Virginiana Miller @ Blackout [Roma, 24/Gennaio/2014]

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È un Blackout particolarmente gremito quello che si appresta ad accogliere il ritorno capitolino dei Virginiana Miller, posticipato di un paio di mesi rispetto alla data novembrina annunciata in precedenza. Forti di un nuovo album come ‘Venga il regno’, giustamente accolto nelle classifiche dei migliori dischi italiani del 2013, e della vittoria del David di Donatello per la miglior canzone originale (‘Tutti i santi giorni’, colonna sonora del film omonimo di Paolo Virzì), i livornesi chiamano a raccolta un pubblico composto principalmente da trentenni/quarantenni. Strano constatare il basso ricambio generazionale che non premia una band la quale, seppur attiva da più di vent’anni, ha sempre mantenuto alta l’attenzione sulla propria discografia nel corso del tempo e non ha mai conosciuto cali qualitativi degni di nota (anzi…). Lasciando da parte questioni socioanagrafiche, è la musica che comincia a parlare quando, alle 22.15, prende possesso del palco Valentina Gravili, cantautrice brindisina ma ormai romana d’adozione, che all’inizio dello scorso decennio vinse il Premio Ciampi per la migliore opera prima con il suo debutto ‘Alle ragazze nulla accade a caso’. Nella mezz’ora a sua disposizione, l’artista presenta alcuni brani del suo ottimo terzo disco ‘Arriviamo tardi ovunque’, pubblicato l’anno scorso: la title-track, ‘Pare che fuori pioverà’, ‘La saggezza è roba per giovani’. Una voce splendida per liriche mai banali, accompagnata da bellissimi arrangiamenti blues-western che sorprendono e coinvolgono. Nelle pause tra un pezzo e l’altro la Gravili non si risparmia nel racconto della genesi delle sue canzoni, accattivandosi un pubblico ben predisposto all’ascolto. ‘Domenica mattina’ chiude una validissima esibizione, confermando il talento fin troppo sottovalutato di una delle migliori artiste di cui l’Italia può farsi vanto.

Dopo una mezz’ora di cambio palco durante la quale ci dedichiamo alla nobile arte del calciobalilla facendoci irridere praticamente da chiunque, è finalmente tempo dei Virginiana Miller, accolti sul palco molto calorosamente dai presenti. Cala subito il silenzio per accompagnare le prime note della bellissima ‘Lettera di San Paolo agli operai’, una delle gemme migliori dell’ultimo album. Nonostante qualche problema di bilanciamento dei suoni che opacizza un po’ il cantato di Simone Lenzi nel passaggio iniziale, il brano si libra mostrando subito le migliori premesse per il concerto. La prima parte dello show è dedicata a ‘Venga il regno’, eseguito nella sua interezza seppur non seguendo pedissequamente la tracklist. La qualità dei nuovi brani è indubbia, probabilmente si tratta di alcuni dei momenti più alti della carriera della band, grazie alla invidiabile maturità artistica raggiunta. Ciò che non convince pienamente è la resa live di certi pezzi. Se alcuni sono inappuntabili (‘Chic’, la conclusiva e quanto mai adatta al contesto ‘L’eternità di Roma’), per altre canzoni (‘Dal blu’) non può dirsi lo stesso, come se si debba ancora raggiungere un livello ottimale di esecuzione o una maggior coesione strumentale. In alcuni momenti, poi, emergono alcune incertezze vocali di Simone Lenzi, evidenti sul ritornello di ‘Che bella giornata’, stranamente legate a tonalità non particolarmente alte (su passaggi più difficili il nostro si è mostrato completamente a suo agio, paradossalmente). Quanto tutto ciò possa esser dovuto a problemi di monitor sul palco non ci è dato sapere. Ciononostante il concerto tiene botta, grazie alla innegabile bellezza di pezzi come l’agrodolce ‘Anni di piombo’, sulla quale Lenzi racconta di quando venne scartata al Festival di Sanremo nonostante avesse tutte le caratteristiche della tipica canzone sanremese. Dopo il grande spazio giustamente tributato a ‘Venga il regno’, i sei livornesi lasciano momentaneamente il palco per farvi ritorno in compagnia di Valentina Gravili. È tempo dunque di una gradita sorpresa per i presenti: una gran bella cover di ‘Femme Fatale’, dritta dritta dal capolavoro ‘The Velvet Underground & Nico’ dei The Velvet Underground del compianto Lou Reed. Gli applausi non sono solo in memoria del grande musicista, ma anche per la gradita riuscita del tributo, con le voci di Lenzi e della Gravili a intrecciarsi con naturalezza e bravura. Spazio quindi ai classici della band: si parte con ‘Uri Geller’ e delle incertezze a cui si accennava riguardo alla prima parte del set non c’è più traccia. Si pesca dai diversi album della discografia, dalla title-track de ‘La verità sul tennis’ agli estratti dal penultimo ‘Il primo lunedì del mondo’ (‘Lunedì’, la meravigliosa ‘La carezza del Papa’, ‘Oggetto piccolo (a)’, ‘Acque sicure’ che chiude il set), passando per ‘Dispetto’ da ‘Fuochi fatui d’artificio’ e ‘L’uomo di paglia’ dal sensazionale esordio ‘Gelaterie Sconsacrate’ del 1997. Nessuno spazio, invece, per le canzoni di ‘Italiamobile’. Dopo un’ora e mezza e uno sguardo completo al proprio percorso artistico i Virginiana Miller lasciano il palco del Blackout, non prima di aver salutato il pubblico con il bis ‘Tutti al mare’, probabilmente il primo brano che ha lanciato i livornesi tra i grandi nomi del pop-rock d’autore italiano. Applaudiamo la band e mentre abbandoniamo il locale di Via Casilina alla volta dell’Init per l’estremo saluto ai romani Ancien Régime, ci chiediamo come abbia fatto il buon Lenzi a cantare perennemente con la giacca di pelle in un’atmosfera afosissima.

Livio Ghilardi

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