Verdena @ Flog [Firenze, 27/Aprile/2011]

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È trascorso poco più di un mese dalla data fiorentina dei Verdena dello scorso marzo, ma anche stavolta il richiamo della raggiunta consacrazione al vasto pubblico ha fatto registrare sold out molte settimane prima della data dell’evento che stiamo per raccontarvi. Dopo la caotica apertura del gruppo di supporto (gli inglesi Gaffas, da Brighton) i nostri salgono sul palco, e senza troppi preamboli attaccano con l’ultimo singolo estratto ‘Scegli Me’. È subito calorosa la risposta con la quale il pubblico accoglie il combo bergamasco, ormai rodato al meglio e pronto a reggere quasi due ore di concerto senza intoppi, passando con disinvoltura dalle acustiche atmosfere di ‘Canzone Ostinata’, ‘Castelli per Aria’ e ‘Razzi, Arpia, Inferno e Fiamme’, alle travolgenti cavalcate rock di ‘Lui Gareggia’, ‘Loniterp’ e ‘Isacco Nucleare’. Dopo la trascinante ‘Rossella Roll Over’ è la volta di ‘Starless’ e ‘Il Caos Strisciante’, la cui accoppiata rappresenta probabilmente uno degli apici emotivi dell’intero live, grazie alla rabbiosa intensità e, allo stesso tempo, all’introspettiva amarezza che riescono a trasmettere. ‘Nuova Luce’ lascia riprendere fiato all’intera platea, che si abbandona così alla calda luminescenza di nuove e inedite possibilità, mentre ‘Badea Blues’, vero e proprio anthem da concerto, viene cantata all’unisono con contagioso trasporto. Ma è con ‘Canos’ e ‘Muori Delay’ che si ha ancora maggiore partecipazione, e la stessa scena si ripete con ‘Valvonauta’, gradito salto nel passato che avrebbe comunque potuto lasciar spazio a ben altre sorprese.

Oltre all’acclamatissima ‘Luna’ e alla granitica ‘Non Prendere l’Acme, Eugenio’, il bis è affidato alle oniriche visioni di ‘Sorriso in Spiaggia’, e si chiude con la struggente malinconia di ‘Lei Disse’, dove “scegli me…” viene adesso ripetuto da Alberto Ferrari con emozionata, sincera e quasi rassegnata implorazione: un’interpretazione da brividi, in grado di dare al live (e all’intero disco) un senso di matura e compiuta circolarità; senza ombra di dubbio uno dei momenti più alti e preziosi della loro intera discografia. Come da manuale un live impeccabile, sudato, onesto e senza riserve. Solo due gli appunti che in chiusura ci sentiamo di dover fare: il primo riguarda i Verdena e le loro scalette, che potrebbero essere più sperimentali, coraggiose e spiazzanti, inserendo ad esempio brani meno noti ed evitando così di riproporre all’infinito i soliti pezzi (‘Muori Delay’ su tutti). Il secondo riguarda la Flog, locale storico, frequentato, amato, e che proprio per l’affetto e la partecipazione che da decenni riceve, potrebbe evitare la ridicola (e si spera isolata) scelta di far pagare gli accrediti a ragazzi che, senza alcuna pretesa o guadagno, chiedono soltanto di poter documentare gli eventi degli artisti che amano.

Andrea Marchetti

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