Vetiver + Fruit Bats @ Amigdala Theatre [Trezzo Sull’Adda, 24/Novembre/2009]

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Per trovare il locale è stata un’impresa: nessuna insegna, nessun numero. Il supporto di Chris – che da casa tentava di darmi indicazioni – è stato prezioso ma non decisivo: ad un certo punto salta fuori un numero di cellulare al quale risponde una voce registrata che grida adirata “Amigdala Theatre viale Lombardia! Amigdala Theatre viale Lombardia! Amigdala Theatre viale Lombardia!…Tu-Tu-Tu-Tu” senza indicare alcun civico (su 78 potenzialmente papabili in quel viale). Ascolto attonito e un po’ stupito. Risolvo a stretto giro il giallo sul civico esatto chiedendo in qualche bar: “viale Lombardia angolo via Santi” mi risponde un tizio. Raggiungo il posto non prima però di aver visitato tutti i capannoni della zona industriale e, credo, anche un accampamento Rom. Interessante. Il locale, non è precisamente un teatro; è anch’esso un capannone, ma è particolarmente carino e ben curato. Colpiscono l’occhio i sei proiettori ancorati al soffitto che, pilotati da altrettanti PC, sparano immagini su due delle quattro pareti della grande sala rettangolare allargando i confini e gli spazi visivi.

Abbasso lo sguardo e mi trovo davanti sia i Vetiver che i Fruit Bats tutti intenti a gustare polenta, focaccia e, immagino, brasato. Complimenti per l’ospitalità. C’è ancora poca gente ed immagino a causa (della figuraccia) dell’Inter: da un laptop, posto accanto al mixer, mi godo quindi gli ultimi istanti di una partita a senso unico. Godo. Timidamente entrano le ultime poche persone che senza fretta si adagiano sui divanetti disseminati nel locale. Peccato, dato che la serata offre due delle migliori folk-indie band del panorama internazionale. Se è vero che i Vetiver sono gli headliner di questa serata è altrettanto vero che i Fruit Bats non possono definirsi una band di “spalla” in quanto non lo dimostrano minimamente. E per dire la verità credo che questi ultimi siano andati decisamente oltre in termini di ricerca rispetto alla band di Andy Cabic: sono probabilmente il trattino, “-“, che collega il folk all’indie di cui sopra. L’occhialuto Eric Johnson ha catturato la mia attenzione sin dal primo pezzo, ‘Singing Joy To The World’, che ci introduce teneramente nella serata poco chiassosa così atipica rispetto ai concerti ai quali si assiste normalmente. Il suono è compatto e le capacità di tutti e cinque i musicisti sono esaltate immediatamente dalla perfetta intesa tra John e il socio Ron Lewis, altro polistrumentista della band talmente bravo che ultimamente è stato chiamato a collaborare, assieme allo stesso Eric, al “progetto” (se così si può definire) The Shins fondato dal talentuoso songwriter James Russel Mercer. I pezzi si susseguono l’uno dopo l’altro senza troppi preamboli e ripercorrono album fantastici come ‘Mouthfuls’ (‘Union Blanket’, ‘When U Love Somebody’). Ci regalano anche la cover di ‘Revolution Blues’ del sempreverde Neil Young. Concludono con la stupenda ‘The Ruminant Band’, da cui prende nome il loro quarto ed ultimo album, ‘My Unusual Band’ e ‘Beautiful Morning Light’. Che dire di più se non che la Sub Pop (Nirvana, Soundgarden, Mudhoney) sta investendo molto su Eric & Co.?

Sul palco si susseguono velocemente i Vetiver. L’attesa è in un certo senso leggermente smontata dalle evidenti ed inattese capacità dei predecessori. Ma Andy Cabic riallinea rapidamente le fila partendo con ‘Rolling Sea’ pezzo che da l’avvio all’ultimo album, ‘Tight Knit’, uscito quest’anno. Si capisce subito che a differenza dei Fruit Bats, il loro obiettivo è quello di promuovere l’album dato che, saltando qua e la, eseguono altre cinque canzoni delle dieci in esso contenute: la ballata ‘On The Oder Side’, la rockeggiante ‘More Of This’, l’andante ‘Another Reason To Go’ la stupenda e beatlesiana ‘Everything’ e , la solare ‘Strictly Rule’ che molto ci ricorda i Grateful Dead. Non a caso ci regalano più tardi la cover di ‘Don’t Else Me In’ in memoria dei psichedelici pionieri del country rock. Dei vecchi Vetiver ci sono stasera solo Andy ed Otto Hauser; gli altri due terzi sono stati rimpiazzati da musicisti in gamba, specialmente la tastierista che, composta e sistemata a sinistra del palco, ha duettato eccellentemente con Cabic sostenendo ed amplificandone le tonalità più alte. Verso la fine lo scarso pubblico improvvisa simpatici ed improbabili balletti in stile country di fronte ad un Andy decisamente sorpreso ma al contempo divertito. A nulla serve il tentativo di una ragazza di fargli fare un altro bis. Chiudono con ‘Wishing Well’ del nuovo 45 giri e augurano a tutti una “good night!”.

Andrea Rocca