Vatican Shadow @ Teatro dell'Orologio [Roma, 27/Aprile/2014]

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A poco più di una settimana dal concerto di Forest Swords al Circolo degli Artisti e superate le festività pasquali, LSWHR organizza un altro evento di spicco della stagione live romana. A meno di un anno di distanza dall’esibizione al Teatro Lo Spazio, torna in Capitale Dominick Fernow, anche stavolta nelle vesti di Vatican Shadow (nome più calzante non poteva esserci, vista la canonizzazione dei Papi tenutasi in mattinata). L’americano è uno degli artisti più iperattivi in circolazione: saltuario collaboratore dei Cold Cave in studio e dal vivo, punto di riferimento della scena noise con il monicker Prurient, recentemente all’opera sotto l’alias di Rainforest Spiritual Enslavement. Vatican Shadow rappresenta l’anima techno post-industriale di Fernow, l’essenza più violenta della sua arte dark-ambient. Per l’occasione ad ospitarne l’esibizione un altro teatro, stavolta in pieno centro storico: l’accogliente Teatro dell’Orologio, nella serata conclusiva della rassegna EDEN connect the dots, dedicata alla danza d’autore contemporanea. L’evento, peraltro, è una ghiotta preview di NOWHERE, il festival che LSWHR organizzerà il prossimo 15 maggio al Circolo degli Artisti con Shackleton, Morphosis, Lee Gamble, Bill Kouligas e Rawmance. Quanta carne al fuoco.

Roma è provata dalla bolgia cattolica del mattino e dalla pioggia insistente della sera. Il centro ci appare semideserto e camminare per le strade che dal Lungotevere ci portano al Teatro dell’Orologio è un’esperienza romantica che ci aiuta a ricordare perché la nostra Capitale sia Caput Mundi, nonostante tutto. Sebbene le condizioni metereologiche abbiano scoraggiato qualcuno di troppo, la cornice di pubblico del Teatro è numericamente confortante. Al nostro ingresso in sala siamo accolti dalle note techno e ambient del dj-set di Luciano Lamanna, una vera e propria garanzia. Per più di un’ora le nostre orecchie sono obnubilate dall’ipnotico incedere dei suoi vinili. Atmosfere oscure e tetre regnano sovrane tra le scelte di Lamanna, personaggio devoto alla musica e attivo da quindici anni come bassista, produttore, remixer in innumerevoli progetti (Der Noir, Ivs Primae Noctis, Riti Occulti, Lunar Lodge) che spaziano dall’elettronica al metal, sempre all’insegna di un feeling dark. Non a caso in più passaggi del set ci è capitato di immaginare l’aggiunta di chitarre a zanzara sui pezzi: il gusto (black) metal spogliato dei suoi stilemi tradizionali e presentato in veste elettronica con invariato approccio. Applausi sinceri e convinti salutano Luciano Lamanna alla fine del dj-set.

Intorno alle 23 tocca a Dominick Fernow prendere le redini del gioco e dare il via alla sua Blitzkrieg, fornito di laptop, mangianastri, drum machine e ulteriore armamentario elettronico. Sullo sfondo verranno costantemente proiettati per l’intera durata del set visuals che alternano passi biblici in lingua inglese (riconosciamo passaggi dell’Ecclesiaste, del Libro dei Giudici e del Siracide) a diagrammi, grafici, quotazioni di borsa e, soprattutto, svariate piantine di aeroplani. Una conferma ulteriore del concept del progetto – legato alla Guerra in Iraq – e di quanto il mondo post-11 settembre abbia influito sull’immaginario dell’americano. Basterebbe d’altronde dare un’occhiata ai titoli dei suoi innumerevoli brani (Fernow produce musica in quantità industriale, senza soste): ‘Tonight Saddam Walks Amidst Ruins’, ‘Contractor Corpses Hung Over The Euphrates River’, ‘Lebanon 2’, ‘Al Qaeda’ ‘Bin Laden’s Corpse’. Fondamentalismo religioso, guerra, morte sono gli elementi del mondo descritto da Vatican Shadow a suon di pattern ritmici ripetitivi, ossessivi, alienanti. Così il Teatro dell’Orologio si trasforma in un bunker tetro dove la claustrofobia comanda. Le pareti nere non concedono vie di fuga. Il raid aereo è continuo, i missili che ci colpiscono sono beat industriali deflagranti. Il corpulento Dominick si muove nevroticamente e senza sosta, aizza il pubblico con una torcia, ne vuole sentire le urla. Il sudore gronda dal suo viso mentre, una dietro l’altra, spara tutte le pallottole della sua cartucciera infinita. ‘Enter Paradise’: il paradiso di Vatican Shadow però è solo vana propaganda per un esercito di automi. L’Apocalisse con le sette chiese, il libro dei sette sigilli, Babilonia la Grande e i quattro cavalieri che cala in un mondo post-nucleare e asfittico. Intorno a mezzanotte Fernow interrompe il set urlando in italiano “finito!” ma è solo una brevissima pausa prima di un rush finale di mezz’ora in cui, se possibile, techno e industrial martellano con maggior veemenza. Si va via sfiniti e sconvolti dall’estro di un artista capace di ricreare un intero universo bellico in pochi metri di sala. Come ritrovarsi nel ‘Giudizio Universale’ di Hyeronimus Bosch in una versione 3D post-industriale, post-moderna, post-tutto. Idolopeo.

Livio Ghilardi