadese spara subito in alto i volumi, e sotto il palco è il delirio! Personalmente era davvero molto tempo che non assistevo ad uno spettacolo simile, paragonabile alla masnada di calci subita nel lontano ’99 (mi pare) tra In Flames, Children of Bodom, Napalm Death e chissà quale altro spaccaossa in quell’assurdo cartellone. Stavolta però è diverso, a parte i Blackland, ci sono solo loro, i Voivod a creare quel panico ossesso. La scaletta prevede una buona concentrazione di pezzi vecchi e nuovi, rispolvero di vecchi classici che funzionano sempre e comunque e proposta di nuove canzoni che in pochi probabilmente conoscono, come spesso accade, anche se i Voivod sono stati sempre considerati dei pionieri del thrash-prog futurista, come molti lo hanno etichettato. Il loro sound aggressivo avvolge la bolgia che impazza sotto al palco, l’acustica dell’Init suona come non mai, e molti come me, sono costretti a defilarsi ai lati della sala, chi per provare a scattare qualche foto, chi semplicemente per evitare di finire la serata con qualche livido in più, del resto un nome del genere attira sempre parecchia gente, ma mai avrei pensato di vedere il club così zeppo da non riuscire quasi a muoversi. Dan si prodiga in un continuo head banging senza precedenti, per poi lanciare qualche plettro alla piccola folla assatanata, mentre ualcuno vuole “nudo” Blacky, intonando il solito coro da stadio, e per un secondo sembra volerli accontentare, anche se naturalmente si ferma in tempo per intonare gli accordi della prossima canzone. La serata è un delirio di pogo ed “abbracci metallici” di altri tempi, scene che mi hanno riportato indietro almeno di una decina di anni, probabilmente non si è avvertita la mancanza dell’ex Metallica Jason Newsted, il ritorno live di Blacky riempie abbastanza la scena, donando a Snake, una buona spalla con cui interagire di fronte alla platea. Alla chiusura del concerto, sono molti i dissensi che si alzano dalla folla, vorrebbero vederli suonare ancora per un’oretta, e sinceramente anche io, ma so anche che dopo il concerto potrò incontrare i componenti di questa scatenatissima band, nel giardino esterno dell’Init, tanto per poter scambiare quattro chiacchiere con loro e fargli i miei complimenti.

Il concerto in sintesi:
Band: 8, suonano benissimo, scelgono accuratamente una buona varietà di pezzi vecchi e nuovi, interagiscono alla grande con il proprio pubblico, del resto sono lì per quello.
Suono: 7, per quanto sia un posto relativamente piccolo, l’Init sembra essere dotato di un’acustica eccellente, ben congeniata anche dai tecnici che vi lavorano.
Pubblico: 8, adeguati alla band, uno spettacolo unico che non vedevo da molto tempo, un pogo non circoscritto ai soliti primi 5 metri di sottopalco, violenti quanto basta.
Location: 8, risponde alla grande ad un’affluenza probabilmente inaspettata.

Stefano D’Offizi

Foto dell’autore su: Nerdsphotoattack

4 COMMENTS

  1. ovvio!!! gran concerto!!! credo ci sia ancora il sangue secco sulle pareti dell’Init!!! XD
    Belle foto, complimenti!

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