Villa Aperta Festival @ Villa Medici [Roma, 4-6/Giugno/2015]

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In città, per giorni, non si è parlato d’altro. Il romano, tipicamente procrastinatore per indole, per l’appuntamento con la Francia ha deciso di fare lo svizzero, arrivando puntuale all’appuntamento e con il biglietto in mano. Sin dall’inizio della settimana che ci avrebbe accompagnato al festival, abbiamo sentito parlare di Villa Aperta più di ogni altra volta in passato. Chi si diceva felice per essersi assicurato il titolo d’ingresso, chi non vedeva l’ora, chi ti chiedeva a che ora era consigliabile presentarsi e se ci sarebbero state file, chi dove parcheggiare, che il centro di Roma più che zona a traffico limitato, è un campo minato. Chi – e questi erano tanti – cercava un biglietto, sui social o nelle immediate vicinanze della villa. Un successo meritato e forse un po’ tardivo, quello dell’evento promosso dall’Accademia di Francia a Roma, e giunto alla sua sesta edizione. Line up di tutto rispetto, location mozzafiato, prezzi contenuti (sia per l’ingresso che per il bar), file brevi, per chi non si è ridotto all’ultimo secondo a comprare il biglietto. Questi gli elementi vincenti di un festival che non solo ha mantenuto i suoi standard di qualità, ma ha anche saputo migliorarsi, aggiungendo ad esempio un aperitivo di presentazione, venerdì 22 maggio, con ingresso libero e mezzora di esibizione, voce e pianoforte, di François Matty, ospite dell’ultima serata del festival con la sua band François and the Atlas Mountain. Lì ci accorgemmo che qualcosa era cambiato, nell’accoglienza da parte del pubblico. Il vernissage era occasione ghiotta, ma nonostante la pioggia insistente la cornice di pubblico fu ottima. Un antipasto di quello che si sarebbe visto nei giorni di festival vero e proprio, con un’esplosione di presenze rispetto a quelle degli scorsi anni.

Giovedì

La formula rimane immutata rispetto al passato, privilegiando i generi pop, electro e rock e mandando sul palco molti artisti che hanno uno stretto legame con l’Esagono. Ci sarà anche spazio per artisti che con la Francia non hanno nulla a che fare, e proprio un gruppo di questa categoria aprirà la serata inaugurale. Si tratta dei La Batteria, quartetto romano che ha scelto il proprio nome di battaglia non per rendere omaggio allo strumento, ma alla parola in uso negli anni di piombo per indicare gruppi di persone che facevano “colpi”. Faranno colpo, proprio grazie ad atmosfere che riportano a quegli anni, dando l’impressione di proporre colonne sonore di film mai girati. Niente di nuovo, ma il loro primo album, presentato interamente live, ci ricorderà che l’originalità non è poi condizione fondamentale per ascoltare della buona musica. Dopo di loro sarà il turno di un artista che col cinema, invece, ha già avuto molto a che fare. Si tratta di Nicolas Godin, metà degli splendidi Air, attualmente in hiatus dopo anni di successi musicali, anche grazie a colonne sonore di film cult come “Il Giardino delle Vergini Suicide” di Sofia Coppola. Peraltro il duo di Versailles iniziò a comporre musica proprio ispirandosi a vecchi film in VHS, quindi sviluppo più naturale non poteva esserci. Il suo album di debutto ‘Contrepoint’, rilasciato nella seconda metà del 2015, verrà presentato in anteprima proprio al pubblico di Villa Aperta. In ogni suo brano ci sono riferimenti diretti alle fughe e ai preludi di Bach, musicista che ha ispirato Godin nella composizione di questo disco e lo ha aiutato in un recente periodo difficile. Le atmosfere sognanti à la Air sono evidenti sin dal principio, ma la loro cupezza di fondo ci farà pensare che questa nuova opera, per essere compresa appieno, avrà bisogno di un maggior numero di ascolti. Intanto ci gustiamo il set, quasi del tutto strumentale, di un artista poliedrico. Sul palco oltre a lui, che alterna l’uso di chitarra e tastiera, ci sono altri tre membri alle prese con basso, batteria e synth. Ci resteranno poco meno di un’ora, lasciandoci addosso una buona sensazione. Così ci sentiremo liberi e sereni quando arriverà il momento del dj set di Miss Kittin, regina francese dell’electroclash. Frangetta, maglia bianca che fa il paio con la sua cuffia e partenza shock: il remix di ‘Love Will Tear Us Apart’ dei Joy Division attira sotto palco tutti i presenti in villa, gli stessi che un secondo prima erano al bar, in bagno, o affacciati alla balconata, ad ammirare dall’alto le meraviglie di Roma. Sarà lei stessa a cantare il brano, in una versione così stravolta da non poter essere paragonabile all’originale, e si guadagnerà l’attenzione del pubblico. Qualcuno resterà a ballare, altri no, in un set che durerà circa un’ora e trenta e passerà da poco apprezzabili derive tribal house alla sempre piacevole ‘I Feel Love’ di Donna Summer e Giorgio Moroder, sempre con la stessa Miss Kittin ad occuparsi delle parti vocali.

Venerdì

Parcheggiamo la macchina a pochi metri da Villa Medici, apriamo lo sportello, e una ragazza sconosciuta ci si avvicina. È alta, bionda, con i capelli corti, e davvero molto bella. Hai biglietti da vendere? Ne ho soltanto uno e non mi va di andare da sola. Questo il motivo che l’ha fatta avvicinare a noi, ma biglietti in più non ne abbiamo, e dopo un rapido colpo di telefono scopriamo che nessuno dei nostri amici li ha. Da lì all’ingresso della villa almeno altre due persone ci chiederanno se abbiamo biglietti in più, e non sappiamo se anche altri lo faranno, visto che l’inserimento del nostro meccanismo di sordità selettiva ci accompagnerà fino all’imbocco della scalinata che porta al giardino della villa, dove si tengono i concerti. È sold out, ma il boom di presenze non intaccherà la qualità della nostra esperienza. Niente file insopportabili o disservizi ripetuti, per intenderci. L’apertura è affidata al live dei Torb, duo di producer francesi. Saranno la rivelazione di questo festival e ci regaleranno (spoiler) la performance migliore della serata. Tra space disco e synth analogici, la loro prima volta in Italia non passerà inosservata. Verranno seguiti sul palco dal dj set di back to back techno di Louisahhh!!! & Maelstrom, che menzioneremo un’unica volta vista la difficoltà del loro nome d’arte. È difficile salire sul palco dopo il successo dei Torb, ma i due, unico caso di uomo e donna insieme sullo stesso palco in questo festival, faranno ballare i presenti, esercitando però ben poca attrattiva su di noi. L’attenzione è tutta volta al successivo dj set, quello dei francesi Cassius, un pezzo di storia del french touch che molto ha influito, e in parte lo fa tuttora, a livello mondiale. Esordiranno sul palco con la loro celebre ‘I Love You So’, reinserita ben tre volte, per qualche secondo, nel corso della loro performance. Ci sarà anche modo di ballare sulle note di ‘Feeling For You’, ‘Sun Goes Down’ e ‘The Sound of Violence’, che ci porteranno indietro ai loro anni migliori, non senza un pizzico di nostalgia. Attenderemo invece, insieme a tanti altri, ‘Toop Toop’, senza che il nostro desiderio di ascoltarla venga esaudito. Ma la serata è stata piacevole, il dj set a tratti entusiasmante, e i Torb una piacevole scoperta. Per tutto il resto basta andare in macchina, connettere il telefono al cavo aux dello stereo e cercare un brano su Youtube.

Sabato

La serata conclusiva è minacciata dalla pioggia, che irrompe feroce sin dal pomeriggio, ma per fortuna, se escludiamo qualche goccia, ci risparmia. Anche oggi è stato dichiarato il sold out, ma affrontiamo la scalinata all’ingresso con maggiore serenità rispetto al giorno precedente, sicuri che, in questo contesto, folla non significhi per forza disagio. Grazie all’ottima organizzazione, così sarà. Nonostante la pioggia e nonostante la finale di Champions con una squadra italiana e una che piace molto agli italiani, al nostro arrivo, poco dopo le 22, ci saranno già molte persone di fronte al palco. Sopra alla struttura ci sono invece François and The Atlas Mountains, con François Matty che torna al nostro cospetto dopo l’aperitivo inaugurale del festival. Rispetto a quella volta, in cui era in una versione intimista, piano e voce, lo potremmo apprezzare maggiormente con la sua band. I François, con base a Bristol, ma composti da membri inglesi e francesi, scrivono i testi dei loro brani nelle due lingue madri di queste nazioni, inserendo suoni, ritmi e strumenti africani. Con questo meltin pot di ispirazioni, non ci si potrà annoiare, ed a tratti sembrerà di ascoltare dei Vampire Weekend più maturi e meno plastificati. C’è di peggio, insomma, ma anche di meglio, subito dopo. Poco dopo le 23 arriva il momento di Tony Allen, pioniere dell’afrobeat al fianco di Fela Kuti, batterista di altissimo livello, 75enne, nigeriano e, per farla breve, leggenda vivente. Negli anni ha partecipato a mille progetti differenti e gli è stata persino dedicata una strofa di una canzone dai Blur, nel 1999, ‘Music Is My Radar’. Si tratta del suo primo concerto romano e non ci deluderà. Accompagnato da altri sei musicisti sul palco (chitarra, basso, tastiere, sax/synth e due percussionisti), la sua scintillante batteria sarà su una pedana molto rialzata rispetto al palco, dandogli il giusto risalto agli occhi dei presenti. A tratti canterà, altre volte lascerà spazio ai suoi sodali, come nel caso di ‘Go Back’, cantata, nel suo ultimo album ‘Film of Life’, da Damon Albarn, e qui riproposta in una versione rallentata e forse proprio per questo più godibile. Il set sarà in gran parte strumentale ed il finale sarà la parte più frizzante, con molte parti per sax. Poi Tony parlerà al suo pubblico, parlerà a noi, dicendoci di non essere uno da lunghi discorsi e molte parole, ma lo dirà in maniera così contorta e ripetitiva da rendere il suo discorso lungo e le sue parole, molte. L’ironia è di casa Allen, anche se non tutti se ne accorgeranno. Al termine della sua esibizione, salutata da lunghi applausi, salirà sul palco Magic Malik, ex borsista di Villa Medici e già visto come ospite nel corso del live di Tony Allen, col suo flauto traverso. Stavolta si esibirà insieme a Dj Oli ed insieme ci regaleranno un connubio di classica ed elettronica davvero ammaliante. La chiusura della serata sarà appannaggio di Para One, artista transalpino e compositore di varie colonne sonore di film. Il suo sarà un piacevole dj set, eclettico, nel quale spazierà tra hip hop, house e techno. Una degna conclusione di un festival che anche quest’anno ci ha fatto sembrare i cugini francesi un po’ più vicini, e anche meno antipatici.

Andrea Lucarini
@Lucarismi