Villa Aperta Festival @ Villa Medici [Roma, 18/Giugno/2014]

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L’estate è ormai giunta e anche se in questi ultimi giorni viste le piogge e continui nubifragi un po’ ovunque era difficile crederlo, c’è un posto a Roma in cui l’atmosfera estiva l’ha fatta da padrone. Trattasi di Villa Aperta: kermesse musicale di ben 4 giorni, unica nel suo genere per la capacità di fondere insieme lo splendore e la magnificenza dell’arte classico-rinascimentale della location – il  giardino di Villa Medici, storica sede dell’Accademia di Francia a Roma – con la non sempre gentile, anzi quasi sfrontata, ironica, anti convenzionale musica contemporanea. Giunta alla sua V edizione, Villa Aperta vuole essere infatti – secondo le parole di Eric de Chassey, direttore dell’Accademia – un momento di incontro per la “musique actuelle”, priva nella sua programmazione di una vera e propria suddivisione di generi, ma aperta appunto verso tutto ciò che c’è di contemporaneo, con una certa e spiccata dose – ovviamente – di francofilia. Ed ecco quindi prendere forma una line-up sui generis, con artisti non proprio richiestissimi dalla massa, ma interessante e gradevole, quanto feconda di affascinanti contrasti. E la prima serata, forse a causa del maltempo la meno seguita, ha sin da subito confermato il fascino di questa formula. Primi in assoluto a salire sul palco i That Summer, band fondata da David Sanson ad inizio anni anni ’90 e che ricorda la capacità tutta francese di legare insieme suoni acustici con l’elettronica, voce e silenzio, melodie e disarmonie con una leggerezza in grado di piazzarsi naturalmente nel complesso cunicolo di noyse, trip-hop e cupa malinconia. Un sound downtempo che ricorda in parte i versagliesi Air e che soddisfa particolarmente sugli ultimi pezzi, quelli cantati eccezionalmente in lingua francese anziché inglese come ‘Winter gardens’, a riprova del fatto che l’utilizzo di una lingua piuttosto che un’altra può cambiare di gran lunga la musicalità di un brano. Poi la volta dei romani Luminal. Forse poco compresi dal non numeroso pubblico presente, sin dal principio con l’irriverenza del loro pezzo d’attacco ‘Essere qualcun’altro’. Peccato veramente che non ci fosse nessuno ad urlare con loro “Gesù è stato poco brillante quando ha programmato cosi l’esistenza!”, ma perfomance tuttavia spassosa e giocosa, anche quando a prendere il microfono è Alessandra Perna. Brava, ironica, piena di energia. Un trio fumetto che ricorda in sound e attitude un po’ i primi Tre Allegri Ragazzi Morti quando ancora non facevano il tour con Jovanotti ed erano pieni di quella disincantata giovane disillusione underground. Uno spettacolo quello dei Luminal giusto, ricco e più che piacevole e che di certo non ha risentito della poca comprensione del pubblico. Accoglienza diametralmente opposta invece per l’ultima band sul palco, i parigini Cheveu. Apprezzati e ben conosciuti dai francesi, hanno dato vita ad uno show ballabile e divertente. Transalpini nel midollo, sia nell’ironia che nel sound, hanno alternato il loro suonare tanto wave quanto krautrock, con continue battutine in francese stretto, confermandosi dunque una bella scoperta, anche nelle nostre parti, dell’amabilità del melange garage punk parigino. Tuttavia per chi volesse approfondire e saperne di più su questa serata, quanto su quelle di giovedì e venerdì che hanno visto alternarsi sul palco rispettivamente Christophe, Ramona Lisa, Au Revoir Simone, Connan Mockasin, Jackson and his Computer Band, Gessafelstein, a parte leggere i nostri live report, è possibile trovare tutti i video in streaming su Arte.

Daniela Masella

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