Verdena + Bugo @ Atlantico Live [Roma, 18/Dicembre/2011]

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Sette giorni da un altro dannato Natale, quinta volta a Roma per i Verdena quest’anno, questa volta non c’è il sold out ma l’Atlantico dà un ottimo colpo d’occhio. A dividere il palco con il quartetto bergamasco c’è anche Bugo che è fresco di pubblicazione del suo ottavo lavoro: ‘Nuovi rimedi per la miopia’ che il nostro giudice talebano ha giustamente definito così (leggi) come un disco che sembra fatto con gli obblighi contrattuali puntati alla tempia, un disco pensato troppo in fretta, nonostante i tre anni d’assenza dalle scene. Dal vivo però i 70 minuti affidati al 38enne (ma ne dimostra almeno 10 di meno) piemontese possono fare affidamento su vecchi brani dal comprovato effetto. Altra questione non di poco conto è che quelli che arrivano presto, si inizia alle 21.15, sono in stragrande maggioranza fan dei Verdena per niente disposti nei confronti del gruppo-spalla-chiuque-sia, e l’impressione che ho è che Bugo si aspettasse un’accoglienza più calorosa. Comunque cassa dritta e pedalare per il primo brano, che prevedibilmente è anche quello che apre il nuovo disco, poi un’alternanza perfetta tra cose recenti e del passato, il nuovo gruppo che lo affianca propone un bel sound elettronico, e il bassista ai controcanti ha una voce particolarmente somigliante a quella del signor Bugatti. Nonostante i primi quattro brani siano ottimi, quelli che sembrano divertirsi sono una minoranza e quelli che sanno a memoria le canzoni una rarità. ‘Amore mio infinito’ è riarrangiata per non far rallentare il ritornello come sul disco, su “ggeell” la sua chitarra non vuole farsi suonare: forse perché “io non suono la chitarra, amo il sintetizzatore” (che non sarà in scaletta), la più cantata sembra essere ‘Casalingo’ e in molti si soprendono su ‘Io mi rompo i coglioni’ anche se tanti altri si identificano col titolo dando all’artista sul palco la colpa. Negli ultimi venti minuti c’è un cambio d’atteggiamento, come a voler sfidare il pubblico, le canzoni legate senza più pause e i balletti dinoccolati portano fino a ‘Lamentazione n°223’ che essendo una preghiera viene eseguita sul palco in playback: il brano va ma tutti stanno fermi, come raccolti in preghiera. Bugo è illuminato alle spalle da una forte luce bianca che ne fa risaltare i contorni del suo stare a braccia aperte, se come l’ho intesa io, era una presa in giro di certi misticismi anche da palco, è una bella genialata. Il gruppo si rianima sul finale: Io ti chiedo aiuto’, tempo dell’ultima canzone: ‘C’è crisi’ e di ringraziare i tanti ragazzi per averlo ascoltato e si dilegua. Buon concerto anche se non molto intenso, personalmente da anni aspetto un disco della consacrazione che tarda ad arrivare.

Mezz’ora di cambio palco in cui è lecito chiedersi se il 2011 è l’anno dei Verdena o se i Verdena sono la band (italiana) del 2011, forse addirittura entrambe le cose in misura diversa. Fatto sta che qui si tirano le somme di un’annata straordinaria. Da tempo non vedevo la Universal rincorrere le vendite di un disco che va oltre-qualsiasi-ragionevole-previsione stampando edizioni Deluxe con DVD amatoriali e cofanetti che comprendono gli EP dell’intera carriera, tutto era iniziato con la mia recensione del disco (leggi) a lungo atteso, dopo aver amato ‘Requiem’, con la paura della delusione, e invece poi mese dopo mese nel mio personale Olimpo è stato il disco dell’anno. Oggi rispetto al concerto che apriva il tour (leggi) c’è meno tensione nell’aria, si sente quella delle vacanze e la convinzione di aver fatto un’ottima annata. Inoltre visto che c’è in giro il cofanetto degli EP e che questo è il quinto concerto in pochi mesi mi aspetto una scaletta con parecchie chicche per i fan più preparati. Faccio ipotesi di apertura mentre Alberto aziona il vocoder e saluta con un semplice “Ciao” da cui però traspare un buonumore atipico per i loro concerti, le mie ipotesi vengono smentite da ‘Fluido’ pescato dal ‘Canos EP’ che con i suoi ripetuti “Gesù” mi fa pensare a quanto odio tutte le lucette lì fuori che sembrano rimbecillire la massa in questo periodo. Mentre tutti vengono animati da ’40 secondi niente’, l’odio arriva anche sul palco, precisamente nella pedaliera di Roberta Sammarelli che dà problemi a ‘Sorriso in spiaggia’ costretta a fermarsi dopo 16 battute. Ok, affronto subito la questione: in tutta la sera Alberto ferma 4 canzoni già partite, 2 volte problemi tecnici, 2 volte errori, l’ultimo dei quattro break su ‘Loniterp’ mentre già tutti saltavano, interrotta perché l’intro è stata fatta 2 toni sotto, fa arrabbiare parecchie persone, però i Verdena l’han sempre fatto appena hanno un sentore di qualche problema… interrompere il brano, e quelli con cui mi confronto a fine concerto sostenendo che “sei a un concerto mica in sala prove” non mi convincono. Io personalmente preferisco così a gente che tira avanti lo stesso e poi le canzoni si sentono come al concerto della reunion dei System of a Down. E gli illustri colleghi che mi mandano sms definendoli “dilettanti allo sparaglio” spero non si riferiscano a codesta questione.

Torniamo al concerto, scorrono i pezzi di ‘WOW’ inframezzati da alcune canzoni riprese da ‘Requiem’ e dai meno conosciuti brani ripescati negli EP. Mi sposto dalle prime file centrali, dove si sente davvero molto bene, e vado in giro per capire eventuali differenze di suono, dietro si sente meglio al centro che ai lati, ma restiamo comunque su livelli più che accettabili. Riguadagno le prime file mentre i Verdena eseguono un trittico acustico per far rifiatare il pubblico (‘Letto di mosche’, ‘Trovami un modo semplice per uscirne’ e ‘Razzi Arpie inferno e fiamme’). Poi Alberto dedica ‘Scegli me’ a Bugo dicendo “è un grande, cazzo” dal lato del palco deve aver gradito. Nel finale si intensificano le parole inventate che tra suono onomatopeico e verso d’animale trovano spesso spazio nelle composizioni dei maggiore dei fratelli Ferrari. E io mi soffermo sulla performance di Luca, l’altro Ferrari, sempre ipnotico drummer dalla gigante cassa doppiomicrofonata. E noto una cosa che non avevo mai visto prima, ci sono dei punti in cui Luca gira le bacchette e suona con l’altra parte, quella senza punta, e in effetti viene fuori un suono più grosso, o almeno così mi convinco. Come al solito un ripescaggio da i-tempi-in-cui-eravamo-ragazzini: ‘Dentro Sharon’ e la sua “… confusione” per finire con la succitata ‘Frittata Loniterp’.

Un’ora e quaranta minuti di show e per la prima volta ho forte il sentore che si siano divertiti, sorridenti e ballicchianti come mai l’avevo visti prima. Per il consueto quarto d’ora di bis, arriva la scucchia di Fabio Capello nel pomeriggio in cui è stato eliminato, insieme a tutta l’Inghilterra, dal mondiale Sud Africano, ‘A Capello’ è una strordinaria presa in giro musicale, elegante e ineffabile, ma mi ricorda che la Roma vince 3 a 1 a Napoli e regala a chi la segue delle feste più serene. Nella mia scala di valori un bel concerto batte sempre una bella partita, però mentre la mia mente sopperisce al mancato assolo di kazoo della canzone ogni parte dell’incastro calcistico-musical-personale di questa serata va al suo posto. Alberto accenna ‘My name is Jonas’ degli Weezer prima che i sismografi registrino ‘Elefante’ e tutta la sua verità che precipita, poi: “Questo è l’ultimo pezzo”. “Nooooo”. “Ma è un pezzo lungo”: ‘Sotto prescrizione del dott. Huxley’ torno a casa e lo trovo postata da tre amici, significa che la chiusura ha funzionato, giusto? L’anno prossimo niente concerti dei Verdena, vivranno nell’aria, quell’aria vibrata dai diffusori che continueranno a suonare le loro cose, sono contento di lasciarli così contenti e sorridenti, che magari riescano anche a non rovinarsi la serata se qualcosa va storto. Segno di maturità, segno di consapevolezza, segno di serenità. Tornate presto ragazzi. Anzi no. Tornate quando sarete di nuovo pronti per tutto questo.

Giovanni Cerro

Set List Verdena
Fluido
40 secondi di niente
Sorriso in spiaggia (part 1)
Sorriso in spiaggia (part 2)
Rossella roll over
Miglioramento
Il Tramonto degli stupidi
Non prendere l’acme, Eugenio
Badea blues
Nuova luce
Lui Gareggia
Canos
Mu
Don callisto
Letto di mosche
Trovami un modo semplice per uscirne
Razzi arpia inferno e fiamme
Scegli me
E solo lunedi
Il nulla di O.
Miami Safari
Dentro Sharon
Loniterp
Encore
A Capello
Elefante
Sotto prescrizione del dottor Huxley

2 COMMENTS

  1. Io direi che oltre i vari intoppi tecnici o errori, non si capiva niente, sarà colpa dell’acustica dell’atlantico…non saprei visto che Bugo al contrario si sentiva benissimo….ma comunque morale della favola io da profano dei Verdena non sono riuscito a capire se mi piacciono o pure no….

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