Villa Aperta Festival @ Villa Medici [Roma, 20-21/Giugno/2014]

594

Villa Aperta, festival giunto alla quinta edizione ed organizzato dall’Accademia di Francia a Roma, parte sempre con un netto vantaggio rispetto agli altri. La location, nella fastosa cornice di Villa Medici, tra lo stellato cielo estivo e l’opulenza dello skyline romano che si scorge dalle terrazze, nulla ha a che spartire con i luoghi in cui solitamente assistiamo alle esibizioni musicali. Dopo essere saliti sulla scala a chiocciola ed approdati nel giardino, il colpo d’occhio sarà di tutto rispetto: un palco molto grande, una zona molto spaziosa dalla quale assistere ai concerti, dove nonostante l’affluenza massiccia ci sarà spazio per godersi lo spettacolo in piena tranquillità. Una fontana, prosciugata per l’occasione, due eleganti banconi del bar ed un lunghissimo muretto dove sedersi dando le spalle a Roma, o stare in piedi, con negli occhi la magnificenza di una città che, vista dall’alto, non ha rivali. Venerdì e sabato varchiamo le porte di una delle ville più belle di Roma per le ultime due serate del festival, che, come da claim, mescola pop, electro e rock, il tutto con musicisti, che per passaporto, inclinazioni o collaborazioni, possono essere ricondotti alla Francia.

Venerdì

Al momento del nostro arrivo la Francia sta esordendo contro l’Honduras al Mondiale, ma la musica, più del calcio, sembra essere al centro dei pensieri dei molti ospiti francesi della villa. Sul palco sale Connan Mockasin con la sua band, posizionata in linea sul palco. L’artista neozelandese è il più sperimentale nella line up di questa serata e la sua connessione con la Francia è facilmente riscontrabile, grazie alle sue collaborazioni con Charlotte Gainsbourg, accompagnata anche in tour per un lungo periodo. La platea sembra attenta e curiosa, mentre il suo pop psichedelico prende sempre più il sopravvento, rivelandoci la perfetta resa acustica della location. Nella scaletta la parte del leone la faranno i brani del lavoro più recente, ‘Caramel’. Dopo aver immerso lo sguardo per qualche minuto nello splendido panorama della Capitale ed aver goduto di un dj set tarato sui nostri gusti, torniamo sotto palco, dove di lì a breve si presenteranno le Au Revoir Simone, trio di affascinanti ragazze di Brooklyn attive ormai da un decennio e capaci di portare nella loro musica tutto il retaggio culturale di quei lidi. La loro connessione con la Francia non va neanche spiegata, tanto è intrinseca nel loro nome di battaglia. L’entusiasmo sarà grande fin da subito, confermandoci che la presenza delle tre ragazze ha convinto molti a partecipare all’evento proprio per assistere al loro live. Con tre microfoni, tre tastiere, una drum machine e tre frangette, suoneranno il loro indie pop che risulterà gradevole, senza mai annoiare. Sul palco sarà tutto un turbinio di scambi di posto e di turni agli strumenti. In ‘Crazy’, brano conclusivo della setlist, ci sarà anche modo, per una di loro, di imbracciare la chitarra, dimostrando di saperci fare anche con le corde oltre che con i tasti. Dopo aver salutato con un meritato applauso le tre amabili ragazze, attenderemo con curiosità Jackson and his Computerband, pseudonimo del parigino Jackson Fourgeaud ed uno dei nomi d’arte più ironici di sempre. Nel corso della sua lunga carriera ha proposto molte derivazioni elettroniche, dall’acid house al french touch, di cui è stato uno degli inventori. Biondo platino e sostenuto da una scenografia futuristica, solleverà spesso in alto un braccio metallico, come a voler sottolineare la componente computistica della sua “band”. Un denso fumo bianco lo nasconderà completamente, mentre la folla non potrà fare a meno di dimenarsi sotto i colpi delle sue note. Poi ricomparirà, ancora più esaltato di prima. Sulla sua console faranno bella mostra di sé dei rettangoli in plexiglas, mentre alle sue spalle si ergerà un’immensa sfera argentea. Un live davvero intenso, sia per le orecchie che per gli occhi, ideale per una conclusione che ci lascerà con un entusiasmo ancora maggiore di quello con il quale avevamo varcato le porte ad inizio serata.

Sabato

La sera del sabato, per il centro storico, è storicamente la fascia oraria più trafficata della settimana. C’è chi va a mangiare fuori con il partner, chi si incontra con gli amici, chi passeggia, chi va a ballare, chi va ai concerti. E poi ci sono loro. Dei maratoneti che hanno deciso di occupare il loro sabato sera causando disagi a tutte le categorie succitate, correndo per la strada. Il ritardo che ci causeranno non sarà così significativo, a differenza della preoccupazione di rovinarsi la serata per conto terzi. Non avverrà nulla di questo, fortunatamente, e potremmo presentarci quasi in orario all’appuntamento con tre assi dell’elettronica francese, tre amici, tre colleghi, tutti nel roster della Savoir Faire. Il programma prevede due dj set e, in chiusura di serata e di festival, l’esibizione live del genietto Gesaffelstein, visto spesso dalle nostre parti, ma solo per la seconda volta per suonare dal vivo. All’ingresso ci verrà spiegato che quest’ultimo non gradirà riprese o foto, motivo per il quale ci asterremo da questa pratica. Ad accoglierci troveremo The Hacker, con un dj set che proporrà pezzi in bilico tra passato e presente, con il filo conduttore della techno e dell’electroclash che da sempre sono il suo marchio di fabbrica. Il pubblico, da subito più numeroso del giorno precedente, ma ancora in divenire, verrà scaldato a dovere. Tra le esibizioni dei tre artisti principali di questa serata, se ne esibiranno altri quattro, in gruppo. Trattasi del gruppo francese Links, capitanato da Laurent Durupt, borsista proprio presso Villa Medici, che con le loro bacchette intratterranno gli ospiti tra un set e l’altro. In tutta franchezza avremmo preferito un bis del dj set del giorno precedente, magari con tonalità diverse per uniformarsi alla serata, ma ascoltare qualcosa di inedito non fa mai male. Arriva Brodinski e l’atmosfera cresce d’intensità. Chi lo conosce si esalta da subito, mentre ai novizi servirà qualche pezzo prima di sussurrare al vicino il proprio alto gradimento. L’entusiasmo è alle stelle, il cui manto ci sorveglia sopra le nostre teste, quando, poco prima delle 2, apparirà sul palco Gesaffelstein. L’accoglienza sarà quella che si dedica ad un re e la sua postazione sarà diversa rispetto a quella dei suoi predecessori, dorata e molto più alta. Il suo live sarà potenza pura, con alcuni volontari cali di tensione che evidenzieranno maggiormente le successive accelerazioni, sottolineate dai visual. Tutti si divertono, tutti si muovono, nessuno protesta, in pochissimi se ne andranno prima del termine della performance, durata circa un’ora. Il festival si conclude ed anche quest’anno la qualità, sia nell’organizzazione che nella scelta degli artisti chiamati ad illuminare la scena, si dimostra di gran lunga superiore alla media. Au revoir Villa Aperta, on va se rencontrer l’année prochaine!

Andrea Lucarini

[archivio recente]

Villa Aperta Festival @ Villa Medici [Roma, 18/Giugno/2014]

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here